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Condanna degli esperti di L’Aquila: si dimette Luciano Maiani

E' ormai una questione internazionale la condanna degli esperti della Commissione Grandi Rischi di L'Aquila. Luciano Maiani si dimette e associazioni internazionali di scienziati scrivono al presidente Napolitano

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 23.10.2012

E’ arrivata ieri la condanna agli esperti che componevano la Commissione Grandi Rischi prima del terremoto di L’Aquila del 2009, in cui persero la vita 309 persone. Sei anni di reclusione per tutti gli imputati, sei esperti e il vice direttore della protezione civile, Bernardo De Bernardinis. L’accusa è di aver rassicurato i cittadini sull’eventualità che potesse arrivare un terremoto di grande entità, portando i cittadini ad avere comportamenti poco sicuri. Dopo la notizia si è dimesso oggi Luciano Maiani, presidente attuale della Comissione Grandi Rischi.

La notizia della sentenza è arrivata del tutto inaspettata fra gli esperti, nella comunità scientifica nazionale e in quella internazionale. Il problema, secondo la maggior parte degli scienziati, è che ora nessuno scienziato vorrà più assumersi la responsabilità di partecipare a commissioni sui rischi se poi potrà essere denunciato e condannato. Peggio ancora, questo episodio potrebbe portare ad una conseguenza più grave, e cioè che a commissioni di valutazione di questo genere parteciperebbero solo gli esperti meno preparati.

La reazione da parte degli scienziati si è già fatta sentire: si è dimesso oggi, come aveva già annunciato ieri, Luciano Maiani, presidente della Commissione Grandi Rischi.”Non è possibile fornire allo Stato una consulenza in termini sereni, professionali e disinteressati sotto questa folle pressione giudiziaria e mediatica,” ha dichiarato. Dopo di lui si dimetteranno tutti i vertici della commissione Grandi Rischi: dal vicepresidente Mauro Rosi al presidente emerito, on. Giuseppe Zamberletti.

I condannati sono stati ritenuti colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Oltre alla condanna a sei anni, sono stati condannati anche all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Chiarissima è arrivata la posizione riguardo all’accaduto dell’American Geophysical Union, che scrive in una nota: “Le accuse penali contro questi scienziati e funzionari sono infondate. Nonostante decenni di ricerca scientifica in Italia e nel resto del mondo, non è ancora possibile prevedere con precisione e in modo coerente i tempi, la posizione e la grandezza dei terremoti prima che si verifichino. E’ quindi errato pensare che il terremoto di L’Aquila avrebbe dovuto essere previsto. Le accuse possono anche danneggiare gli sforzi internazionali per comprendere le catastrofi naturali e ridurre i rischi associati, perché il rischio di contenzioso scoraggerà scienziati e funzionari nelle consulenze per i propri governi o anche nel lavoro nel campo della sismologia e della valutazione del rischio sismico.”

Anche l’American Association for the Advancement of Science ha scritto: “Anni di ricerca, in gran parte condotta da illustri sismologi del vostro paese, hanno dimostrato che non esiste un metodo scientifico accettato per la previsione dei terremoti che possa essere utilizzato in maniera attendibile per avvertire i cittadini di un disastro imminente. […] Siamo preoccupati che il sottoporre gli scienziati ad accuse penali per avere aderito a pratiche scientifiche condivise possa avere un effetto dissuasivo sui ricercatori, impedendo così il libero scambio di idee necessarie per il progresso della scienza e della loro disponibilità a partecipare a questioni di grande importanza pubblica.”

La stessa American Association for the Advancement of Science ha scritto una lettera al presidente Giorgio Napolitano che è già stata firmata dal 5.500 scienziati.

La questione è spinosa e risiede nella comunicazione fra scienziati e decisori politici. Peter Sandman e Jody Lanard, esperti della comunicazione del rischio hanno dichiarato a Corriere.it: “Il terremoto ha scioccato gli esperti. Dopo tutto era un evento improbabile. Anche il processo è stato uno shock. Ma il fatto che la conferenza stampa fosse scivolosa era prevedibile. Un esperto scientificamente scrupoloso avrebbe insistito per far passare un messaggio di incertezza. Un esperto politicamente astuto invece avrebbe declinato l’invito a partecipare”.

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  • Dott. For. Amb. Di Duca Massimo scrive:

    Allora, tanto per incominciare non bisogna istituire un nuovo processo Galilaiano, una nuova Inquisizione. Questo è fondamentale per capire la cosa. Non è una condanna della scienza della mancata scienza, ma solo di gente incompatente messa a lì per grazia ricevuta. Bertolaso e il Presidente del Consiglio di allora hanno fondamentale colpa, nello scegliere gente solo di chiara fede politica e non basarsi sulla loro totale competenza. E’ stato solo un’episodio marginale, quella della competenza, contava solo l’affermazione politica. Quindi va totalmente smontata questa campagna che dimostra solo un’attacco alla scienza. La cosa, che ha avuto eco internazionale, fa solo male a quelle persone morte per l’accaduto, pe quelle gente fatte rientrare in casa dopo 3 scosse di 3° grado succedutesi prima della grande scossa. Quindi avevano tutti dati per impedire alle persone di non allontanarsi. Quindi è giusta la condanna, che è solo alle persone incompetenti e politicamente mossi no alla scienza in quanto tale. Queste persone non vanno trasformate in nuovi Galileo Galilei ma solo gente meschina he ha giocato con la ita delle persone, solo per un’account politico. Quindi consapevoli di quello che facevano, quindi competenti anche se erroneamente. Cerchiamo di spegnere il fuoco di questa nuova inquisizione, che non esiste. Non c’è la condanna di un modo di fare scienze ma solo la condanna di fare una scienza che obbedisce solo al signore politico.