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Sono 23 le centrali nucleari in aree ad alto rischio tsunami

Uno studio scientifico, guidato da ricercatori spagnoli, ha identificato per la prima volta gli stabilimenti che producono energia nucleare maggiormente pericolosi in caso di tsunami. Si tratta di 23 centrali in totale situate in zone pericolose, compresa Fukushima I, con 74 reattori localizzati nell’est e sud-est asiatico.

Scritto da Giulia Chiarenza il 26.09.2012

Lo tsunami che ha colpito il Giappone nel Marzo 2011 ha rivelato una serie di negligenze responsabili del disastro nucleare correlato alla calamità. Uno studio scientifico, guidato da ricercatori spagnoli, ha identificato per la prima volta gli stabilimenti che producono energia nucleare maggiormente pericolosi in caso di tsunami. Si tratta di 23 centrali in totale situate in zone pericolose, compresa Fukushima I, con 74 reattori localizzati nell’est e sud-est asiatico.

Impianto nucleare danneggiato presso Fukushima, Giappone. Crediti: Tepco

Impianto nucleare danneggiato presso Fukushima, Giappone. Crediti: Tepco

Come ben sappiamo dopo il disastro nucleare in Giappone, gli Tsunami non sono solo sinonimo di distruzione di case e città, ma anche della sicurezza della popolazione e dell’ambiente. Dal momento che si tratta di fenomeni difficili da prevedere, un team di scienziati ha fatto una mappatura delle possibili zone a rischio che ospitano siti nucleari o che li ospiteranno a breve.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Natural Hazards ha identificato 23 stabilimenti e 74 reattori in zone con alto potenziale di rischio tsunami.
“E’ la prima volta che abbiamo a che fare con una mappa della distribuzione globale di centrali nucleari situate sulle coste ed esposte al rischio di tsunami” spiega José Manuel Rodríguez-Llanes, co-autore dello studio e ricercatore al Centre for Research on the Epidemiology of Disasters (CRED) presso la Catholic University of Leuven in Belgio. Gli autori hanno utilizzato dati storici, archeologici e geologici per determinare il rischio tsunami.
Nonostante questi disastri naturali minaccino praticamente l’intera costa del continente americano, quella Atlantica di Spagna e Portogallo, quella del Nord Africa e del Mediterraneo orientale, in particolare il sud e il sud est asiatico sono a maggior rischio per la presenza di centrali nucleari.
Secondo un altro autore, Debarati Guha-Sapir, “l’impatto del disastro naturale sulla natura è destinato ad essere persino peggiore a causa della crescente interazione con installazioni tecnologiche” .

Cina prossima potenza nucleare

27 dei 64 reattori attualmente in costruzione sono stati trovati in Cina. Il dato ribadisce l’investimento massiccio sul nucleare da parte della potenza asiatica. “La questione più rilevante è che 19 di questi 27 sono in costruzione in aree definite ‘pericolose’ “ sottolineano gli autori dello studio.
Per quanto riguarda il Giappone, che a marzo 2011 ha subito le conseguenze del peggiore tsunami della storia, ci sono ancora 7 stabilimenti con 19 reattori a rischio, uno dei quali sta per essere costruito. La Corea del Sud sta per azionare due centrali con 5 reattori a rischio, l’India due e il Pakistan uno, in aree che potrebbero subire le conseguenze catastrofiche di uno tsunami.

Il fantasma di Fukushima

“La posizione scelta per le installazioni nucleari non ha implicazioni solo per il paese che le ospita, ma anche per le aree che rischiano di essere colpite dalle perdite radioattive” suggerisce Joaquín Rodríguez-Vidal, principale autore dello studio e ricercatore presso l’ University of Huelva.
Dopo il disastro di Fukushima dovremmo imparare la lezione. Prevenzione e ricerca scientifica sono gli strumenti migliori per evitare catastrofi simili. Il professore Rodríguez-Vidal mette l’accento sull’importanza di maggiori analisi locali sull’amplificazione sismica di ogni centrale nucleare e sull’adattamento dell’installazione.

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  • Fabio De Gregorio scrive:

    …Per questo buon motivo l’umanità può “tranquillamente” ritenersi seduta su un’immane polveriera.