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Scelte di vita

Scritto da Maria Rosa Pantè il 04.07.2011

A una sua allieva Simone Weil scriveva, che avrebbe sofferto molto e gioito molto, ma che tutto questo non era poi così importante perché “importante è non mancare la propria vita”.

Mi ripeto spesso queste parole, spesso mi sono chiesta cosa voglia dire per me non mancare la mia vita. E non so ancora se l’ho mancata o meno. So di certo che c’è sempre tempo per vivere la propria vita e non quella di altri, non quella imposta dalla società, dalla famiglia, da illusioni e chimere. Vivere la propria vita implica ricerca dentro se stessi, implica una crisi, credo che quasi sempre implichi delle conversioni, cioè dei mutamenti importanti e impreveduti.

Questa esortazione della Weil, che io affido a tutti perché tutti ne facciano tesoro e meta, mi è venuta alla mente leggendo, in siti poco frequentati dai più, questa notizia:

Dopo aver conseguito una laurea a Yale e aver lavorato per la Lehman Brothers  e l’International Finance Corporation (IFC), settore della Banca Mondiale, Mary Ellen Iskenderian decide di mollare una brillante carriera nel mondo dell’alta finanza e nel 2006 entra nel mondo della microfinanza. Oggi è Presidente della Women’s World Banking (WWB), un network di 50 istituzioni di microfinanza attivo in oltre 30 paesi di Africa, Asia, Europa dell’Est, America latina e Medio Oriente. Grazie ai microprestiti della WWB, 21 milioni di donne hanno potuto avviare
piccole attività commerciali
(fonte www.alcatraz.it).

Evidentemente Mary Ellen è un caso non nuovo (si sono già sentiti clamorosi cambiamenti di vita), ma raro, infrequente e per questo clamoroso, ma anche, per la società, pericoloso.

Mary Ellen ha fatto una scelta che l’ha catapultata dal mondo dell’alta finanza, dal mondo delle carriere sfolgoranti, a un mondo totalmente diverso, il mondo del microcredito. Da mucchi di soldi a spiccioli; da soldi che producono altri soldi o producono povertà e disperazione a soldi che producono attività e speranza.

Insomma non ha mancato la sua vita.

E, proprio per questo, perché chi agisce così è destabilizzante, la notizia non ha avuto diffusione.

Perché Mary Ellen avrà fatto questa scelta?

Certo lei lo saprà, ma forse no. Il bene è misterioso, pare non ci siano vere motivazioni per sceglierlo radicalmente. I motivi addotti rimandano sempre a qualcos’altro: Dio, la coscienza, il bene altrui.

Molto più facile e quasi banale è capire perché si sceglie ciò che è male, ciò che è compromesso, quieto vivere, conformismo e infine corruzione, nel senso proprio di decomposizione dell’anima.

Dire il bene è quasi impossibile, dire perché lo si sceglie anche, dunque il bene indicibile e misterioso agisce più in profondità del male, è più potente, lascia un segno più duraturo quando tutti pensano che il male trionfi. Chi non manca la propria vita è la speranza di chi vuole un mondo in cui i soldi (ormai inventati e dunque da usare) servano a qualcuno che ha bisogno, piuttosto che un mondo in cui si è schiavi dei soldi soprattutto quando se ne hanno troppi.

Non voglio fare l’agiografa di questa donna, ma certo è un bell’esempio rispetto a chi, inseguendo valori appariscenti, manca la propria vita.

Il peggio è, secondo me, che, chi manca la propria vita, trascina con sé anche altre persone, conniventi e anche innocenti perché come dice Durrenmatt in un suo romanzo (parla Tiresia e si rivolge alla Pizia): “se c’è una cosa che mi preoccupa è che non esistono storie irrilevanti. Tutto è connesso con tutto. Dovunque si cambi qualcosa, il cambiamento riguarda il tutto”.

Anche grazie a Mary Ellen, che non ha voluto mancare la propria vita, 21 milioni di donne hanno potuto avviare piccole attività  economiche e, a cascata, anche loro non mancare la propria vita.

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