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Intervista a Luigi Boitani: l’Orso e il Lupo in Italia tra presente e futuro

Scritto da Paolo Ferrante il 13.01.2015

I grandi carnivori godono di ottima salute in Europa. In un articolo comparso sulla rivista Science, i ricercatori hanno dimostrato che la conservazione dei grandi carnivori come l’Orso bruno (Ursus arctos), la Lince eurasiatica (Lynx lynx), il Lupo grigio (Canis lupus), e il Ghiottone (Gulo gulo) nei paesi europei è migliorata. Circa un terzo dell’Europa continentale ospita almeno una specie di grandi carnivori, con abbondanza stabile o in aumento nella maggior parte dei casi. Tra le ragioni di questo successo globale di conservazione, secondo i ricercatori, una migliorata legislazione sulla protezione, l’opinione pubblica favorevole, e una varietà di pratiche che permettono la coesistenza tra grandi carnivori e esseri umani.

Lupo

Abbiamo intervistato uno dei maggiori esperti di grandi carnivori, Luigi Boitani, che ha partecipato allo studio. Al professore di Biologia della conservazione ed Ecologia Animale all’Università la Sapienza di Roma, abbiamo chiesto ragguagli sulla situazione italiana, che presenta diverse criticità come il reale pericolo di estinzione dell’Orso bruno marsicano, una sottospecie di orso  bruno che vive solo nel centro Italia, e il problema degli ibridi tra cani randagi e lupi, una minaccia al patrimonio genetico del lupo.

Domanda: Professor Boitani, nell’articolo recentemente pubblicato su Science di cui lei è coautore, si parla di “cauto ottimismo” riguardo alla presenza dei grandi carnivori in Europa, dove sembra, secondo quanto riportato, che il modello di coesistenza fra esseri umani e grandi carnivori abbia avuto successo. La situazione attuale è il risultato di politiche a favore della conservazione e di una particolare sensibilità da parte dei cittadini europei, ma le forze negative sono sempre in agguato e le specie devono essere costantemente monitorate. Secondo lei quali sono le minacce di cui bisogna temere di più in futuro?

Luigi Boitani: Le specie devono essere monitorate se non altro per avere buoni numeri sui quali basare la loro gestione. Non esistono forze negative e positive: penso che si tratti della normale dialettica umana sulla gestione del nostro ambiente. Certo, coloro che hanno a cuore la completezza e funzionalità degli ecosistemi, devono stare all’erta verso i tentativi di semplificazione portati avanti da quanti pensano che l’uomo sia il padrone indiscusso della Terra.

Sul nostro giornale abbiamo denunciato diverse volte alcune situazioni di emergenza riguardo a orsi e lupi in Italia, che sembrano non collimare con il generale spirito “positivo” di questo articolo. Si tratta di casi isolati oppure di minacce serie da temere?

L’orso in Italia vive in due piccole e minacciate popolazioni. Questo è ribadito anche nell’articolo di Science. Fortunatamente si tratta di casi isolati in Europa. Il lupo vive sotto la costante minaccia di una reazione violenta e localizzata che può eliminare interi nuclei locali e mettere in crisi lo stato di conservazione a scala nazionale, ma non è nelle condizioni precarie del’orso in Abruzzo (Orso Bruno Marsicano, ndr.).

Riguardo al lupo, qual è la stima ufficiale della popolazione in Italia? Quanto il monitoraggio è effettuato in maniera omogenea? Esiste un coordinamento nazionale per il monitoraggio e la conservazione o sarebbe necessario?

Non esiste una stima ufficiale e non esiste un monitoraggio effettuato con una strategia nazionale unica. Esistono ottime stime locali ma nulla a scala nazionale. Sarebbe urgente che le regioni si attivassero con una strategia unitaria, meglio se sotto la regia e il coordinamento nazionale.

Su Gaianews.it abbiamo più volte affrontato il problema degli ibridi fra cane e lupo in Italia e ad oggi sono diversi i progetti attivi soprattutto fra Toscana e Emilia Romagna. Si tratta di progetti che hanno l’obiettivo di risolvere il problema? Oppure le azioni in campo ad oggi non sono sufficienti per la reale portata del problema?

Nessun progetto finora attuato sugli ibridi aveva l’intenzione di risolvere definitivamente il problema. Hanno tutti l’obiettivo di sollevare il problema davanti all’attenzione del pubblico e delle autorità regionali e nazionali. Per risolvere il problema è innanzitutto necessaria una piena presa di coscienza della portata e delle sue conseguenze e poi una risposta coordinata a scala nazionale. Lupi e orsi si muovono su grandi distanze e non ha alcun senso cercare di gestirli a scala locale.

L’area di presenza del lupo in Italia ha avuto grande espansione negli ultimi 40 anni. Secondo lei è un fenomeno che continuerà? Se sì le amministrazioni dovrebbero attuare delle politiche ad hoc per assicurare una pacifica convivenza fra uomo e lupo nei prossimi decenni?

Ci sarà una ulteriore espansione di areale nelle alpi, ma non nell’appennino. Sono previsioni facili da farsi vista l’ecologia del lupo e l’idoneità ambientale dell’arco alpino. Stato e regioni dovranno lavorare per una pianificazione congiunta e condivisa sulla presenza del lupo, facendo salvo l’obiettivo centrale della conservazione di una popolazione vitale della specie a scala nazionale.

Recentemente ha dichiarato in una video intervista a Servizio Pubblico che i soldi dei finanziamenti europei dei progetti LIFE per la conservazione dell’orso marsicano sono stati mal spesi in termini di efficacia. L’associazione Salviamo l’Orso, a proposito di questo, in una lettera pubblicata da Gaianews.it, le ha chiesto garanzie sull’efficacia del prossimo progetto LIFE dedicato all’orso marsicano. L’Università La Sapienza collabora con il Parco d’Abruzzo e le altre istituzioni coinvolte nella conservazione dell’orso marsicano dal 2006: quale è la sua percezione riguardo alle possibilità di successo o di miglioramento per questo prossimo progetto LIFE?

E’ ovviamente irricevibile una richiesta di garanzia. L’università non ha ruolo per fornire garanzie di gestione di un programma LIFE di cui è solo partner. Se il prossimo progetto LIFE verrà approvato dalla Commission Europea, si tratterà della ulteriore opportunità per l’orso d’Abruzzo (Orso Bruno Marsicano, ndr.), ma sappiamo bene che l’elemento limitante della conservazione dell’orso non sono le risolse economiche, ma la volontà politica concreta della sua salvaguardia.

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