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Avversione alla perdita: il ruolo dell’amigdala nelle decisioni irrazionali

L'uomo avverte molto di più la perdita di una somma che il guadagno

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 04.09.2013

Secondo la “teoria del prospetto” dello psicologo cognitivo Daniel Kahneman il premio Nobel per l’economia nel 2002, noi avvertiamo molto di più la perdita di una somma che il guadagno, a parità di denaro perso o guadagnato. Ad esempio, per recuperare “psicologicamente” una perdita di 10 euro, ne dobbiamo guadagnare 25. La teoria viene chiamata di “avversione alle perdite”.

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Siccome i mercati finanziari si basano anche su questa base irrazionale, della quale siamo fatti, Schroders, il più grande gruppo al mondo di fondi di investimento e risparmio, ha finanziato una ricerca ad un team di neuroscienziati affinchè studiassero le basi cerebrali di questa teoria.

Matteo Motterlini, fondatore e direttore del Centro di ricerche Cresa di psico-economia al San Raffaele ha dichiarato a Corriere.it: “Il nostro cervello non traffica con guadagni-perdite allo stesso modo. Li tratta come fenomeni distinti. Non è ‘progettato’ per fare quello che vuole la teoria economica neoclassica, cioè soppesare razionalmente la combinazione di probabilità, in particolare di rischio, e rendimenti attesi. Il cervello non fa naturalmente tale tipo di operazione, ma tratta il rendimento come anticipazione di guadagno – il centro cerebrale responsabile è il nucleo accumbens -; e elabora il rischio con altre aree, tipicamente aree della corteccia frontale e l’incertezza con l’insula”.

Secondo i ricercatori la paura si avverte grazie all’amigdala. L’avversione alle perdite, insomma deriverebbe dalla dimensione dell’amigdala che si attiva in maggiore o minore misura nelle diverse persone, attivando più o meno l’avversione alla perdita.

L’esperimento è stato condotto su volontari che dovevano accettare o rifiutare delle lotterie mentre erano monitorati con la risonanza magnetica funzionale.

Dunque, secondo i ricercatori, siamo strutturati in modo che i mercati finanziari non possono essere razionali, semplicemente perchè non siamo in grado di essere completamente razionali.

Per il futuro gli scienziati si ripromettere di poter mappare l’avversione alla perdita delle singole persone in maniera oggettiva.

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