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L’anno nuovo per i parchi

Scritto da Renzo Moschini il 23.12.2011

L’anno nuovo non è atteso certo solo dai parchi che hanno bisogno finalmente di chiari segnali e impegni di cambiamento che urgono. In sofferenza sono tutte le politiche ambientali a partire dal suolo che specie dopo gli ultimi disastri richiede molto di più che politiche di emergenza tempestive ed efficaci. Per i parchi vi è anche una specificità data dal ventennale della legge 394 che ha indotto ad una riflessione complessiva -diciamo pure un bilancio- di un percorso ed una esperienza che rischia una grave deriva.

Che in questi 20 anni si siano raggiunti traguardi importanti e la legge abbia dato buona prova di se è emerso chiaramente da una serie di ‘celebrazioni’. Meno riuscito il tentativo di presentare gli innegabili problemi e soprattutto le crescenti difficoltà che da tempo travagliano i parchi come derivanti dalla legge che per questo avrebbe bisogno di una urgente quanto pesante ‘manutenzione’ a partire dal comparto più malmesso quello delle aree protette marine.

D’altronde se tanti parchi sono commissariati e altri rischiano di diventarlo e i presidenti di quelli nazionali non sono pagati, ma i commissari si, che c’entra la legge? Se Roma lascia in balia degli eventi il Santuario dei cetacei, se si pensa a impianti sciistici anziché all’orso e un sindaco può essere assassinato perché a Pollica tutela il ‘suo’ mare che c’entra la legge se non per il fatto che è rimasta e rimane lettera morta per troppe cose molto importanti, a cominciare dalla programmazione e dalla pianificazione?

Se si vuole la riprova  più convincente basta dare un’occhiata al testo in discussione al Senato che è tanto piaciuto in sedi che hanno fatto finta di non vedere cosa c’è scritto fin dai primi articoli. Gli emendamenti sono stati  presentati come prova di buona volontà e di apprezzamento nei confronti dei senatori che una volta tanto sembrano  tutti o quasi d’accordo. Peccato che quel testo fin dalle prime parole dice che le malmesse aree protette marine finora tenute al guinzaglio dal ministero lo saranno anche di più tanto che dalla 394 nel ventennale saranno cancellati i parchi regionali a mare. Svista? Non scherziamo.
Quando D’Ali e altri senatori anche del Pd  rassicurano che loro anche con il cambio del ministro andranno avanti tranquilli e questo sembra essere gradito, mi chiedo a quale gioco si gioca. E’ appena uscito uno speciale della rivista Parchi che raccoglie una serie di articoli, documenti, relazioni contributi degli anni scorsi, ma anche, ad esempio, sulla Convenzione Alpina, le aree protette marine ed è tutt’altra musica.
Qui si entra nel merito di quelle cose che si ha sempre l’impressione  siano considerate fastidiose non per gli effetti perversi sui parchi ma perché richiedono di parlare senza peli sulla lingua come compete alle rappresentanze istituzionali.Ciò detto, va ribadito che al senato quel testo va fermato perché stravolge la legge quadro in punti chiave a cui peraltro la sfilza di emendamenti non fa cenno.

E’ recentemente uscito un fascicolo di ‘ecoscienza’ la rivista dell’Arpa dell’Emilia- Romagna dedicato anche alle aree protette. Vorrei accennare al contributo di Luigi Boitani che -e non è la prima volta- pur apprezzando la crescita significativa di territorio protetto dovuto ai nostri parchi e alle altre aree protette incluse quelle comunitarie, torna a riflettere sia sulle perimetrazioni sia sul rapporto tra i territori a parco e gli altri.Sulle perimetrazioni è noto che non sempre quei confini hanno seguito il tracciato ambientale, ma anche quello ‘politico’ ossia l’accordo tra le istituzioni locali mosse anche da esigenze non solo di tutela. Più delicato ancora il secondo aspetto, tra dentro e fuori che ha sempre rischiato di concentrare l’attenzione, come è naturale all’interno del territorio dell’area protetta mettendo in ombra quello esterno, incluse le aree contigue.

Insomma si torna al tema di cosa è e deve essere la pianificazione e non solo quella dei parchi. Boitani aggiunge qui una notazione che vale la pena di riprendere e cioè che le caratteristiche del territorio italiano non sono quelle di concentrare solo in determinate aree ambienti naturali di grande dimensione, ma piuttosto di una natura disseminata -diciamo così- e spalmata su tutto il territorio.

E’ chiaro che una realtà così peculiare richiede che anche i parchi e le aree protette operino tenendo conto di essere all’interno di una rete diversa da quella di altri paesi. Una rete in sostanza dove il dentro e il fuori devono essere  gestiti sulla base di quella ‘leale collaborazione’ anche istituzionale di cui troppo spesso si sono perse anche le tracce. Sono questioni a cui abbiamo recentemente dedicato un volume, ‘Piani per i parchi’ della Collana dell’ETS curato da Massimo Sargolini. In un intervento su Parchi appena uscito a nome della CIPRA, si ripercorrono talune anche recentissime  vicende riguardanti la Convenzione alpina e la mancata approvazione da parte del Parlamento di atti importanti e sempre rinviati. Nonostante il riconoscimento dolomitico da parte dell’UNESCO il ministero e il governo passati non hanno saputo far di meglio che sconquassare lo Stelvio. Che sia colpa della legge? Ecco perché bisogna uscire finalmente con proposte ‘politiche’ e ‘istituzionali’ e non cercare di dire il meno possibile per avere meno rogne. E per questo non bastano davvero gli emendamenti. Il gruppo di San Rossore ha dedicato a questi temi un documento che si può scaricare dal sito . E’ un nostro contributo a cui cercheremo all’inizio del nuovo anno di far seguire altre iniziative.

Renzo Moschini

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