Dobbiamo questa settimana parlare di Jurgen Habermas. Egli appartiene all’ultima generazione di filosofi che studiò direttamente con Adorno. Habermas si laurea con una tesi sul filosofo idealista Schelling, ma subito dopo, sposta i suoi interessi personali verso il fronte della ricerca sociale. Scrive e si dedica, dal 1956 in poi, all’analisi delle rivolte studentesche. Sociologia e Filosofia in lui si fondono maestralmente.
Dall’analisi della Società Novecentesca emerge un dato fondamentale per Habermas: il linguaggio è diventato uno strumento necessario per il dominio. Il potere si può avere soltanto attraverso il Consenso. La politica si basa, senza alcun’ombra di dubbio, sul consenso ed esso stesso si può ottenere soltanto attraverso un buon uso della comunicazione. Dato, questo, compreso e usato perfettamente da tutte le dittature occidentali.
La pubblicità politica, detto in un altro modo, si è trasformata in un’organizzazione del consenso attraverso l’uso dei mass-media. Questo tipo di comunicazione persuasiva e manipolatoria viene definita da Habermas, Comunicazione strumentale.
Definire una comunicazione strumentale è abbastanza semplice: essa è una comunicazione che tende a manipolare l’opinione pubblica, non trasferendo contenuti critici o che mirano alla riflessione, al contrario sarà necessario far passare contenuti oggettivi e totalmente definiti. Il pensiero-in tal modo- è insterilito. Il fine ultimo è solo il consenso. Si sta assistendo, in seguito a questo modo di rapportarsi del potere con l’opinione pubblica, al tramonto della sfera pubblica come la Polis conosceva. Ad una comunicazione strumentale corrisponde un agire strumentale: esso è basato su un sapere empirico, organizzato razionalmente secondo precise regole tecniche e indirizzato alla produzione di qualcosa. Esso realizza cioè fini ben precisi e codificabili.
Ad una comunicazione- azione strumentale, si contrappone e un’azione comunicativa. L’azione comunicativa è l’unica soluzione proposta da Habermas nel tentativo di uscire da quest’uso manipolatorio dell’opinione pubblica da parte dai detentori del potere. L’agire comunicativo consiste in un’interazione fra due o più individui “mediata simbolicamente”, ossia che si verifica attraverso il linguaggio, cui si aggiungono delle basilari regole comportamentali . Tali regole devono essere codificate e universalmente riconosciute, in modo tale che, nel caso in cui non vengano seguite, possano intervenire sanzioni.
La maggior preoccupazione di Habermas è che la sfera pubblica non sembra più essere coinvolta, come un tempo, nelle grandi scelte collettive. In una società capitalistica, ove è il profitto che regna sovrano, il posto della discussione e della critica è relegato in un angolo e sottoposto a pervasivi atti manipolatori tesi a mobilitare idee, indignazioni ecc. Tutti questi atteggiamenti giocano un ruolo contrario alla formazione di un’individualità personale. Unica via alternativa possibile è per Habermas un atteggiamento comunicativo che miri a far nascere un’intesa tra le persone. Unica reale strada della Filosofia è l’usare e insegnare questa modalità comunicativa, al fine di migliorare la vita di tutti i giorni degli individui.
La frase che più di ogni altra può sintetizzare il pensiero Habermasiano è: “Il carattere discorsivo della formazione dell’opinione e della volontà ha anche il senso pratico di creare rapporti d’intesa che [...] dunque svincolino la forza produttiva della libertà comunicativa”.
Il film che vi consiglio oggi è Come ammazzare il capo ed essere felici, di Seth Gordon.