Gaianews

La storia di un pastore

Scritto da Maria Rosa Pantè il 03.01.2011

Che fai tu luna in ciel?
(Dal Canto notturno d’un pastore errante dell’Asia)

Quando si pensa ai pastori inevitabilmente o si finisce nel presepio, oppure, per chi vive come me in zone di transumanza, si ricordano le greggi, che periodicamente invadono per poco le strade e i campi, sempre meno numerose, sempre più rade.
Si pensa anche ai pastori letterari, la letteratura infatti guarda al pastore o trasfigurandone l’immagine, oppure, per esempio nel libro di Gavino Ledda “Padre Padrone”, rivelandone la durezza, talvolta addirittura crudele, della vita. I pastori pochi giorni prima del Natale 2010 hanno cercato di approdare dalla Sardegna a Roma per far sentire le loro istanze, perché la pastorizia è in effetti attività imprescindibile e piena di fascino, ma di una durezza che poco si addice a questo mondo occidentale.

Non sempre però. Infatti nel biellese (Biella, provincia del Piemonte) vi è notizia di una vicenda che ha del fiabesco pur nella sua concretezza. La storia riguarda un ragazzo di 18 anni che da due fa il pastore. Ha un gregge di 300 pecore, ma la sua meta è 500.

È figlio di pastori? No, figlio di un chirurgo e di una insegnante.

È costretto dalla miseria? No, è una scelta personale, forse mutuata dal nonno che da bambino lo portava negli alpeggi a respirare l’aria buona, a sentire l’aria come dice lui.

Insomma, questo ragazzo ha lasciato tutto e si sente felice all’aperto, con le sue pecore, di cui vuol essere, quasi evangelicamente un pastore buono, attento. Le segue giorno dopo giorno, col suo cane, d’inverno vive in una roulotte e ogni tanto va a casa dai genitori: guarda il telegiornale, si collega a internet. Ma nella quotidianità vive con le sue pecore e spettacolo per lui sono le montagne, il paesaggio verde fuori della città, fuori di un destino già segnato, lontano da un tipo di vita cui pareva predestinato e che invece lo faceva soffrire.

I genitori ovviamente hanno opposto resistenza a questo tipo di vita così inusuale, ma ora sostengono il figlio, purché sia felice.

Il giovane, su cui hanno fatto anche un documentario (spero non diventi un fenomeno mediatico), pare felice davvero. Certo ogni tanto vorrebbe avere un po’ più di tempo per sé, ma come dice: “le pecore non aspettano”.

Sarà un folle questo ragazzo? Certo per i più è un anomalo, un anormale, anche se sfido chiunque a dirmi cosa è normale. Forse correre tutto il giorno respirando smog per arricchirsi un poco di più? Forse essere costretti dai padroni a turni massacranti sulla catena di montaggio? Forse passare la maggior parte del tempo libero su facebook o davanti alle partite di calcio?

Insomma io penso che la scelta di questo giovane appare controcorrente, ma è una scelta lungimirante: una scelta estrema eppure una scelta che con la situazione economica attuale, con i discorsi sull’ambiente, la sostenibilità ecc. non solo non pare stravagante, ma potrebbe persino parere profetica.

Fortunate le pecore ad avere un pastore così affezionato e fortunato, lui che sa “sentire l’aria” e non i tubi di scarico!

© RIPRODUZIONE RISERVATA
  • alfredp scrive:

    salve,ankio ho fatto questa scelta di vita sono un pastore di quasi 20 anni vivo in calabria e ankio ho il mio gregge,e mi farebbe molto piacere conoscere questo ragazzo perche’ non pensavo che ci fossero pastori cosi’ giovani a decidere questa scelta di vita.