Colonne romane a Tharros, Area marina protetta Penisola del Sinis – Isola Mal di Ventre
Che la crasi fra il popolo dei parchi e le istituzioni fosse grande era stato evidente in questi mesi. In questi giorni la scissione è decisamente eclatante.
Solo pochi giorni fa Stefano Leoni, presidente del WWF aveva dichiarato dopo l’incontro delle associazioni ambientaliste:“Non si nega l’esigenza di un aggiornamento della Legge quadro del 1991, ma serve per questo l’avvio di una profonda analisi della disciplina, che prenda in considerazione non solo lo stato di attuazione della normativa vigente, ma che sia anche proiettata a definire il ruolo che le aree naturali protette dovranno assumere in attuazione degli impegni che il nostro Paese ha assunto con l’adozione della Strategia Nazionale per la biodiversità. Questo inquadramento è ineludibile per una corretta rivisitazione della materia, altrimenti si corre il rischio di apportare modifiche, come diverse di quelle presentate, che se approvate allontanerebbero i parchi dalla loro funzione di tutela, aggiungendosi a già troppi numerosi enti territoriali.
E aveva chiesto, riguardo alla grave situazione delle aree marine protette, che “i parlamentari impegnati nella discussione della riforma della legge quadro 394 assicurino l’aggiornamento della normativa per le sole aree protette marine, oggi in grave difficoltà, rinunciando a modifiche frettolose ed inopportune per i Parchi nazionali terrestri”.
Le dichiarazioni di Leoni seguivano quelle di Mamone Capria, della LIPU che chiedeva la sospensione della spending review per i parchi.
Oggi la notizia dell’ulteriore decurtazione dei finanziamenti per le aree marine protette.
“Siamo alle prese con uno Stato “Orco” che ha prima deciso di costituire un sistema all’avanguardia di aree marine protette e ora ha deciso di smembrarlo- attacca Antonino Miccio, presidente nazionale dell’AIDAP (associazione italiana direttori e funzionari aree protette) e direttore dell’AMP di Punta Campanella- Così facendo il governo ha scelto e deciso di abbandonare le politiche sul mare e la sua tutela, consegnando di fatto, in alcune zone sensibili del paese, questa enorme risorsa del paese alla criminalità”.
Secondo gli interessati la cifra destinata non consentirà le normali attività delle aree marine protette. Il governo ha deciso di destinare alla tutela e alla valorizzazione del mare appena lo 0,0002% del Pil. E così, il sistema delle aree marine protette italiane, un fiore all’occhiello per il nostro paese e inserito nel più ampio contesto mediterraneo ed europeo, rischia ora di scomparire. Secondo Miccio, la chiusura dei parchi sarebbe un ulteriore colpo di grazia alla già scarsa credibilità internazionale del nostro paese.