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Cancun, approvato pacchetto debole ma condiviso. Bolivia molto dura

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 11.12.2010
Cancun, accordo debole ma condiviso

Cancun, accordo debole ma condiviso

E’ stato infine approvato dopo estenuanti negoziati un testo che contiene molti elementi “di ispirazione” per l’anno prossimo in Sudafrica e per il prossimo futuro, e che chiude ufficialmente la Cop16, la la 16esima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul clima.

In un’atmosfera di aspettativa generale passa un testo molto diplomatico, grazie al ruolo di facilitazione avuto dalla presidenza messicana che permette di far ripartire un percorso multilaterale messo in crisi dalle forzature di Copenhagen. La Conferenza delle Parti ora guarda a Durban, in Sudafrica, con un consenso quasi unanime, mentre la Bolivia ha ritirato il sostegno all’approvazione ai due documenti e definisce l’approvazione un attentato. Il Pacchetto prevede due documenti, uno sulle Azioni di lungo termine (LCA) e l’altro sul Protocollo di Kyoto (KP) che, tuttavia, non contengono limiti numerici, obbiettivi precisi ma solo raccomandazioni. I paesi che hanno voluto evitare di fissare nei vincoli sono stati gli Stati Uniti, il Giappone che aveva guidato il gruppo di paesi contro il protocollo di Kyoto bis e le potenze emergenti Cina e India.

La Bolivia, contraria all’accordo, giudica i testi approvati a Cancun ”una vittoria falsa e vuota, imposta senza consenso, il cui costo verrà misurato in vite umane. La storia giudicherà duramente”. E ancora: ”…un testo simile minaccia di aumentare il numero delle persone che moriranno, dalle oltre 300mila persone l’anno a un milione, e questo è qualcosa che non potremo mai accettare”.

Tutti i documenti frutto del lungo negoziato sono disponibili in inglese qui.

PACCHETTO BILANCIATO FINALE

Un pacchetto ampio e poco definito per lasciare la possibilità ai Paesi sviluppati di continuare a negoziare i dettagli nei prossimi 12 mesi che ci separano dalla Cop17 a Durban, in Sudafrica. E’ questo il risultato delle due settimane di negoziati in bilico alla Conferenza delle Parti sui Cambiamenti climatici che si è chiusa questa mattina (ora italiana) a Cancun. Un risultato debole, ma che è comunque meglio del flop dell’anno scorso a Copenhagen, quando l’accordo finale fu sottoscritto solamente da alcuni Paesi.

Protocollo di Kyoto. Le Parti che hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto nel suo primo periodo di validità hanno concordato di continuare i negoziati perché non ci sia un’interruzione tra la scadenza del primo Kyoto e un suo rinnovo.

Riduzione delle emissioni a livello Onu. I target di riduzione delle emissioni fissati dal vecchio Protocollo di Kyoto per i Paesi industrializzati rimangono all’interno della cornice delle Nazioni Unite. Essi sono impegnati a elaborare piani di sviluppo a basso impatto di anidride carbonica e di scrivere come raggiungerli, inclusi i meccanismi di mercato delle emissioni, e di compilare annualmente inventari in cui elencarli. Novita’ vuole che anche le azioni volontarie dei Paesi in via di sviluppo per ridurre le emissioni entrano ufficialmente nella cornice UNFCCC. Si crea un registro per elencare le azioni da essi messe in campo e per incrociarle con i finanziamenti e il supporto tecnologico messo a disposizione dei Paesi industrializzati. I Paesi in via di sviluppo, ogni due anni, dovranno rendere pubblici dei rapporti sugli eventuali avanzamenti raggiunti.

Paesi vulnerabili. Le Parti hanno lanciato un pacchetto con fondi, tecnologie e uno specifico coordinamento per garantire un’azione prioritaria, nell’ambito degli stanziamenti gia’ previsti, per sostenere i Paesi piu’ esposti agli impatti dei cambaimenti climatici, come le piccole isole e le aree di alta montagna.

Fondi, confermato accordo Copenhagen. I soldi sono gli stessi di Copenhagen: 30 miliardi di dollari totali in arrivo dai Paesi industrializzati entro il 2012 per gli interventi di breve termine (fast start) e la previsione di mobilizzare altro 100 miliardi (non necessariamente nuovi ed addizionali) nelle azioni di lungo termine a partire dal 2020.

Allo studio Fondo “Green climate fund”. Introdotta l’idea di istruire un percorso per disegnare un Green Climate Fund nella cornice della Conferenza delle Parti, governato da un board da condividere in pari rappresentanza tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo. Ora si tratterà di identificare fonti di finanziamento innovative.

Piattaforma per l’adattamento dell’accordo. Al via il Cancun Adaptation Framework per inquadrare in una cornice istituzionale più stringente la pianificazione e l’implementazione dei progetti di adattamento nei Paesi in via di sviluppo con un supporto tecnico e finanziario maggiore, incluso un progetto per continuare a lavorare sul capitolo dei danni e delle perdite.

Parte il REDD. Nell’ambito dei fondi e del traferimento tecnologico previsti, al via un’azione più efficace per tagliare le emissioni causate dalla deforestazione e la degradazione delle aree forestali.

Nuovo meccanismo sul trasferimento tecnologico. Le Parti hanno convenuto di creare insieme un nuovo meccanismo sul trasferimento tecnologico coordinato da un Technology Executive Committee, che si avvarrà di un Climate Technology Centre and Network per accrescere e migliorare la cooperazione tecnologica tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo per sostenere le azioni sull’adattamento e la mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici.

LE REAZIONI DEL WWF

In risposta a questi eventi, Mariagrazia Midulla responsabile clima WWF Italia, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Dopo Copenhagen i governi sono venuti a Cancun con le ossa rotte ed esposti alla pressione pubblica per l’avvio di iniziative sui cambiamenti climatici. Si sperava che Cancun avrebbe potuto stabilire una piattaforma per garantire
dei progressi e ora i paesi stanno lasciando la conferenza con un rinnovato senso di buona volontà e obiettivi più concreti.”

“Dovremo assistere alla creazione di una leadership più forte da parte dell’Unione Europea (UE) e di altri paesi come India e Cina riguardo alla forma legale di un eventuale risultato che dovesse essere raggiunto.

“Gli Stati Uniti se la sono cavata relativamente bene a Cancun, dove non sono riusciti a concordare un robusto sistema di rendicontazione e verifica delle loro iniziative. Per costruire la fiducia nell’anno che ci attende, gli Stati Uniti dovrebbero avviare un procedimento chiaro finalizzato a riunire le loro iniziative nazionali per la riduzione delle emissioni nell’ambito di un piano di azione trasparente che li indirizzi verso un’economia basata sulle energie pulite.

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