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Migliaia di mammiferi fossili dell’Era glaciale in una grotta del Wyoming

In un antico inghiottitoio nel Wyoming, Stati Uniti, è stato rinvenuto un deposito straordinariamente ricco di resti fossili di animali preistorici

Scritto da Leonardo Debbia il 29.07.2014

L’Agenzia Reuters fa sapere che alcuni scienziati inizieranno tra pochi giorni una ricognizione in un antico inghiottitoio nel Wyoming, Stati Uniti, dove è stato rinvenuto un deposito straordinariamente ricco di resti fossili di animali preistorici, tra cui mammut, orsi, leoni, ghepardi e perfino cammelli, conservati insolitamente in buone condizioni.

Lo scavo, la cui durata prevista dovrebbe essere di due settimane, avrà per direttrice Julie Meachen, docente di Anatomia alla Des Moines University dell’Iowa (USA) e interesserà la Natural Trap Cave, che si trova nella regione centrosettentrionale del Wyoming, dove la grotta fu scoperta nel 1970.

A quel tempo, gli scienziati scoprirono che quella grotta, profonda 85 metri, costituiva un ricco deposito fossile che poteva avere un’età anche di 100mila anni, ma una spedizione sistematica all’interno della dolina non fu mai tentata prima d’ora, anche se ben 30mila esemplari sono stati raccolti finora durante il corso degli anni.

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Paleontologi al lavoro tra i resti animali fossili della Natural Trap Cave nel Wyoming. (fonte: National Park Service, WY)

La grotta, situata sul Bureau of Land Management e formata dal crollo di un letto di roccia calcarea ai piedi delle Montagne Bighorn, fu certamente una trappola mortale per gli animali preistorici, diventando una tomba per migliaia di antichi mammiferi che vi caddero dentro attraverso la bocca, larga 15 piedi, nascosta dalla fitta vegetazione. Gli studiosi dubitano che le cadute degli animali nella dolina sia mai avvenuta ad opera di uomini.

La forma della grotta, a campana, impedisce un’entrata naturale e infatti non c’è traccia di occupazione umana.
Le condizioni all’interno della voragine sotterranea, che si allarga per 120 piedi alla base, sono fredde e umide, offrendo così un grado di conservazione dei fossili paragonabile solo a quello offerto dai ghiacci della Siberia o dell’Artico, almeno secondo la Meachen.

“E’ come se fossero caduti in un frigorifero”, afferma la studiosa, riferendosi ai diversi animali, che era probabile seguissero piste per loro abituali durante le migrazioni stagionali. I sedimenti all’interno sono stratificati, in ordine cronologico, e quindi anche i fossili sono una ottima testimonianza dei cambiamenti faunistici avvenuti in relazione ai cambiamenti climatici che – viene rivelato – in un arco di 500 anni produssero un passaggio da clima glaciale all’attuale deserto.

Per recuperare i fossili, la dottoressa Meachen guiderà un team internazionale dal bordo esterno dell’apertura della grotta, coperta per decenni da una grata metallica posta a protezione del sito.
L’analisi dei fossili consentirà di fornire nuove intuizioni sui cambiamenti climatici della regione, sulle diete e la diversità genetica dei mammiferi nordamericani, che scomparvero durante la fase finale dell’Era glaciale, 10mila anni fa.

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