Lo studio ha coinvolto 179 paesi ed ha tenuto conto di sei criteri di giudizio: “il numero di giornalisti, assistenti all’informazione e cibercittadini imprigionati o uccisi per motivi connessi alle loro attività, il numero di giornalisti rapiti, quello dei giornalisti che sono fuggiti in esilio, quanti di loro hanno subito violenze fisiche e arresti, il numero di mezzi di comunicazione censurati” e le violenze nei confronti di operatori media da parte dei paesi occupanti in territorio straniero.

La metodologia. Lo strumento metodologico principale è stato un questionario molto dettagliato, al quale hanno risposto 18 ONG partner di RSF e 150 corrispondenti tra giornalisti ed esperti di diritti umani in tutto il mondo.
La ricerca ha considerato solo gli stati che permettono un’esauriente raccolta dati.
Il punteggio va da 0 a 100 dove lo zero sta ad indicare il massimo di libertà di espressione.
I primi tre. Al primo posto si attesta la Finlandia, in cima alla classifica dall’anno scorso. Ad essa seguono Olanda e Norvegia. I tre paesi confermano di essere le democrazie più mature al mondo.
Al Lussemburgo e Andorra, presenti al quarto e quinto posto succede la Danimarca, altro paese del Nord Europa che chiude il cerchio ‘invidiabile’ delle democrazie del Nord.
Europa e Italia. Restando in Europa, con una media regionale complessiva del 17,5, la maggioranza dei Paesi resta nella top 30. L’Italia, invece, con 26,11 punti scivola in 57° posizione preceduta dall’Ungheria e seguita da Hong-Kong.
La ragione di questa cattiva performance è da attribuire alla mancata depenalizzazione del reato di diffamazione e alle leggi bavaglio continuamente paventate in Parlamento.
Il Giappone, che fino all’anno scorso occupava il 22° posto è letteralmente sprofondato al 53°: causa la censura su Fukushima e sull’industria nucleare.
BRIC. Nell’area BRIC troviamo l’India al 140° posto per aver continuato a censurare il web, la Russia al 148° a seguito del ritorno di Putin e della repressione al potere e la Cina che guadagna una posizione ma fa poco per i giornalisti detenuti e la libera informazione su Internet.
Migliori performances.I balzi in avanti più sorprendenti sono quelli del Malawi, + 71 posizioni, la Costa d’Avorio, + 63, la Birmania, + 18 e l’Afghanistan, + 22 posti per non avere giornalisti incarcerati.
I peggiori. Passando all’altro capo della lista troviamo l’Eritrea, che resta il peggior posto di sempre in quanto a libertà d’espressione, la Corea del Nord ed il Turkmenistan.
Nel paese africano, nonostante il recente tentativo da parte di soldati ribelli di prendere il Ministero dell’Informazione, si lasciano morire ancora troppi giornalisti in carcere.
Un dato significativo è quello dei Paesi della cosiddetta Primavera araba. Pur avendo rovesciato regimi dittatoriali, i loro nuovi rappresentanti non hanno ben visto l’opposizione di blogger, giornalisti e cittadini.
La Tunisia infatti ha perso 4 posizioni raggiungendo il 138° posto, l’Egitto ne ha guadagnate 8 – 158° in classifica – e la Libia ben 23 attestandosi 131°.
Sono ancora troppe le turbolenze istituzionali per poter considerare i governi di questi Paesi finalmente estranei dal controllo dei media.
La ringrazio per la sua risposta e ovviamente non posso che essere d’accordo con lei, la libertà di espressione va tutelata a prescindere dall’opinione espressa.
Volevo solo aggiungere una precisazione al mio intervento precedente: secondo me la libertà di stampa in un paese può essere meglio valutata aggiungendo ai criteri già utilizzati anche strumenti atti a misurare la sua indipendenza.
Ad esempio creando una sorta di “indice di concentrazione” volto a capire la percentuale di mezzi di comunicazione controllati direttamente o non da un soggetto economico.
O ancora, valutando quanto è possibile per il cittadino sapere da dove arrivano i finanziamenti ad un giornale, una rivista e così via.
Ritengo molto attente le sue osservazioni. Sul punto relativo alle finalità dell’inchiesta, e cioè sul fatto che sembra più che altro uno strumento per misurare l’indice di persecuzione dei giornalisti, le chiedo quale altro criterio avrebbero potuto utilizzare per stilare una classifica del genere. Mi sembra una domanda legittima. A me ne viene in mente soltanto uno: quante condanne per diffamazione sono state applicate dai tribunali di ogni paese ai danni di chi nel bene o nel male si è avvalso della libertà di espressione.
Detto questo, il codice penale tutela ‘l’onore’ del diffamato e punisce chi non abbia avuto cura di raccontare la realtà così come essa è.
Il caso recente di Sallusti è un esempio calzante: i giudici non l’hanno condannato per essersi detto favorevole alla pena di morte per i responsabili dell’aborto di una ragazzina di tredici anni, ma per aver scritto che l’aborto le era stato imposto.
Parafrasando Voltaire, pur non essendo d’accordo con Sallusti difenderò sempre il suo diritto ad esprimersi liberamente, sempre che Sallusti scriva tutta la verità.
Detto questo sono assolutamente d’accordo con lei sulla necessità che l’informazione debba essere obiettiva e sopratutto veritiera.
Buongiorno,
non vorrei dare un giudizio troppo affrettato su questa classifica, ma leggendo i criteri usati per stilarla, credo che sarebbe meglio definirla “indice di persecuzione della stampa”,
Nel nostro paese possiamo parlare di stampa “libera” quando la maggioranza delle testate nazionali sono espressioni di enti politici ed economici e da essi vengono finanziati? Il CdA RAI è di nomina politica e Mediaset sappiamo benissimo a chi appartiene.
Sulle “leggi bavaglio” sono d’accordo con voi, alcune proposte circolate in quest’ultimo anno erano davvero abominevoli, ma sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa vi invito ad una piccola riflessione: come ci si deve comportare quando la “libertà” di una testata diventa un vero e proprio vulnus della democrazia.
Ritenete corretto che un giornale possa mettere in piedi una campagna diffamatoria nei confronti di un qualsiasi soggetto riportando notizie parziali o addirittura inventate, senza per questo subire una pena che non sia la semplice sospensione/radiazione dell’ Ordine dei Giornalisti?
Libertà di stampa è, a mio modesto parere, anche la garanzia per il cittadino di ottenere un’informazione puntuale, obiettiva, e veritiera, cosa che non si misura semplicemente “contando” i giornalisti incarcerati, rapiti, etc.