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Al Parco dell’Arcipelago non servono vecchie polemiche, ma nuovi impegni

Scritto da Renzo Moschini il 24.04.2012

La designazione di Sammuri alla presidenza del parco ha rinfocolato la vecchia polemica sulla nomina di uno del posto, per il quale si era persino pensato  alle primarie. Quando si dice la fantasia.
Ma non giova a nessuno proseguirla, specie se non si accompagna ad una riflessione critica su cosa e come le istituzioni locali e le loro rappresentanze in questi anni, hanno convissuto con il parco.
Rievocare ora e ancora una volta le sortite e le battute di Tozzi serve solo a buttare di nuovo la palla in fallo come si è fatto già fin troppe volte.

Meglio dunque riprendere aspetti e profili, ma evitando di contrapporli. E’ vero infatti che compito di un parco –come dice chiaramente da 20 anni la legge- è quello di tutelare e valorizzare  l’ambiente. Ma questo non significa in alcun modo che lo debba, anzi lo si possa fare congelando i territori. Un parco che deve fare per legge ben due piani (oggi tre visto che il paesaggio è ritornato alle Sopraintendenze) significa chiaramente che esso deve gestire e ricondurre tutte le attività che si svolgono nel territorio – a terra e a mare- da chiunque promosse a quelle esigenze di sostenibilità, ecocompatibilità che riguardano sempre più anche il territorio esterno alle aree protette. E vale per il pubblico e per il privato; per il parco come per i  comuni,  la provincia e lo stato (vedi isole e carceri)  come per gli agricoltori, i pescatori, le attività turistiche, l’educazione ambientale e così via. E tutto questo per una precisa ragione che compare assai poco nel dibattito e nelle polemiche e cioè che il parco ha compiti e un ruolo che non fa concorrenza a quello degli enti locali, ma aggiunge competenze importanti  al  governo del territorio.

Senza il parco gli enti locali non potrebbero avvalersi di competenze e ruoli di cui essi non sono titolari e che essi non hanno e non avranno perché sono soltanto del parco. Tanto è vero che il parco non ha eredi; se lo si liquida, le sue competenze non passeranno a nessuno ( come credevano sbagliando le province) e  gli enti locali non avranno le mani più libere, ma minore possibilità di tutelare l’ambiente che è condizione primaria oggi per tutte le attività dall’ agricoltura, ai boschi, alla costa, al turismo. Qui continuare a menarsela con Tozzi non aiuterà certo a far decollare finalmente un ruolo ad un parco che da troppo tempo è a bagnomaria e sguazza senza un soldo.

Aggiungo che tra i troppi silenzi in sede locale spicca anche questo nel momento in cui i parchi rischiano ormai una crisi gravissima. Si può guardare anche a realtà a noi vicine come quelle francesi per vedere come lì cambi la musica. Ma anche in Toscana. Mi si consenta una notazione personale. Ho fatto per un bel po’ di anni il vicepresidente del Parco di San Rossore dopo avere fatto il vice-sindaco e il presidente della provincia di Pisa e ho avuto modo di sperimentare cosa significa la presenza di un parco per i comuni – cinque- e le province –due- che ne facevano e ne fanno parte. Nessuno perse niente e tutti se ne avvantaggiarono e in primo luogo il territorio e le sue attività che, se sono ambientalmente corrette, hanno tutto da guadagnare e niente da perdere; vedi agricoltura, pesca, turismo, balneazione. Forse se si girerà pagina anche all’Arcipelago chiuderemo finalmente anche il capitolo delle polemiche senza fine che in ogni caso non servono più neppure a mettere sotto il tappeto le proprie responsabilità.

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