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Videogiochi rallentano il declino cognitivo degli anziani

Scritto da Camilla Di Barbora il 01.05.2013


Secondo una ricerca condotta dall’Università dell’Iowa le persone anziane possono ritardare l’invecchiamento della loro mente giocando con i videogiochi. Lo studio – condotto da Fredric Wolinsky, docente presso la Facoltà di sanità pubblica dell’Università dell’Iowa e pubblicato il 1 maggio 2013 sulla rivista PLoS One – si inserisce in un filone di ricerche che ha esaminato i fattori che determinano la riduzione dell’efficienza mentale e la perdita delle “funzioni esecutive” che regolano attività mentali cruciali come la memoria, l’attenzione, la percezione e la soluzione dei problemi.

Videogame

Alcuni studi hanno affermato che la perdita di queste funzioni avviene a partire dalla mezza età; altri che il nostro declino cognitivo inizia appena a 28 anni. In ogni caso, è indubbio che le nostre capacità mentali prima o poi diminuiscano: per questa ragione medici ed esperti di salute pubblica si affannano per capire le ragioni del declino con l’obiettivo di arginarlo quanto più possibile.

Wolinsky e colleghi hanno suddiviso 681 pazienti in buona salute in quattro gruppi, ciascuno ulteriormente suddiviso in due sottogruppi: individui di 50-64 anni e ultra65enni. Uno dei gruppi si è cimentato con dei cruciverba computerizzati, mentre gli altri tre hanno giocato a “Road Tour”, un videogioco il cui scopo era identificare un tipo di veicolo e poi reidentificarlo e abbinarlo con un cartello stradale visualizzato su una schiera circolare di possibili icone, alcune di loro scelte appositamente per distrarre. Per passare al livello successivo, in cui aumentano sia la velocità sia il numero di distrazioni (fino a 47 in tutto), il giocatore doveva rispondere bene ad almeno tre tentativi su quattro.

L’obiettivo del gioco, che inizia con una valutazione che determina la velocità di elaborazione di partenza, era quello di aumentare rapidità e agilità mentale dell’individuo nell’identificare il simbolo del veicolo e nel pescare il cartello stradale nella mischia di simboli distraenti. “Qualunque sia la velocità di partenza, lo studio ha dimostrato che l’allenamento può aiutare ad aumentarla del 70 per cento”, afferma Wolinsky. Secondo i calcoli effettuati dai ricercatori, i gruppi che avevano giocato almeno 10 ore, a casa o nel laboratorio dell’università, testati dopo un anno avevano guadagnato almeno tre anni di miglioramento cognitivo. Uno dei gruppi, che aveva dedicato quattro ore aggiuntive al videogioco, risultava aver fatto ancora meglio: l’incremento delle capacità cognitive degli individui arrivava a quattro anni.

Migliorare la velocità di elaborazione delle persone è importante per una serie di motivi. Un vantaggio ampiamente riconosciuto è l’ampliamento del campo visivo della persona. “Man mano che invecchiamo, il nostro campo visivo diminuisce drasticamente e cominciamo ad avere una visione a tunnel” spiega Wolinsky. “Si tratta di un processo normale dell’invecchiamento che contribuisce a spiegare come mai la maggior parte degli incidenti che coinvolge anziani avviene in corrispondenza degli incroci: le persone anziane guardano perlopiù dritto davanti a loro e hanno una limitata visione periferica”.

Il gruppo impegnato nella risoluzione delle parole crociate ha invece avuto il ruolo di gruppo di controllo attivo. I ricercatori hanno scoperto che – sui test relativi alle funzioni esecutive oltre quella del campo visivo, come la concentrazione, l’agilità di spostamento da un compito mentale a un altro e la velocità di elaborazione di nuove informazioni – gli individui che si erano misurati con il videogioco avevano ottenuto miglioramenti di gran lunga superiori rispetto a quelli delle parole crociate. Secondo lo studio, il miglioramento cognitivo variava da 1 anno e 1/2 fino a quasi sette anni.
”Il declino cognitivo correlato all’età c’è ed è sempre in corso, inizia presto e poi prosegue in modo costante. La buona notizia è che sembra si possa fare qualcosa per fermarlo. La domanda che lo stesso Wolinsky si pone è: “Sarà vero che si può?”.


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