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Il grasso in eccesso non è sempre un male

Scritto da Camilla Di Barbora il 07.09.2012

Due studi pubblicati il 5 settembre 2012 sulla rivista della Società europea di cardiologia, European Heart Journal, suggeriscono (1) che non sempre il tessuto adiposo in eccesso si associa a una funzione metabolica anormale e che fino a un certo grado l’obesità può avere un ruolo protettivo per la salute in pazienti affetti da malattie croniche.

Secondo i risultati di una grande indagine (2) – condotta su oltre 43 mila individui dal 1979 al 2003 dal Centro Cooper per le ricerche aerobiche (ACLS) dell’Università della South Carolina (Columbia, USA), sotto la direzione del professor Steven Blair – esiste un sottoinsieme di persone obese con un metabolismo perfettamente funzionante (che non soffrono cioè di condizioni come l’insulinoresistenza, il diabete, il colesterolo alto o la pressione sanguigna elevata) che non evidenzia alcun aumento di rischio di sviluppare o morire per malattie cardiovascolari o tumori rispetto agli individui con peso normale.

L’indagine longitudinale ha effettuato sui partecipanti la raccolta di informazioni sulla storia medica e sugli stili di vita, un esame fisico (compreso il test del tapis roulant per valutare l’idoneità cardiorespiratoria), misurazioni di altezza, peso, circonferenza della vita, percentuale di grasso corporeo, pressione arteriosa, colesterolo e livelli di glucosio a digiuno. Il dottor Francisco Ortega, primo autore dello studio, e colleghi hanno scoperto che le persone obese con un metabolismo sano hanno un migliore livello di idoneità cardiorespiratoria e una prognosi simile a quella delle persone normopeso con un metabolismo altrettanto funzionante e migliore rispetto agli altri individui in eccesso di peso con un profilo metabolico anormale.

In particolare, è emerso che il 46% dei partecipanti all’indagine era sì obeso, ma metabolicamente sano. E dopo aggiustamenti per vari fattori di confondimento, le persone metabolicamente sane e obese sono risultate avere un rischio di decesso per tutte le cause inferiore del 38% rispetto a quelli obesi, ma metabolicamente non sani, mentre nessuna differenza significativa si osservava tra i metabolicamente sani obesi o normopeso. Il rischio di sviluppare o di morire per malattie cardiovascolari o cancro era ridotto del 30-50% per le persone metabolicamente sane e obese e non sono state osservate differenze significative tra queste e i soggetti metabolicamente sani normopeso.

“È noto che l’obesità è legata a un gran numero di malattie croniche, problemi cardiovascolari e cancro. Tuttavia, alcune persone obese sembrano essere protette dalle complicazioni metaboliche legate all’obesità”, ha riferito Ortega. “Sulla base dei dati raccolti nel corso degli anni, riteniamo che fare maggiore esercizio fisico in generale influenzi positivamente l’organismo, contribuendo a rendere l’individuo più sano dal punto di vista metabolico, e ciò vale anche per le persone obese. I risultati dello studio suggeriscono, pertanto, che il medico debba tenere in considerazione il fatto che non tutte le persone obese hanno la stessa prognosi, né sono esposte al medesimo rischio di malattia cardiovascolare o cancro”. Gli interventi medici più urgenti, secondo gli autori, andrebbero rivolti alle persone obese che, dopo attenta valutazione e misurazione, risultino avere un metabolismo mal funzionante.

Un secondo studio (3) ha analizzato i dati di oltre 64 mila pazienti del Registro SCAAR (Swedish Coronary Angiography and Angioplasty registry) che avevano sviluppato sindromi coronariche acute (ACS) come l’angina instabile e l’infarto del miocardio e che sono stati sottoposti ad angiografia coronarica tra maggio 2005 e dicembre 2008. I ricercatori hanno scoperto che la relazione tra indice di massa corporea (BMI) e mortalità aveva forma a U. I pazienti con il più basso rischio di morte erano quelli in sovrappeso e obesi (con BMI da 26,5 a circa 35 kg/m2), il rischio più alto è stato, invece, riscontrato tra i pazienti sottopeso e tra i grandi obesi, cioè quelli con un BMI superiore a 40 kg/m2. Lo studio ha fornito, quindi, ulteriori prove del cosiddetto “paradosso dell’obesità”, il fenomeno secondo cui un paziente che ha sviluppato una malattia del cuore, è esposto a un ridotto rischio di morte se in sovrappeso o obeso e a un maggior rischio se normopeso e sottopeso.
”D i fatto, non esiste un singolo studio che suggerisca che la perdita di peso in pazienti con malattie croniche faccia vivere più a lungo. In realtà alcune evidenze suggeriscono che per essi dimagrire potrebbe avere un effetto negativo. Crediamo che allo stato attuale delle nostre conoscenze, il paradosso dell’obesità richieda molta più attenzione e meriti di essere preso in considerazione nelle linee guida”, affermano gli autori dello studio.

Fonti:
(1) Stephan von Haehling, Oliver Hartmann e Stefan Anker, “Does obesity make it better or worse: insights into cardiovascular illnesses”. European Heart Journal, 5 settembre 2012
(2) Francisco B. Ortega er alii, “The intriguing metabolically healthy but obese phenotype: cardiovascular prognosis and role of fitness”. European Heart Journal, 5 settembre 2012
(3) Oskar Angerås et alii, “Evidence for obesity paradox in patients with acute coronary syndromes: A report from the Swedish Coronary Angiography and Angioplasty Registry”. European Heart Journal, 5 settembre 2012

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