Si avvicina il compleanno della Legge Quadro n. 394/91. Il 14 novembre Legambiente ha organizzato a Roma, al parco dell’Appia antica, un importante momento di riflessione. Altri si avvicinano: sono previsti un seminario di Federparchi il 24 novembre, uno di Associazione394 il 15 dicembre e uno di Aidap a gennaio 2012. Ma sicuramente molti altri appuntamenti si aggiungeranno a questi primi. L’evento, del resto, non può passare sotto silenzio. Venti anni di una ottima legge, approvata in un mondo che non esiste più… Basti pensare che il Parlamento approvo la legge all’unanimità, con un solo voto di astensione! Oggi si va avanti a colpi di decreti legge e di fiducia.
Parlare di questo anniversario che si avvicina è un po’ triste però. Mi viene in mente uno scenario western. Di quelli alla Tex Willer, con il vento che soffia portando sabbia e cespugli rotolanti nella città abbandonata. Scricchiolano le imposte del saloon, ombre che potrebbero celare misteri o pericoli in ogni dove, silenzi imperscrutabili e cigolii innaturali: una vera e propria ghost town.
Ecco i parchi oggi mi sembrano proprio una città fantasma. Dove il fantasma è la politica. Quella con la P maiuscola. Quella che si occupa del bene comune, del futuro auspicabile, del risolvere i guai che potrebbero arrivare. ma di questa politica sembra essersi persa quasi ogni traccia. I Parchi, contrariamente alle riserve naturali, devono preservare la natura ed il paesaggio insieme alla nostra specie. Sono luoghi in cui il turismo sostenibile (questa è una parola che da sola meriterebbe una riflessione autentica), le attività tradizionali o quelle comunque compatibili con la conservazione della natura, sono mantenute, curate, recuperate. Ora capite che questo significa tanta relazione sociale, tanto lavoro con gli uomini ed il loro rappresentanti. E qui torniamo daccapo alla politica. Se gli uomini che la politica manda nei parchi sono gente qualunque abbiamo perso in partenza. I parchi sono luoghi speciali (lo dice la stessa etimologia della parola), sono luoghi in cui dobbiamo/dovremmo sperimentare un nuovo rapporto Uomo-Natura per poter sperare che il nostro terribile impatto sul pianeta e sulle specie, cessi, o almeno muti al più presto.
E qui la qualità della gente deve essere altissima. Non possiamo pensare che a scopi speciali non corrisponda impegno e passione, cultura ed esperienze proporzionate. E questo riguarda sia gli amministratori, sia i direttori, sia il personale, sia i collaboratori. Se si perde di vista l’obiettivo strategico di un parco, se la Politica non capisce veramente a cosa servono… allora ci troviamo sull’orlo del baratro, ci troviamo in un’autentica ghost town dove all’improvviso appare qualche sopravvissuto, qualcuno che non è fuggito e prova a tenere assieme i cocci di una cultura umana ormai scomparsa da quel luogo del suo impegno, della sua passione.
Speriamo che i dibattiti ed i seminari che sono in programma, speriamo che nel dibattito delle Commissioni parlamentari che stanno affrontando l’argomento dell’aggiornamento della legge quadro 394 del 6 dicembre 1991, questa sensibilità e questa attenzione possano essere presenti ed informare tutta la riflessione. Per evitare che una ottima legge, che ha dato grandi risultati, si trasformi in una pessima legge modificata in fretta e furia senza il necessario coinvolgimento di tutti coloro che in questi venti anni ne hanno gestito l’applicazione ed il successo…
Nino Martino
autore di Parchi di una sola Terra