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Allarme Nazioni Unite: rischio “bancarotta dell’acqua”

Dopo aver esaminato 200 progetti a livello mondiale, uno studio mette in evidenza i problemi e le sfide che investono le risorse idriche mondiali

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 27.09.2012

Uno studio che ha coinvolto circa 200 progetti di respiro internazionale sul tema dell’acqua, condotto negli ultimi 20 anni, ha individuato una serie di importanti sfide, esistenti ed emergenti, e messo in luce come la scienza possa offrire rimedi efficaci.

Il Global Environment Facility (GEF), il più grande finanziatore pubblico di progetti volti a migliorare l’ambiente globale e a promuovere lo sviluppo sostenibile, ha collaborato con le Nazioni Unite e l’Università delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) per trarre evidenze e fondamentali riscontri da un’ampia gamma di importanti progetti transfrontalieri, che ha comportato investimenti per oltre 7 miliardi di dollari.

Una gestione insufficiente e disgiunta della domanda di sistemi idrici e acquatici si è tradotta in situazioni di pericolo per entrambi i sistemi, sociale ed ecologico. I bacini idrografici, in particolare, potrebbero subire nuove e crescenti pressioni a causa dell’urbanizzazione, della progressiva carenza idrica e della cattiva qualità dell’acqua.

Secondo lo studio, investire nella scienza, al fine di individuare le problematiche emergenti e le tendenze in atto per quanto riguarda l’uso delle risorse idriche, potrebbe contribuire a ridurre tali rischi. Allo stesso tempo, i rapporti tra scienza e politiche necessitano di un maggiore e più efficace consolidamento.

Secondo il rapporto Science-Policy Bridges over Troubled Waters, che sintetizza i risultati cui sono giunti oltre 90 scienziati di tutto il mondo assegnati a cinque gruppi di lavoro, in assenza di  immediate e concrete decisioni, assisteremo presto alla “bancarotta dell’acqua”  in molte regioni del mondo, con implicazioni sulla sicurezza alimentare ed energetica, sull’adattamento alla variabilità del clima, sulla crescita economica e, in generale, sulle sfide per garantire la sicurezza degli esseri umani.

Dal rapporto, che si è focalizzato principalmente sulle acque sotterranee, sui laghi e i fiumi, sulle fonti di inquinamento e sugli ecosistemi di maggiori dimensioni, sono emersi altri risultati chiave. 

Ad esempio, si è notato come i livelli di ossigeno disciolto nelle zone marine (un indicatore ecologico critico) sono diminuiti in modo significativo in un tempo relativamente breve. Nel 2008, più di 400 zone morte marine, occupavano una superficie totale di oltre 245.000 chilometri quadrati.

L’indagine ha altresì evidenziato un notevole aumento del calore immagazzinato negli oceani. Tali cambiamenti potrebbero avere impatti negativi sugli ecosistemi, sul livello del mare e sui mezzi di sussistenza dell’uomo.

I primi” campanelli d’allarme “, per quanto riguarda le questioni emergenti, vanno ascoltati e assolutamente presi in considerazione. Il rapporto fornisce raccomandazioni utili al GEF per favorire questo processo. Una delle lezioni principali che si trae da questo studio, è che la scienza deve svolgere un ruolo centrale nel determinare la natura e la priorità di tali investimenti, fondamentali per far fronte alle sfide future.

Fu in  occasione del vertice Rio+20 tenutosi a giugno, che i leader mondiali trovarono un primo accordo sulla necessità di rafforzare l’interfaccia scienza-politica e di promuovere la collaborazione internazionale di ricerca sullo sviluppo sostenibile. Ciò è particolarmente importante per quanto riguarda le risorse idriche in un momento in cui fattori come i cambiamenti climatici, l’urbanizzazione, l’inquinamento e la massiccia attività estrattiva, esercitano notevoli e preicolose pressioni.  

Alcuni passi positivi sono stati ì compiuti, ma la strada per migliorare la ricerca e ridurre l’inquinamento dell’ambiente marino è ancora lunga. La sfida non si esaurisce qui: l’acqua deve essere portata al centro dei piani di sviluppo, sulla strada verso una Green Economica inclusiva.

Le relazioni dei cinque Gruppi di lavoro e una sintesi della stessa, sono disponibili online all’indirizzo www.inweh.unu.edu / Fiume / IWScienceReports.htm

 

 

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