Enciclopedia è un termine che deriva dal greco Enclikos paideia, che in italiano si può tradurre con “cerchio del sapere”. La storia della nascita di questo concetto è molto lunga, cercherò di delinearne alcune parti fondamentali. L’origine attestata è Aristotele: egli può essere considerato l’artefice della divisione delle diverse branche del sapere. Oltre a ciò, fu lui ad accumulare per primo molte informazioni riguardanti le scienze naturali, l’astronomia, la fisica.
Nel mondo latino troviamo Plinio Il vecchio, considerato il primo naturalista che opera in un modo “sistematico”. Nella sua Naturalis historia, concentra l’attenzione sulle scienze naturali. Tale testo verrà utilizzato come fonte attendibile fino all’età medievale.
I periodi bizantino e rinascimentale vedono lo sforzo di numerosi studiosi per cercare la catalogazione più vicina possibile all’ordine della natura. Da ricordare è indubbiamente l’enciclopedia di Giorgio Valla, pubblicata nel 1501: una trattazione sistematica dei suoi studi, più sintesi di opere precedenti.
Va ora fatta una precisazione. E’ solo durante il periodo rinascimentale e, in particolare, con l’umanesimo, che l’enciclopedia cambia pelle. Se prima con tale termine infatti si intendeva uno studio di branche storico-naturali, con gli umanisti prende la connotazione di ordinamento globale del sapere. Le enciclopedie, cioè, dovevano contenere l’intero corpus delle conoscenze di tutti gli ambiti e di tutte le epoche.
Giungiamo poi alla più nota Encyclopediè di Didetot e D’alambert. La modalità di scrittura era innovativa: ogni singolo lemma era affidato ad uno o più studiosi, poi revisionati da Diderot in persona, prima di essere pubblicato. In questo caso ogni intellettuale poteva esprimersi liberamente e confrontarsi con altri, senza essere censurato, cercando di giungere ad una definizione il più neutrale e il più vicina alla realtà possibile.
Vi collaborarono prestigiosi intellettuali come Voltaire, Quesnay, Roussesau.
Gli elementi che caratterizzano un’enciclopedia vengono già delineati dagli stessi francesi e possono essere sintetizzati a 4: la specificità degli argomenti trattati, la necessità / possibilità di interazione possibili fra i diversi lemmi, un’organizzazione logico-razionale degli stessi e, per finire, un criterio serio nella redazione delle voci.
Ecco che giungiamo di prepotenza ai giorni nostri. Come saprete, da due giorni l’enciclopedia online Wikipedia ha deciso di oscurare le proprie pagine in segno di protesta contro il comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni che comporta- cito dal comunicato di Wikipedia- “l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine”.
Attenzione, non si sta parlando del reato di diffamazione. Qualsiasi cittadino, ancora prima dell’approvazione di questo Ddl, che si fosse sentito leso nella propria persona e nella propria integrità, poteva denunciare e chiedere la chiusura di qualsiasi pagina web, previo accertamento da parte degli organi competenti. Quello che sta accadendo ora è molto più pericoloso. Se un soggetto X reputasse che, ipotizziamo, il mio articolo su Darwin in cui io cito il nome di uno studioso Y sia errato e lesivo della sua persona per i contenuti o per le idee ivi espresse, potrebbe, teoricamente, in 48 ore oscurare l’articolo stesso e farmi causa.
Pensare che sia possibile tornare alla Treccani- con tutta la stima che nutro per tale testo – come auspica Alberto di Majo sull’edizione del giornale il Tempo di ieri, non è solo un’ipocrisia dettata dal non aver realmente compreso la complessità della situazione, ma è anche un anacronismo. In un’era che sta diventando sempre più digitale, la fruizione delle informazioni deve essere rapida, semplice ma e non per questo da considerare non attendibile in quanto “piena di strafalcioni e fonti incerte”.
Wikipedia, con il contributo libero di milioni di utenti, è uno strumento utile di consultazione per tutti, di qualsiasi fascia di età, di qualsiasi estrazione sociale e ideologia politica. Ricordo inoltre che Wikipedia è un’enciclopedia che nasce senza redazione, e si basa sull’apporto dei singoli utenti che scrivono le varie definizioni. Esse passeranno sotto il rigido controllo di vari moderatori, scelti per la loro cultura e le loro ampie conoscenze, prima di essere pubblicate online. Il lavoro di questi moderatori è infinito, in quanto controllano ogni giorno che l’enciclopedia rispetti quei 4 presupposti delineati per la prima volta da Diderot.
Questo articolo vuole solo aggiungersi alla già grossa fila di proteste.
Chiudo riportando l’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei diritti sull’uomo. Sia mai che qualcuno di noi se ne scordi.
“Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore”.
Il film che vi consiglio oggi è Mediterraneo, di G. Salvatores. Mai così attinente a ciò di cui abbiamo parlato.