
Buon venerdì!
Oggi dobbiamo dedicare la nostra attenzione a colui che viene considerato il pensatore che da inizio all’età moderna: René Descartes, meglio conosciuto, nel nostro paese, come Cartesio.
Il suo metodo razionalistico dominerà per molto tempo nella storia della filosofia.
Contrario al principio di autorità che aveva dominato il medioevo-per il quale, ricordo, alcuni autori possedevano una supremazia ideologica totale su tutti gli altri, ad esempio Aristotele- Cartesio rivendicava l’autonomia della ragione umana, la quale è in grado in modo indipendente di pervenire alle più alte verità grazie ad un corretto metodo per organizzare i pensieri e le conoscenze.
La ricerca di tale metodo diviene per Cartesio la parte essenziale della sua ricerca filosofica: universalizzare la scienza e la ragione tramite un metodo rigoroso.
Parlare di unità di metodo significa anche parlare di unità del sapere: il nostro autore paragona le scienze ad un albero, le cui radici rappresentano la metafisica e la filosofia, il tronco la fisica, i rami le rimanenti, scienze come la medicina, la meccanica.
E’ il carattere intuitivo- e dunque evidente- quello principale del metodo razionale su cui si fonda la possibilità di dedurre qualcosa, procedendo per “ certe regole facili e certe, indipendentemente dal singolo osservatore”.
Cartesio pensa che l’unica scienze che garantisca un’assoluta sicurezza di certezza ed evidenza sia la matematica.
Mi soffermo un secondo sulle fondamenta del metodo cartesiano per sottolineare la vicinanza enorme con la nostra idea attuale di scienza. Descartes fonda tutta la sua costruzione teorica sul principio dell’evidenza, le cui componenti essenziali sono la chiarezza e la distinzione.
Chiara è una conoscenza che viene recepita immediatamente senza ricorrere a ragionamenti altri o deduzioni.
Distinta è invece una conoscenza che, essendo chiara, non può confondersi con nessun’altra. Tutta la conoscenza umana deve perciò basarsi su conoscenze di idee chiare e distinte.
Quale scienza merita di essere il fondamento di tutto questo sistema?
La matematica, come abbiamo già detto precedentemente, ricopre un ruolo essenziale per Descartes, ma, non può essere la radice della conoscenza per una semplice ragione che il nostro autore esplica in questo modo: 1+1=2 appare evidentissimo per l’uomo, ma chi ci dice che non esista un Genio maligno che faccia apparire evidente all’uomo ciò che in realtà evidente non è, e che dunque lo conduca in errore anche sui principi matematici?
Lo stesso vale per la conoscenza sensoriale: è fallace ed estremamente soggettiva.
L’unica evidenza che rimane, al di sopra di ogni dubbio possibile, si trova nell’atto stesso del pensiero: il cogito.
Il pensiero è l’unica cosa che è certa di sé e della sua esistenza. Affermare ciò, significa porre “l’io penso” come fondamento di ogni evidenza e unica via percorribile verso la verità, dando inizio in filosofia al cosiddetto soggettivismo.
L’ontologismo antico, basato sull’essere o sull’attenzione verso l’essenza di Dio, viene sostituito da un forte antropologismo nell’età moderna, di cui Cartesio indubbiamente si fa profeta.
Dal punto di vista ontologico, il nostro autore distingue soltanto due sostanze: il pensiero ( la famosa res cogitans) e l’estensione ( la res extensa). La prima appartiene soltanto all’uomo, la seconda caratterizza tutti i corpi. Tutto l’universo è quindi ricondotto da due soli principi: l’estensione e il movimento. Ogni altro fenomeno come il caldo, il freddo ecc. sono ricondotti al movimento, proponendo l’idea che l’intero universo sia composto dalla combinazione di particelle elementari di materia, aggregatosi in virtù del movimento rotatorio dell’universo stesso.
L’immagine che ne deriva è quella di un universo come immensa macchina e, traslando il ragionamento, lo stessi si può dire per gli animali e l’uomo.
Ciò è quello che si intende quando si parla in “ filosofese” di Meccanicismo cartesiano: tutto è spiegabile razionalmente in quanto i meccanismi di ogni cosa sono simili a quelli logici di una macchina.
Tale meccanicismo è sì un metodo o un ordine esplicativo della realtà, ma contempla sempre al proprio interno il problema di Dio, la cui esistenza non viene negata in nessun caso, anzi, viene vista come la garanzia suprema dell’ordine razionale del mondo.
L’ultima questione che resta aperta è quale rapporto intercorra fra il corpo inteso come estensione e il cogito? Cartesio esclude che il pensiero sia nel corpo ( si contrappone in questo senso a Platone che presentava l’immagine del nocchiero della nave per illustrare il rapporto anima-corpo) ma propone una soluzione dapprima provvisoria pensando ad una mescolanza dei due elementi ovvero, alcune sensazioni sarebbero colte dal copro altre dal cogito. Successivamente teorizza che vi sia un organo specifico in cui vi sia un reale contatto fra le due sostanze: la ghiandola pineale.
Ricapitolando: la natura, esattamente come gli animali e in parte l’uomo sono macchine per Cartesio, guidate da una logica interna che è possibile scoprire tramite un metodo scientifico. Solo l’uomo possiede il cogito: ne consegue logicamente che solo l’uomo è in grado di conoscere e “fare da padrone nel mondo”.
Ben approdati nella modernità, miei cari lettori!
Il film che vi propongo oggi è il Disprezzo ( le Mempris) di Jean-Luc Godard.
Buone feste a tutti!