Dobbiamo oggi iniziare la nostra rassegna riguardante il variegato mondo dello Strutturalismo.
Vedremo subito che ogni filosofo farà un po’ a sé: i temi trattati saranno sempre diversi, quello che resta come fil rouge sarà la pretesa di veridicità, partendo da un contesto ben preciso. Nessuna teoria, avulsa dalla struttura cui è stata creata, può essere davvero veridica.
Il primo esponente dello Strutturalismo cui dedicheremo la nostra attenzione è Roman Jacobson. Originario di Pietroburgo, fu costretto in giovane età a trasferirsi a Praga per continuare gli studi universitari. Qui, si rafforzano i suoi interessi riguardanti la linguistica e fonda con l’amico Vilelm Mathesius, il Circolo Linguistico della Scuola di Praga. E’ questo il periodo in cui in Roman si sviluppano le prime idee riguardo la fonetica e l’apprendimento linguistico.
Jacobson non può essere considerato un filosofo a tutti gli effetti, ma si inserisce nel movimento strutturalista come “padre fondatore” degli studi sulla lingua. Jacobson, in primis, studia le modalità di apprendimento linguistico dei bambini: si rende immediatamente conto che l’apparizione dei diversi fonemi avviene sempre secondo una certa logica nell’infante. Prima appariranno quei fonemi caratterizzati da suoni semplici, come le vocali, a seguire le consonati come la m o la p ( definite labiali) e solo successivamente, i suoni consonantici duri come la k o la g.
Altro fondamentale contributo di Jacobson è il suo studio riguardante le diverse funzioni del linguaggio, tutt’oggi utilizzato nella maggior parte delle grammatiche internazionali. Roman riscontra almeno 6 funzioni del linguaggio: una funzione emotiva, una funzione fatica, conativa, poetica, metalinguistica, referenziale.
La funzione emotiva riguarda lo stato d’animo di chi inizia una conversazione. La comunicazione risentirà fortemente del modo di esprimersi, della gestualità, delle pause nel parlato dell’emittente. La funzione fatica, invece è incentrata sull’atto della comunicazione in sé, ossia è necessario che vi sia ascolto fra i due interlocutori, ed è altrettanto necessario assicurarsi dell’ascolto reciproco stesso. Spesso si utilizzano domande come “Mi stai ascoltando? Stai capendo?”.
La funzione conativa è rivolta su chi riceve o subisce la comunicazione. Tale funzione avviene quando chi sta parlando cerca di influenzare gli atti del suo interlocutore dando consigli, o più direttamente, ordini. In tal caso spesso viene utilizzato l’imperativo o un vocativo.
La funzione poetica invece è legata al contenuto del messaggio stesso che non è cristallino e di semplice codificazione. E’ necessario, infatti in questi casi una ricodifica da parte dell’interlocutore del messaggio stesso. E’ tipico non solo della poesia o della letteratura, ma anche della pubblicità.
La funzione metalinguistica è invece una funzione autoreferenziale: è la lingua che parla della lingua stessa. Esempio lampante sono le Grammatiche oppure quello che noi stiamo facendo, ossia parlare di tutte le funzioni che la lingua stessa può avere.
La funzione referenziale è invece la più comune: informa su qualcosa che sta accadendo in un preciso contesto Ex. “Apre la cassa 3”. Informazioni utili, relative ad un determinato luogo e tempo.
La lingua appare in un solo istante il contenitore di milioni di funzioni, sentimenti, stati d’animo che solo il filosofo è in grado di cogliere, nella sua complessità. Jacobson apre la strada alla linguistica come oggi la conosciamo e applica l’idea strutturalista alla lingua parlata, oltre che scritta.
Il film che vi consiglio questa settimana è Pollo con le prugne di Marjane Satrap. Finalmente un bell’esempio di come il drammatico possa essere (anche) divertente!