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Slimonia

I suoi chelicheri (le “mandiboline” esterne presenti in gran parte degli artropodi) erano sovrasviluppate al punto da formare vere e proprie chele, che contribuivano a renderlo più simile ad un vero e proprio scorpione

Scritto da Andrea Maraldi il 07.10.2014

Spesso il nome o l’aspetto di un animale può ingannarci, specialmente quando possiamo vederlo solo in forma di fossile: la storia del nostro pianeta è talmente lunga e ricca di ogni tipo di creatura che spesso ci imbattiamo in esseri viventi che ce ne ricordano altri, pur avendo poco o niente un comune con essi a parte una superficiale somiglianza. E’ il caso ad esempio dei Euripteridi, i cosiddetti “scorpioni di mare”, che malgrado il nome e l’aspetto non erano antenati diretti degli scorpioni e spesso non vivevano nemmeno in acque salate. E’ il caso ad esempio della Slimonia, uno dei rappresentati più grandi della famiglia.

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Gli Euripteridi erano una famiglia di Artropodi predatori acquatica molto, molto antica: i primi segni della loro presenza risalgono a rocce della fine del Cambriano, quindi  qualcosa come 500-490 milioni di anni fa, e si ritiene possibile che sia stata in parte la concorrenza con loro a spingere all’estinzione varietà più antiche di invetebrati predatori quali l’Anomalocaris, di cui abbiamo già parlato in precedenza. Gli Euripteridi erano predatori da fondale, che prediligevano le acque calme e poco profonde: con il passare del tempo l’aumento dei livelli di salinità nell’acqua marina e la competizione con i molluschi ed i primi pesci predatori li ha spinti a risalire i fiumi degli antichi continenti ed a vivere quasi unicamente in acque dolci.

La Slimonia, vissuta in Europa circa 400 milioni di anni fa durante il periodo Siluriano, era una delle varietà di Euripteridi che si era evoluta per vivere in un habitat unicamente di acqua dolce: se ne conoscono al momento 3 specie, e la varietà più grande era lunga quasi due metri; le dimensioni e l’anatomia lasciano pensare che possa essere l’antenato del più famoso Pterygotus, lo “scorpione di mare” più grande attualmente noto alla scienza, comparso poco dopo. Come quasi tutti i membri della famiglia degli Euripteridi Slimonia aveva un corpo piatto e segmentato, con una grossa testa squadrata ed occhi compositi.

I suoi chelicheri (le “mandiboline” esterne presenti in gran parte degli artropodi) erano sovrasviluppate al punto da formare vere e proprie chele, che contribuivano a renderlo più simile ad un vero e proprio scorpione, la parte terminale corpo invece, il cosiddetto telson, era a forma di spatola ed aveva un aculeo al centro. Ignoriamo se fosse o meno velenoso. In termini di locomozione, era dotato di tre paia di zampe simili a quelle dei crostacei, più una coppia di penducoli appiattiti in cima, che probabilmente fungevano da stabilizzatori o da timoni quando l’animale nuotava attivamente anziché muoversi nei fondali. Era indubbiamente un predatore, e probabilmente passava gran parte della sua vita nascosto sotto i fondali sabbiosi, tendendo agguati ai pesci corazzati che vivevano nei fiumi e nei laghi dell’epoca.

Sebbene ci sia ancora chi sostiene che gli Euripteridi siano gli antenati degli Aracnidi, sembra più probabile che i loro parenti più prossimi ancora in vita siano i limuli, curiosi artropodi racchiusi in guscio emisferico, che vivono lungo le coste del Nord America. I limuli sono in grado di camminare e sopravvivere fuori dall’acqua per brevi periodi, ed è possibile che fosse lo stesso per Euripteridi: poter cercare nuove distese d’acqua in cui stabilirsi in caso di siccittà o sovraffollamento sarebbe stato di certo un grande vantaggio per la sopravvivenza dei membri di questa famiglia. Considerate le dimensioni però, è improbabile che gli esemplari adulti di Slimonia fossero in grado di compiere simili viaggi… è però possibile che ne fossero capaci quando giovani e più piccoli, per evitare di restare nel territorio dei genitori e di dover competere con loro.

L’estinzione degli Euripteridi, come di moltissimi altri animali, avvenne alla fine del Permiano, a causa della formazione della Pangea, che causò la scomparsa di molti bacini di acqua dolce e sconvolse anche gli equilibri della vita marina.

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