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Francia: la contro-perizia di Greenpeace per il nucleare

Scritto da Valeria Gatti il 05.07.2012
Greenpeace, attivista vola dentro centrale nuclearare francese. Crediti Foto: © Lagazeta / Greenpeace

Greenpeace, attivista vola dentro centrale nuclearare francese. Crediti Foto: © Lagazeta / Greenpeace

La Francia si interroga sulla sicurezza delle proprie centrali nucleari. Un recente report di Greenpeace e uno studio condotto dalla rete antinucleare “Sortir du nucléaire” (Uscire dal nucleare), basato su documenti ufficiali di EDF, (Elettricità di Francia) e di IRSN, (Istituto di radioprotezione e di sicurezza nucleare), rivelano delle anomalie negli impianti. I controlli si intensificano e l’ANS, l’Autorità nazionale sulla sicurezza nucleare, vuole vederci chiaro, al fine di non limitare gli interventi e gli studi al solo scenario post-Fukushima.

Dall’incidente di Fukushima la Commissione europea ha deciso di mettere sotto esame la sicurezza delle centrali europee. Diverse tappe si sono susseguite con questo scopo, inclusa quella di chiedere una valutazione diretta della sicurezza alle singole imprese coinvolte. In seguito, le rispettive Autorità nazionali sulla sicurezza nucleare, hanno esaminato i report, che sono poi passati al setaccio delle autorità internazionali. L’analisi e le ispezioni sono state fatte sulla base di tre fattori principali: i rischi naturali, lo stato dei sistemi di sicurezza, la gestione degli incidenti gravi.

Ma Greenpeace ha voluto fare di più. Il 14 giugno scorso ha pubblicato a sua volta una contro-perizia. Ha commissionato una valutazione finale precisa, attenta e studiata minuziosamente, a due esperti indipendenti del settore, Antonia Wenish e Oda Becker. Gli esperti hanno esaminato i casi di centrali nucleari sparse in tutta l’Europa, dalla Francia, alla Germania, Spagna, Svezia, Gran Bretagna, Slovacchia, Slovenia, Svizzera e Belgio, scoprendo elementi inquietanti.  Il riassunto del loro report “Critical Review of the EU Stress Test performed on Nuclear Power Plants; Study commissioned by Greenpeace; Antonia Wenisch, Oda Becker; Wien, Hannover May 2012 può essere consultato in inglese.

Secondo il report di Greenpeace, i controlli e le valutazioni sarebbero infatti risultate lacunose riguardo alcuni punti importanti. Benché si sia seguito un procedimento di per sé completo, l’esame ordinato dall’Unione europea si è fondato su basi incomplete. La verifica eseguita dal governo francese è stata data in mano alle imprese stesse (CEA, Areva, EDF) e successivamente analizzata dall’Autorità di sicurezza nucleare. Il punto è che queste verifiche sono state fatte considerando solo catastrofi naturali, come sismi e inondazioni, e non sono stati presi in considerazione invece avvenimenti non-naturali, come per esempio la caduta di un aereo, o il rischio di attentati terroristici oppure ancora virus informatici. Greenpeace, per attualizzare la questione, ha realizzato anche una nuova pagina del nucleare, la Mappa nucleare di Francia, “Carte de France du nucléaire” con lo scopo di far conoscere a tutti dove si trovano le centrali nucleari francesi e quali sono le movimentazioni che avvengono nei dintorni delle stesse.

Greenpeace tira le fila e impone lo stop. Secondo l’associazione i test di resistenza a cui sono state sottoposte le centrali nucleari europee non sarebbero affidabili. Sembrerebbero costituire, al momento, solo un tentativo per restaurare la fiducia nel nucleare. Di fronte alle conclusioni del report di Greenpeace, si dovrebbe imporre la chiusura immediata dell’impianto di Fessenheim. Fessenheim (come anche la centrale di Gravelines) sarebbe particolarmente sensibile alle aggressioni esterne, poiché non vi è che una semplice cinta di contenimento esterna, con un rivestimento metallico di solo 6 millimetri di spessore. Anche a Gravelines si sono riscontrate delle anomalie, principalmente connesse all’età della centrale. Si sono scoperte infatti delle micro fessure sulla cisterna del reattore numero 1. Qui l’uso di condotti del combustibile in zirconio gioca un ruolo non indifferente nel rigetto di idrogeno e il rischio di esplosione in situazioni di liberazione dei combustibili (gli assemblaggi dei combustibili non sono più sommersi in acqua, ma avvengono nell’aria) è notevole. Greenpeace si augura che l’Autorità nazionale sulla sicurezza nucleare posso lavorare ancora e più approfonditamente sui livelli di rischio e di pericolosità, così da identificare e intervenire su eventuali altre centrali non sicure.

La Francia aumenta con il tempo i controlli e, così facendo, trova nuove anomalie. A seguito di ulteriori controlli che lo stato francese ha portato avanti negli ultimi mesi, si sono evidenziate nuove anomalie. La notizia è riportata questa volta dalla rete “Sortir du nucléaire”, (Uscire dal nucleare), che ha ricevuto dei documenti da EDF e dall’IRSN, l’Istituto di radioprotezione e di sicurezza nucleare. Questi documenti evidenziano anomalie generiche su otto reattori di Paluel, Flamanville et Saint-Alban. Tecnicamente, dispositivi troppo piccoli, sottodimensionati, insieme con la vulnerabilità al sisma di certe canalizzazioni delle piscine di raffreddamento del combustibile, potrebbero portare, in circa un’ora, alla fuoriuscita dei combustibili usati. Questi, non raffreddati, potrebbero allora entrare in fusione, provocando importanti emanazioni di radioattività, tali da impedire ogni tipo di intervento sul sito. Questo tipo di anomalia riguarda una parte del circuito di canalizzazione chiamato valvola sifone. La valvola sifone è un orificio di 20 millimetri di diametro presente sulle tubature, che serve per impedire lo svuotamento accidentale delle piscine di combustibile in caso di problemi nei circuiti di depurazione e di trattamento delle acque. Lo svuotamento accidentale di una piscina di combustibile costituirebbe un avvenimento grave: i combustibili usati, ancora estremamente caldi e radioattivi, devono essere raffreddati sul posto. Se non c’è più acqua per coprirli, allora i combustibili potrebbero entrare in fusione. Qui, inoltre, nelle piscine di questi otto reattori, una parte delle tubature del circuito di refrigerazione e di filtro delle acque non sarebbe in grado di resistere ai sismi. Di conseguenza, considerando le due anomalie, si potrebbero scatenare gravi problemi, considerando per esempio il fatto che la centrale nucleare di Saint-Alban si trova nella valle del Rodano, una zona a “sismicità moderata”.

Jean-Christophe Niel, il direttore generale dell’ASN, l’ Autorità nazionale sulla sicurezza nucleare, che ha organizzato il 28 giugno scorso una conferenza per tenere al corrente le persone in merito ai lavori che dovranno fare gli industriali del dopo Fukushima, ha voluto sottolineare che “Molti pensano che Fukushima sia dietro di noi, ma in realtà è davanti a noi”. Dunque è giusto fare lavori post Fukushima, ma cosa ne è delle anomalie pre-Fukushima? È evidente che, continuando così, lo stato francese dovrà investire molto in futuro in lavori di prevenzione, miliardi di euro e anni di tempo, investimenti che un po’ fanno a pugni con l’intenzione annunciata in passato da Hollande di ridurre notevolmente l’apporto di energia nucleare da qui al 2025.

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