Dopo le crepe che misero a terra tutti gli F-35, dagli Stati Uniti arriva un’ulteriore doccia fredda. Gravi problemi di visibilità potrebbero rendere pericolose le missioni dell’F-35, il nuovo velivolo militare invisibile ai radar che anche l’Italia si appresta ad acquistare e che ha suscitato già innumerevoli polemiche a causa dell’aumento dei costi stimati per il nostro paese.
In un documento redatto dal Pentagono a febbraio e comparso sul sito internet Pogo.org, si apprende che l’F-35 è lontano dall’essere pronto per le missioni di combattimento. Dalle dichiarazioni dei piloti collaudatori i giudizi sono addirittura sprezzanti. In un vero combattimento l’aereo verrebbe abbattuto facilmente a causa di un difetto che impedisce di vedere un velivolo nemico in alcuni punti ciechi.
L’F-35 Joint Strike Fighter ha anche altri problemi, come il radar difettoso, il casco hi-tech obbligatorio che fornisce informazioni di stato errate e potenziali problemi con l’interfaccia di controllo touch screen.
Inoltre nel documento si legge che la valutazione dell’aereo è stata fatta su un range estremamente ridotto di test, in quanto alcune funzionalità di base non sono ancora disponibili, come il volo notturno o in condizioni di pioggia, tanto che la relazione “non deve essere usata per prendere decisioni per quanto riguarda la formazione di piloti meno esperti su un F-35A in un corso di qualificazione iniziale.”
In altre parole, per manovrare un F-35 per ora ci vuole un pilota molto esperto che sappia far fronte ai numerosi problemi tecnici che l’aereo ha manifestato.
Secondo gli ispettori, su cinque grandi categorie di attività di formazione che sono normalmente incluse in un programma di addestramento, una sola è stata realizzata completamente, mentre altre due sono state realizzate in parte e due non sono state raggiunte a causa dell’immaturità del sistema.
Inoltre, i tester hanno trovato otto “serie” aree a rischio che devono essere affrontate nel jet, che vanno dalla mancanza di ore di test al potenziale malfunzionamento del sedile di espulsione.
Altre questioni individuate come ad alto rischio includono il fatto che non si dispone di un sensore automatico che espelle automaticamente il pilota se l’aereo finisce in acqua, la mancanza di protezione dai fulmini e i problemi di interfaccia pilota-veicolo che, se non corretti, porterebbero gli autori a ritenere difficile che “il pilota sia in grado di eseguire attività critiche in modo sicuro.”
All’F-35 è attualmente proibito volare di notte o in condizioni atmosferiche non buone, ad esempio con la pioggia. Nel complesso, “in un aereo da caccia maturo, la fase di familiarizzazione è seguita da diverse fasi di combattimento, come il combattimento aereo, l’attacco a terra e operazioni tattiche notturne”, secondo il rapporto. “L’F-35A non ha ancora la capacità di permettere ai piloti di allenarsi in queste fasi, né ha alcuna capacità di combattimento reale, perché lo sviluppo del sistema è ancora immaturo.”
I commenti dei piloti
La parte forse più interessante della relazione è quella dei commenti dei piloti collaudatori. Tutti e quattro i piloti hanno commentato che c’era scarsa visibilità nella cabina, dovuta sembra a difetti di progettazione.
Un pilota ha affermato di aver avuto difficoltà a vedere altri aerei a causa della posizione del cupolino, mentre altri hanno indicato come la visibilità posteriore sia un importante – potenzialmente mortale – difetto.
“Il poggia testa è troppo grande e impedisce la visibilità a poppa e la capacità di sopravvivenza durante i combattimenti sia di superficie e in aria”, ha commentato un pilota citato nella relazione. “La [scarsa] visibilità a poppa significa un pilota morto ad ogni ingaggio.”
Un altro problema comune è il fallimento del sistema radar. “Le carenze del radar varia dalla completa avaria in due casi alla mancata visualizzazione degli obiettivi in un altro caso, fino alla cattura inspiegabile di un obiettivo errato in un altro caso. Inoltre, il computer ci ha messo troppo tempo a sviluppare una traccia degli obiettivi in un altro caso,” si legge ancora nel rapporto.
Tutti i piloti hanno avuto problemi con il casco ipertecnologico, che permette di visualizzare informazioni al pilota teoricamente senza distrarlo dalla missione. Pur riconoscendo che il programma JSF è al lavoro per sviluppare ulteriormente il casco, gli autori del rapporto affermano che i commenti dei piloti rendono “chiaro che alcuni di questi problemi sono in grado di ostacolare in maniera rilevante l’addestramento al combattimento più avanzato e la capacità operativa in futuro, se non ci sarà una rettifica.”
L’Italia e l’F-35
L’Italia è da tempo coinvolta nel progetto dell’F-35, tanto che partecipa anche all’assemblaggio finale con la società Finmeccanica. Già nel 1996 e nel 1998 fu firmato un “Memorandum of Agreement” per realizzare la fase concettuale-dimostrativa. Con la maggioranza di centrodestra e il governo Berlusconi nel 2002 le Commissioni Difesa di Camera e Senato approvarono la partecipazione alla fase di sviluppo, con un impegno di spesa di circa 1.190 milioni di euro.
L’8 aprile 2009 le Commissioni difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole sullo schema di programma trasmesso dal Governo che comprendeva l’acquisto di 131 F-35 al costo di 12,9 miliardi di euro, spalmati fino al 2026 e la realizzazione, presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara), di una linea di assemblaggio finale e di verifica per i velivoli destinati ai Paesi europei.
Il 15 febbraio 2012, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha ridotto l’ordine da 131 a 90 unità (60 F-35A a decollo tradizionale e 30 F-35B a decollo corto da utilizzare ad esempio sulla portaerei Cavour).