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Scoperta la prova decisiva dell’estinzione della megafauna glaciale

Scritto da Leonardo Debbia il 17.02.2014

Il clima determinò la scomparsa di molti grandi mammiferi, dopo l’ultima éra glaciale. Ma quale fu il principale fattore responsabile di questa estinzione di massa?

 La risposta alla domanda va cercata nella gran mole di sedimenti provenienti da tutto l’Artico e nel contenuto intestinale di rinoceronti lanosi, mammut e altri mammiferi dell’éra glaciale.

 Sulla rivista Nature è stata pubblicata  una ricerca che migliora l’ipotesi formulata da Willerslev nel 2011.

L’ estinzione dei grandi mammiferi (rinoceronti lanosi, mammut) dell’Artico attribuita al cambiamento della vegetazione dopo l’ultima Era glaciale.  (crediti: Per Moller)

L’ estinzione dei grandi mammiferi (rinoceronti lanosi, mammut) dell’Artico  attribuita al cambiamento della vegetazione dopo l’ultima Era glaciale. (crediti: Per Moller)

L’immagine di una steppa erbosa e brunastra che caratterizzi l’emisfero settentrionale nell’éra glaciale, non regge più. Il paesaggio era molto più stabile e diversificato, rispetto all’attuale. Grandi animali, come rinoceronti lanosi e mammut pascolavano su verdeggianti distese erbose.

Poi, durante il massimo glaciale, 25mila-15mila anni fa, il clima divenne freddo e secco e si verificò una grossa perdita di vegetazione cui pochi animali sopravvissero.

Dopo l’éra glaciale (circa 10mila anni fa), il clima divenne ancora più caldo. 

Una delle principali fonti di alimentazione per i grandi mammiferi, le erbe in fiore ricche di proteine, note come forbs (gruppo comprendente girasoli, trifoglio, cannabis, euforbie) non tornò a caratterizzare il paesaggio, né in qualità né in quantità.

Questo si rivelò fatale per specie come il rinoceronte lanoso, il mammut, il cavallo, in Asia e in Nord America: pur aumentando le temperature, dopo l’éra glaciale i vecchi paesaggi non ricomparvero.

Eske Willerslev, ricercatore di DNA antico e direttore del Centre for GeoGenetics del Natural History Museum della Danimarca, afferma: “Sapevamo da precedenti studi che il clima determinò cambiamenti nella megafauna glaciale; oggi conosciamo le cause.”

La perdita delle forbs ricche di proteine ebbe probabilmente un ruolo chiave che dovrebbe servirci come metro per fare una previsione sul nostro futuro. Anche se ridurremo i gas-serra, dopo il riscaldamento globale in atto, non aspettiamoci un ritorno della vecchia vegetazione, pure con un clima più fresco. Non è detto, infatti,  che i vecchi ecosistemi si ristabiliscano nella stessa misura. Non è soltanto il clima a cambiare la vegetazione, cambia anche la storia della vegetazione stessa e dei mammiferi che se ne nutrono”.

“Il permafrost contiene un vasto archivio di DNA congelato, tracce di ecosistemi del passato”, dice Christian Brochmann, botanico dell’Università di Oslo, Norvegia. “Confrontandolo con il DNA di collezioni museali di riferimento, abbiamo potuto identificare diverse specie vegetali estintesi contemporaneamente ai grandi mammiferi dell’Era glaciale”.

Mari Moora e Martin Zobel, ecologi della vegetazione dell’Università di Tartu, Estonia, affermano: “Gli ecologi sono riusciti finalmente a rimettere insieme le comunità vegetali tipiche dell’Artico degli ultimi 50mila anni. Ora sappiamo che la vegetazione del tardo Pleistocene era ricca di forbs, ma che perdette la notevole diversità che aveva durante l’éra glaciale; e quando questa terminò, prevalsero le graminoidi, coperture dominanti di specie appartenenti alle Graminacee, Piperacee, Iuncacee, con fiori del tipo a spiga o pannocchia, carici, canne e giunchi, e le piante legnose che caratterizzarono l’Olocene”.

Pierre Taberlet, ecologo presso il CNRS, in Francia, aggiunge: “Questi risultati sono stati ottenuti dall’ampia collaborazione che ha coinvolto scienziati di 12 Paesi, operanti nelle aree del

DNA antico, paleo-ecologia, ecologia molecolare, zoologia, genetica e geologia, dimostrando che, tra scienziati, la collaborazione è la giusta alternativa alla concorrenza”.

L’articolo di Nature sottolinea i risultati ottenuti nel 2011, che indicavano il clima come colpevole dell’estinzione di massa dei grandi mammiferi, in mancanza però della prova decisiva, la “pistola fumante”.

Ora, l’esame dei 242 campioni di sedimenti del permafrost e degli otto campioni di grandi mammiferi dell’Artico, e l’analisi dei DNA relativi additano chiaramente il cambiamento della vegetazione al termine dell’éra glaciale come il principale responsabile di quell’estinzione.

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