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Il valore della memoria storica

Scritto da Maria Rosa Pantè il 09.09.2013

Sono stata, il 7 settembre, a un Convegno in cui si è parlato della Resistenza. Il Convegno, tenutosi a Varallo, prov. di Vercelli, è inserito in una serie di celebrazioni per i 40 anni della consegna della medaglia d’oro al valor militare alla Città di Varallo per la Valsesia.

Mentre ascoltavo le interessanti relazioni sul tema “Armistizio. Prigione. Resistenza” pensavo a svariate cose.

In primo luogo al fatto che il pubblico era antico, per lo più coi capelli bianchi, con le rughe e vivi i ricordi. Perché una guerra è evento che dura per sempre nell’animo di chi la vive.

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In secondo luogo, riflettevo che, per ora, io, che ho 52 anni, sono di una generazione che non sa cosa sia la guerra se non per averla studiata o per le immagini delle guerre che arrivano dai telegiornali. Siamo così grazie al cammino che l’Europa ha fatto in seguito allo shock della II guerra mondiale. E’ possibile, ci si è chiesti, subito dopo la guerra, un modo diverso di comporre i conflitti? La risposta è stata l’Unione Europea e decenni di pace (sia pure solo nei confini della comunità). Purtroppo la costruzione del’Europa è oggi ferma e le sue conquiste sociali sono assediate dai poteri finanziari che vorrebbero “cinesizzarci” tutti.

In terzo luogo ho capito oggi profondamente quanto sia vera la frase “raccontami una storia”. La parola storia ha assunto tante, diverse accezioni: frottola, lamentela, racconto fantasioso, ricostruzione di fatti.

Nel Convegno storia è certo racconto di fatti, ma anche un po’ romanzo… Mi spiego: so che quel che è stato detto è frutto dell’esperienza viva, dolorosa dei militari, degli internati, dei prigionieri, ma il tempo fa sì che questa storia diventi una serie di storie, di narrazioni, di racconti. Io credo sia inevitabile e questa trasformazione rende i fatti mitici, ed è un guadagno, ma c’è una perdita: i fatti si allontanano, sembrano racconti, perché meno vicini alla nostra esperienza.

Per questo voglio sottolineare e ribadire con forza il ruolo fondante della memoria, dell’esperienza tramandata e condivisa sia sotto forma di diario, che di saggio storico, che di racconto. Senza le radici non stiamo in piedi. Le nostre radici recenti sono la nostra Costituzione. Chi la vuole cambiare vuole metterci in ginocchio, ma noi dobbiamo resistere. In piedi!

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