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Quando è apparso il primo uomo ‘moderno’ nella Penisola Iberica?

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 16.05.2010

Homo neanderthalensis - cranioUn progetto di ricerca all’Universitat Autònoma de Barcelona affronta l’enigma scientifico della scomparsa dei Neandertal e supporta l’ipotesi che non ci siano state sovrapposizioni con l’uomo moderno (Homo Sapiens)

SPAGNA – Ricerche effettuate da un gruppo di archeologi del Centro per gli Studi sul Patrimonio Archeologico Preistorico presso l’Universitat Autònoma de Barcelona (CEPAP_UAB) ha contribuito a rinfocolare il dibattito sull’apparizione dell’uomo “moderno” nella Penisola Iberica e sulle sue possibili responsabilità per la scomparsa dei Neandertal. I reperti ottenuti nel sito di Cova Gran, sottoposti alla datazione con Carbonio 14, si ritengono risalenti ad un periodo tra i 34.000 e i 32.000 anni fa, in cui questa sostituzione biologica nel Mediterraneo occidentale può essere collocata,  anche se lo studio mette in dubbio anche l’uso del Carbonio 14 per datare materiali del periodo di transizione dal Medio all’Alto Paleolitico ( tra i 40.000 e i 30.000 anni fa ). I risultati supportano, inoltre, l’ipotesi che non ci siano state interazioni tra le due specie. Lo studio è stato pubblicato dal Journal of Human Evolution.

Cova Gran è un enorme rifugio scoperto nel 2002 nell’area di Les Avellanes-Santa Linya -La Noguera- ed è uno dei siti Archeologici europei che stanno permettendo di studiare quello che nella Paleoantropologia è chiamato il periodo di “transizione”, e che corrisponde alle fasi critiche che delineano l’evoluzione delle specie umane nel periodo in cui in Europa c’erano l’Uomo di Neandertal (Homo neanderthalensis) e il nostro progenitore, l’Homo Sapiens.

Le ricerche sono avvenute in un sito di 60 metri quadri, un’area molto grande che ha permesso di ricostruire il modo in cui le persone che abitavano il rifugio vivavano. Questo sistema di lavoro è raro in archeologia; infatti, di solito gli scavi avvengono in un’area ristretta del sito, con piccolissimi movimenti di terreno. I ricercatori, in questo modo, sono stati in grado di recuperare materiale archeologico dal Medio Paleolitico, attribuibili all’Uomo di Neandertal, e dall’Alto Paleolitico, che corrisponde all’Homo Sapiens, separati da uno strato sterile di sedimenti  che permettono di stabilire la loro differenziazione.

Le eccezionali condizioni di conservazione di questi resti archeologici, che sono rimasti immuni dai cambiamenti biologici e geologici, hanno permesso che i materiali usati da ognuna delle due specie si siano conservati senza bisogno di eccessivi movimenti di terreno, contrariamente a quanto avvenuto in altri siti archeologici. Analisi dettagliate degli strumenti recuperati dal sito hanno permesso di osservare le principali differenze nella realizzazione dei manufatti e, grazie a questa analisi, di risalire a quale delle due specie ha lasciato tali resti.

La differenziazione delle tecniche costruttive  è stata trovata anche altrove in Europa occidentale, e rinforza l’ipotesi che le due specie non abbiano vissuto insieme e nemmeno, di conseguenza, abbiano interagito, anche se entrambe abitarono nella stessa area geografica nel periodo compreso tra 30.000 e 40.000 anni fa, che è proprio il periodo considerato di “transizione” tra il Medio e l’Alto Paleolitico.

Cova Gran è stato occupato successivamente dai Neandertal e dagli umani “moderni” in piccoli gruppi di 15-20 persone con simili stili di vita: caccia, raccolta, costruzione di strumenti per le loro attività quotidiane e il trattamento del cibo nel quale il fuoco giocava un ruolo essenziale. A dispetto di queste attività comuni, tuttavia, ogni specie usava tecniche molto diverse e materiali di base differenti.

Tra i resti attribuibili all’Homo Sapiens ci sono molte conchiglie perforate, generalmente considerate un indicatore della distribuzione delle specie attraverso l’Africa, il Medio Oriente e l’Europa occidentale. Esse denotano anche l’esistenza di un linguaggio simbolico e di capacità cognitive di cui non v’è traccia nel Medio Paleolitico. Questi oggetti indicano altresì che l’Homo Sapiens ha viaggiato ampiamente lungo le coste del mediterraneo fino a spingersi alla base dei Pirenei, una distanza di 150 Km, sebbene i ricercatori non escludano l’esitenza di reti sociali che avrebbero connesso gruppi separati da grandi distanze e attraverso le quali questi oggetti avrebbero potuto circolare. Se questo fosse vero, gli ornamenti potrebbero essere un elemento simbolico chiave in una struttura sociale arcaica e una traccia importante per farci capire meglio la loro identità.

Il lavoro offre anche nuovi dati riguardo al periodo in cui i primi  rappresentanti dei cosiddetti “umani moderni” apparvero nella Penisola Iberica e all’estinzione dei Neandertal, un problema che ha generato un acceso dibattito all’interno della Paleoantropologia. I reperti datati al Carbonio 14 nel sito di Cova Gran si riferiscono ad un periodo tra i 34.000 e i 32.000 anni fa, in cui questo rimpiazzamento biologico nel Mediterraneo occidentale può essere collocato nel tempo.

Tuttavia, lo studio discute anche della validità del C14, il metodo abitualmente usato per datare reperti archeologici di quel periodo. Anche se il C14 è uno strumento essenziale per datare i siti archeologici, una conclusione che emerge dallo studio è che il periodo tra 40 e 30 mila anni fa non può essere considerato come un periodo “storico”. Questa osservazione ha riaperto la controversia che è esistita per un po’  nell’archeologia sulla assoluta attendibilità del C14.  I ricercatori obbiettano che molti dei dati normalmente ottenuti da questo metodo sono stati contaminati o sono trattati da laboratori che usano metodi che non contemplano questo tipo di problema. Attualmente ci sono progressi anche in questo campo che, si spera, potranno eliminare l’incertezza.

Ma il lavoro nel sito di Cova Gran è tutt’altro che finito. La grotta, infatti, copre una superficie totale di 2.500 metri quadri e contiene un’eredità archeologica importantissima. In futuro, nuovi scavi potranno portare alla luce nuovi indizi su come gli umani moderni si stabilirono nella Penisola Iberica e sulla loro evoluzione negli ultimi 40.000 anni.

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