Anche per la città di Taranto è finito il 2012. Per ogni inizio, si sa che i buoni propositi sono sempre tanti. Se per la cittadina pugliese l’anno appena trascorso sembra – almeno in parte – aver risvegliato gli animi dormienti, dall’altra il nuovo anno si carica ancor più di tensioni e aspettative per l’avvenire.

È stato un anno difficile per Taranto, una città messa di fronte alla scelta del binomio salute–lavoro. Un lembo di terra dalle immense risorse naturali che sono state sfruttate in malo modo dalla grande industria fino a provocare danni irreparabili. Ma cosa è accaduto in questi anni a Taranto? E soprattutto cosa accadrà? La risposta già sembra non interessare più a nessuno.
C’è però chi si rimbocca le maniche e decide di mettere la sua arte al servizio della città. Lui è il giovane regista Pierpaolo Zampini, tarantino laureato in Architettura ambientale al Politecnico di Milano che ha firmato la sperimentazione cinematografica ‘EVOLUTION – Over environMENTAL pollution’, presentata in anteprima nazionale lo scorso 30 dicembre presso il Cinema Ariston di Taranto.
‘Sperimentazione’ perché si tratta di settanta minuti privi di dialoghi dove la voce narrante è la musica in grado di enfatizzare ogni attimo della proiezione. La protagonista indiscussa è la città di Taranto, raccontata dunque per fotogrammi forti che si susseguono e si ripetono: immagini suggestive che non si dimenticano. La trama racconta dell’abbandono dei giovani tarantini della propria città per seguire altrove le proprie ambizioni. C’è chi parte e invece chi resta, in un luogo dove per sopravvivere c’è bisogno di una ‘maschera antigas che filtri l’aria malata’. Questa la metafora che utilizza il regista per descrivere quel bisogno impellente di cambiamento e di evoluzione. La maschera come oggetto che filtra. La maschera che si può togliere solo dinanzi al mare, lontano dai fumi. La maschera che salva la vita, in una città dove aleggia la morte, nelle vesti di una giovane fanciulla. In scena attori tarantini emigrati che muovono i primi passi dinanzi a una videocamera, ma che sanno perfettamente cosa stanno raccontando e quanto pesa il loro messaggio.
Il regista Zampini fa uso di una time line per raccontare una storia che parte dagli anni ottanta, arriva ai giorni nostri e va oltre in direzione futuro. “Solo riuscendo a immaginare una realtà diversa si potrà cambiare quella in cui si vive. Energia solare e fotovoltaica, ma non solo. Turismo, valorizzazione delle risorse ambientali e culturali, agricoltura, itticoltura, allevamento, patrimonio eno-gastronomico. Il futuro non è fatto solo di lavoro se il lavoro serve a migliorare le proprie condizioni di vita, con la tecnologia sarà possibile tra non molti anni, e per sempre più persone, soddisfare i propri fabbisogni senza la necessità di lavorare in cambio di denaro. Vivere in un energy plus building, dotarsi di auto ad aria compressa e di un piccolo appezzamento di terreno adibito alla permacoltura, rivendere l’energia e il lavoro potrà essere svolto fotovoltaicamente e volontariamente. Occorre esigere – conclude Zampini – il diritto alla qualità e quantità della vita, prima che il diritto al lavoro, e grazie alla tecnologia e all’abbondanza di risorse naturali del territorio tarantino ma di tutto il Sud Italia, si può fare”.