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Spitzer osserva le emissioni di gas della cometa Ison

"Stimiamo che ISON stia rilasciando circa 2,2 milioni di kg di anidride carbonica e circa 120 milioni di di polvere, ogni giorno", Carey Lisse, cordinartore della Comet ISON Observation Campaign della NASA

Scritto da Annalisa Arci il 24.07.2013

La cometa ISON (ufficialmente nota come C/2012 S1) ha un diametro inferiore a 4,8 chilometri e pesa tra i 3,2 miliardi e 3.200 miliardi di chilogrammi, ma è ancora troppo lontana per determinarne con precisione le reali dimensioni e densità. Il 13/06/2013 il telescopio spaziale della NASA Spitzer ha ripreso la cometa ISON  per 24 ore, durante il suo primo viaggio all’interno del Sistema Solare.

Le immagini sono state riprese con le fotocamere dello Spitzer nelle lunghezze d’onda del vicino infrarosso, 3.6 micron e 4.5 micron. Soprannominata “soda-pop comet”, l’effervescenza dalla sua superficie è probabilmente dominata da emissioni di anidride carbonica che formano una coda di 300.000 chilometri. In questo modo, è stato possibile monitorare le intense emissioni di gas, principalmente diossido di carbonio, che la cometa rilascia al suo passaggio. 

These images from NASA's Spitzer Space Telescope of C/2012 S1 (Comet ISON) were taken on June 13, when ISON was 310 million miles (about 500 million kilometers) from the sun. Image credit: NASA/JPL-Caltech/JHUAPL/UCF

(Crediti: NASA/JPL-Caltech/JHUAPL/UCF).

“Stimiamo che ISON stia rilasciando circa 2,2 milioni di kg di anidride carbonica e circa 120 milioni di di polvere, ogni giorno”, spiega Carey Lisse, il cordinartore della Comet ISON Observation Campaign della NASA e ricercatore presso la Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory in Laurel, Md. “Precedenti osservazioni effettuate grazie al telescopio Hubble della NASA e alla missione Swift sui Gamma-Ray Bursts ci avevano già fornito i limiti massimi di emissione per ISON. Ora grazie a Spitzer sappiamo per certo che l’attività della cometa lontana è costantemente alimentata dai gas”.

Il telescopio  Spitzer ha ripreso la cometa quando si trovava a circa 502 milioni di chilometri dal Sole, 3,35 volte più lontano della Terra. “Queste osservazioni effettuate su ISON sono uniche e pongono le basi per ulteriori scoperte che la NASA seguirà come parte di una campagna globale per lo studio delle comete e per capire come il sistema solare si è formato”, ha precisato James L. Green, direttore della NASA e docente di scienza planetaria a Washington. Come tutte le comete, ISON è una palla di neve sporca, un insieme di polveri e gas congelate, di acqua, ammoniaca, metano e biossido di carbonio. Alcuni di questi elementi sono i mattoni fondamentali che hanno portato alla formazione dei pianeti 4,5 miliardi anni fa. Dalla lontana Nube di Oort ha intrapreso il suo viaggio verso di noi 10.000 anni fa e il 28 novembre prossimo raggiungerà il suo perielio passando a 1,16 milioni di chilometri dal Sole.

Avvicinandosi al Sole si riscalderà gradualmente: i gas verranno rilasciati ma la sua attività sarà dominata dall’anidride carbonica fino a circa 3 AU, ossia 3 volte la distanza Terra-Sole, limite conosciuto come snow line e per ISON si verificherà proprio tra luglio ed agosto quando la cometa si avvicinerà a Marte.

ISON è stata individuata il 21 settembre 2012, da due astronomi russi, Vitali Nevski e Artyom Novichonok, quando si trovava tra le orbite di Giove e Saturno: una scoperta abbastanza precoce per una cometa, probabilmente resa possibile dalle abbondanti emissioni, un’opportunità unica di studio. “Questa osservazione ci dà una buona immagine di una parte della composizione di ISON e, per estensione, del disco protoplanetario da cui si sono formati i pianeti. Gran parte del carbonio nella cometa sembra essere rinchiuso nel ghiaccio di anidride carbonica. Ne sapremo ancora di più tra la fine di luglio e agosto, quando la cometa inizierà a scaldarsi e saremo in grado di rilevare il quantitativo più abbondante di gas congelati come bolle provenienti dalla cometa”, ha concluso Carey Lisse.

 

 

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