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Donne nella ricerca medica pagate meno degli uomini: studio

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 07.05.2010

Donne e AccademiaLe donne che fanno ricerca nelle scienze della vita continuano a ricevere livelli retributivi più bassi della loro controparte maschile, anche ai più alti livelli professionali e accademici, in base ad uno studio condotto dal Mongan Institute for Health Policy presso il Massachusetts General Hospital. Nel loro rapporto, pubblicato sul numero di aprile di Academic Medicine, i ricercatori hanno trovato anche differenze nei ruoli assunti dai membri di facoltà di sesso femminile e maschile durante la loro carriera.

“Il divario tra sessi nella paga è stato ben documentato, ma quello che non era ancora stato compreso è se la realizzazione accademica può superare il differenziale di paga,” dice Catherine DesRoches, dottoressa al Mongan Institute, che ha condotto lo studio. “Il nostro studio ha trovato che, nei consigli di facolta dei centri medici universitari, gli uomini sono pagati sostanzialmente di più delle donne con uguale qualifica.”

Studi precedenti, che documentavano disparità nei compensi e nella struttura gerarchica tra i  membri delle facoltà universitarie a seconda del sesso, non esaminavano la posizione degli individui, come per esempio l’attività dirigenziale. Lo studio attuale è stato invece progettato per capire se le attività e la produttivià – indicata dal numero di pubblicazioni su riviste scientifiche – continua a cambiare, e se questi cambiamenti nei curricula dei docenti sono accompagnati da un adeguamento del compenso, o se persistono differenze tra i sessi anche al variare delle attività professionali.

Nel 2007 i ricercatori hanno osservato più di 3000 scienziati presi a caso nei 50 più prestigiosi centri di ricerca medica che hanno ricevuto fondi del governo USA nel 2003 e nel 2004. L’inchiesta anonima includeva anche domande circa attività professionali degli intervistati – come posizioni di guida nelle loro università o partecipazione ai consigli di riviste scientifiche – numero di pubblicazioni totali e recenti in cui erano apparsi e il numero di ore spese per attività professionali, scientifiche e cliniche; e il compenso totale.

I risultati indicano che le donne che hanno raggiunto il grado di professore ordinario lavorano molte più ore alla settimana rispetto agli uomini dello stesso grado, una differenza che si vede soprattutto nelle ore passate in attività amministrative rispetto a quelle spese per compiti professionali o per attività di insegnamento e ricerca. Non ci sono significative differenze per ore lavorate tra professori associati (un ruolo meno importante di ordinario), ma le donne assistente (meno importanti degli associati) lavorano meno ore complessivamente, soprattutto facendo meno ricerca. Anche dopo aver controllato le differenze nel livello accademico, nella produttività della ricerca e in altre caratteristiche personali, le donne guadagnano dai 6.000 ai 15.000 dollari in meno per anno per livelli professionali comparabili a quelli maschili.

“Queste differenze possono sembrare modeste,” dice DesRoches, “ma in 30 anni di carriera, un membro donna di un organismo accademico guadagna circa 215.000 dollari meno di un uomo con lo stesso livello di riconoscimento e di carriera. Se questo deficit venisse investito in un fondo pensione che rende il 6% l’anno, la differneza crescerebbe a circa 700.000 dollari in una intera carriera. Per chi lavora anche dentro una facoltà di medicina, queste cifre vanno raddoppiate.”

Mentre lo studio non indaga le ragioni sottostanti alle differenze trovate, i ricercatori pensano che il maggior numero di responsabilità professionali prese dai professori ordinari donna potrebbero essere il risultato degli sforzi delle organizzazioni per migliorare la diversità dei loro dipartimenti e nella conduzione dei comitati. Le differenze di salario potrebbero provenire dall’esistenza di pratiche discriminatorie o dalle scelte che le donne fanno riguardo alle specialità.

“Le donne che lavorano nelle scienze della vita non dovrebbero dare per scontato che il loro trattamento economico sia uguale a quello dei loro colleghi maschi, e le istituzioni accademiche dovrebbero prestare molta attenzione alle proprie politiche di avanzamento di carriera e nei meccanismi di formazione interna,” dice Eric G.Campbell, autore principale dello studio. “Alla fine, sospetto che si debbano prendere in considerazione dei grossi cambiamenti all’interno delle nostre facoltà universitarie, per perseguire un ideale di eguaglianza di lavoro e paga nel mondo della medicina accademica.”

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