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Un composto della dieta mediterranea ‘uccide’ le cellule tumorali

Scritto da Elisa Corbi il 21.05.2013

Un nuovo studio evidenzia che un composto, che possiamo trovare nella dieta mediterranea, è in grado di far ‘morire’ le cellule tumorali . Alterando un passo molto preciso nella regolazione genica, questo composto essenzialmente ri-educa le cellule tumorali facendole diventare cellule normali.
dieta mediterranea
La ricerca condotta dall’Ohio State University ha sottolineato che il composto, presente in alcuni alimenti a base vegetale, chiamato apigenina, potrebbe fermare le cellule del cancro al seno.
Il prezzemolo, il sedano e la camomilla sono le fonti più comuni di apigenina, ma possiamo trovarla in molti altri alimenti. In che modo però le molecole reali all’interno di questi cibi lavorino nel corpo è ancora un mistero in molti casi, soprattutto intorno alle modalità che possano contrastare il cancro.
“Sappiamo che abbiamo bisogno di mangiare sano, ma nella maggior parte dei casi non conosciamo i motivi reali del perché abbiamo bisogno di farlo”, ha affermato Andrea Doseff, professore associato di medicina interna e di genetica molecolare presso la Ohio State e co-autore principale dello studio. “Noi qui possiamo vedere che l’effetto benefico sulla salute è attribuito a questo elemento nutritivo che colpisce molte proteine​​. Nella sua relazione con una serie di proteine ​​specifiche, l’apigenina ristabilisce il profilo normale per quanto riguarda le cellule tumorali. Pensiamo che questo possa avere un grande valore per la prevenzione del cancro”.
Doseff ha supervisionato il lavoro con Erich Grotewold, professore di genetica molecolare e direttore dell’ Ohio State’s Center for Applied Plant Sciences (CAPS). I due collaborano allo studio della genomica dell’ apigenina e di altri flavonoidi, una famiglia di composti vegetali che si ritiene possano prevenire la malattia.
La ricerca è stata pubblicata nella prima edizione online della rivista Proceedings of National Academy of Sciences.Scoprire che l’apigenina possa influenzare il comportamento delle cellule del cancro è stato un risultato importante del lavoro, di Grotewold e Doseff. I ricercatori hanno paragonato la nuova tecnica a una “pesca” di  proteine ​​umane in cellule che interagiscono con le piccole molecole disponibili nella dieta.
“Potete immaginare tutte le proteine ​​potenzialmente interessate, come piccoli pesci in una grande ciotola. Se introduciamo questa molecola nella ciotola il richiamo è efficace solo per le proteine ​​veramente interessate sulla base di caratteristiche strutturali che costituiscono un’attrazione”, ha spiegato  Doseff. “Sappiamo che si tratta di una vera e propria partnership, perché possiamo vedere le proteine ​​che si legano a vicenda all’apigenina” .
Il team ha stabilito inoltre che l’apigenina ha avuto rapporti con le proteine ​​che hanno tre funzioni specifiche. Tra le  più importanti, c’è una proteina chiamata hnRNPA2.
Questa, infatti influenza l’attività di RNA messaggero o mRNA, che contiene le istruzioni necessarie per produrre una proteina specifica. La natura della giunzione influisce in definitiva sulle istruzioni che l’mRNA della proteina contiene.
Doseff spiega che lo splicing anomalo è il colpevole in circa l’80 per cento di tutti i tumori. Nelle cellule tumorali, due tipi di splicing si verificano quando solo uno si svolgerà in una cellula normale, un trucco da parte delle cellule tumorali per la riproduzione.
In questo studio, i ricercatori hanno osservato che la connessione dell’apigenina alla proteina hnRNPA2, ha ripristinato questa caratteristica di singola giunzione a cellule di carcinoma mammario, suggerendo che quando lo splicing è normale, le cellule muoiono in modo programmato o diventano più sensibili ai farmaci chemioterapici.
“Quindi, applicando questo nutriente, possiamo attivare la  morte regolare delle cellule. Il nutriente ha  eliminato la forma di splicing che ha inibito la morte delle cellule”, ha detto Doseff, “Così, questo suggerisce che quando si mangia sano, in realtà stiamo promuovendo forme più normali di splicing all’interno delle cellule del nostro corpo.”

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