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Riserve di petrolio in Alaska drasticamente ridimensionate a un decimo delle precedenti

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 27.10.2010
NPRA, Riserva Nazionale di Petrolio dell'Alaska - fonte Wikipedia

NPRA, Riserva Nazionale di Petrolio dell'Alaska - fonte Wikipedia

E se ci dicessero che in banca abbiamo un decimo dei soldi che pensavamo di aver risparmiato? In un certo senso è quello che è successo stamattina agli americani, quando nuove analisi condotte dal dipartimento di Geologia del Governo degli Stati Uniti hanno rivelato che il sottosuolo dell’Alaska contiene circa 896 milioni di barili di petrolio e un miliardo e mezzo di di metri cubi di gas, tra riserve terrestri e sotto il fondo marino. Non male, se non fosse che la stima è un decimo di quella fatta nel 2002, quando il dipartimento geologico stimò 10,6 miliardi di barili di petrolio.

La nuova stima è dovuta all’incorporazione di nuovi dati da recenti esplorazioni che hanno rivelato che molti dei depositi che si pensavano contenere petrolio contengono gas naturale.

Recenti attività geologiche nella regione chiamata NPRA e la trivellazione di più di 30 pozzi esplorativi nell’area hanno fornito le informazioni che servivano per capire la natura delle riserve. Ebbene, molte delle riserve si sono rivelate composte da gas.

“Queste nuove scoperte sottolineano i rischi nel tentare di prevedere quanto petrolio o gas si trova in zone di frontiera”, spiega il direttore  del dipartimento geologico Marcia McNutt. “Ora sarà importante rivalutare le potenzialità di petrolio della zona appena i nuovi dati saranno disponibili.”

La nuova valutazione indica anche 220 milioni di metri cubi in meno di gas “convenzionale non associato” rispetto alle stime del 2002. Il gas convenzionale si riferisce a gas in accumuli estraibili con tecniche convenzionali, mentre non associato significa che c’è poca o nessuna presenza di greggio nel giacimento.
Una nuova analisi geologica del dipartimento tenta anche di dare una spiegazione sul predominio imprevisto di gas in gran parte delle riverve nella regione dell’NPRA. E’ probabile che il petrolio si sia formato circa 90 milioni di anni fa in molti giacimenti dell’NPRA. Successivamente, da 15-60 milioni di anni fa, molte parti del NPRA sono state soggette a erosione, facendo cambiare così le condizioni di pressione nel sottosuolo. Nelle zone con erosione modesta, il gas che è era disciolto nel petrolio è fuoriuscito, formando sacche di gas che hanno fatto spostare il petrolio  verso il basso, in rocce che sono meno adatte a conservare per lungo tempo l’oro nero. Nelle zone in cui il sollevamento e l’erosione sono stati significativi, il gas presente nel sottosuolo si è espanso così tanto da aver completamente spostato il petrolio dai giacimenti. La natura variabile dell’erosione ha permesso ad alcuni giacimenti di mantenere il proprio petrolio, ma la maggior parte invece ha conservato solo delle sacche di gas.

Questa scoperta riduce le riserve di petrolio globali degli Stati Uniti e aumenta le preoccupazione dell’opinione pubblica riguardo all’affidabilità delle stime di petrolio degli Stati Uniti e non solo. I dubbi sono sorti in passato anche su altri importanti Paesi produttori e sulle riserve in mano alle compagnie petrolifere, che hanno interesse a dire di avere molto valore in cassaforte. L’amministrazione Obama ha appena fatto scadere la moratoria sulle trivellazioni nel Golfo del Messico, per timore di perdere troppi voti nelle imminenti elezioni di novembre, che dovranno eleggere i rappresentanti di Camera e Senato.

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