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L’alba del pensiero. Puntata 16, il migliore dei mondi possibili di Leibniz

Scritto da Alba Fecchio il 21.01.2011

Alba del pensiero - rubrica settimanale di filosofia e natura

Il Seicento, il secolo che stiamo cercando da ormai qualche settimana di raccontare è caratterizzato dal fiorire delle scienze. In questo periodo non si manifesta ancora, tra scienza e filosofia, quella spaccatura che caratterizzerà, al contrario, il pensiero dell’Ottocento.

I grandi filosofi sono anche scienziati e viceversa: non a caso lo stesso termine “ filosofia” viene usato anche in campi prettamente scientifici, come trattati di fisica o di biologia.

Da ricordare vi sono vari nomi, soprattutto scienziati, partendo da quello di Isaac Newton, Robert Boyle e il nostro italiano Marcello Malpighi.

Questa “fusione” ancora latente fra filosofia e scienza fa sì che alcuni pensatori siano di difficile comprensione, soprattutto per l’uso di un linguaggio estremamente settoriale. Questa premessa era necessaria per introdurre il pensatore di cui parleremo oggi: Gottfried Wilhelm Leibniz.

Di origine tedesca, si occupò per tutta la sua vita di coniugare interessi scientifici ed etico-morali.

Intorno al 1670 si occupò lungamente di calcolo infinitesimale, accanto a Newton arrivando a teorizzare e usare per la prima volta le integrali.

Lavorò a lungo su un progetto ambizioso: costruire un linguaggio universale, sostituendo al linguaggio letterario, caratteri o simboli definiti e stabiliti per convenzione. Combinando tra loro i vari simboli semplici, sarebbe stato possibile giungere ad idee complesse. Questo a cosa serve? Serve a trovare una via di verità assoluta grazie alla logica matematica: tramite il calcolo e le dimostrazioni, si porrebbe fine alle infinite diatribe ideologiche. Anziché discutere, si calcolerebbe per stabilire la verità delle asserzioni. Leibniz sogna, di conseguenza, una enciclopedia universale in cui, usando un metodo di conoscenza matematico e rigorosamente veritiero, si possano raccogliere tutte le nozioni conosciute al mondo, categorizzandole.

Quello che a noi interessa maggiormente, però, è la sua visione ontologica. Criticando Cartesio, Leibniz sostiene che la natura non sia costituita da altro che una molteplicità di centri di forza che, espandendosi, raggiungono il loro limite. L’energia, definita anche come forza viva, non è nulla di passivamente corporeo ma è un’attività. Ogni centro di tale forza viva è un centro di percezioni che il nostro filosofo chiama Monade.

Una monade è quindi una” forma sostanziale dell’essere”. Mi spiego meglio: è come se ogni monade rappresentasse l’intero universo dal suo singolare punto di vista.

Cosa significa ciò? Significa che ogni monade svolge le sue percezioni in armonia con tutte le altre. Facciamo un esempio semplice: le mondai che compongono la mia gamba differiscono da quelle che compongono il mio occhio per la funzione per cui sono state create, ma c’è una più globale ed alta corrispondenza. Esse differiscono tra loro, in quanto rispondono a percezioni diverse, ma insieme, rispondono ad un’esigenza totale del “mio corpo”. E’ come se fossero punti di vista diversi di una sola cosa.

Questa corrispondenza è spiegata da Leibniz come la conseguenza diretta della creazione divina del mondo. Dio è l’autore di un’armonia prestabilita che collega fra loro le monadi.

Tale armonia è calcolata dal Creatore in modo matematico. Perciò appare evidente conseguire al nostro filosofo che questo sarebbe il “migliore dei mondi possibile” ove cioè, la quantità di male sarebbe stata limitata al minimo da Dio stesso. Il male esiste, non viene negato come fa Sant’Agostino, ma deve, per forza di cose, essere limitato al minimo essendo Dio creatore perfetto e buono. Se il mondo è questo è non un altro, non può che essere il mondo migliore possibile.

Leibniz aprì una lunga diatriba con Newton: L’universo non si può spiegare, per Gottfried con un moto casuale di particelle che interagiscono secondo solo la legge di gravità, ma è necessaria l’opera di un Dio che, come un orologiaio, crea e agisce con logica matematica nel mondo.

L’obbiettivo evidente del nostro filosofo di oggi è quello di coniugare il meccanicismo della scienza con le verità della religione, il razionalismo filosofico e il teleologismo ( finalismo) della morale. La via da lui intrapresa non fu seguita da molti almeno idealmente, provocando così una frattura sempre più netta fra materie e ricerche scientifiche e interessi morali…

Forse rileggere Leibniz oggi significa proprio questo: sforzarsi di trovare un dialogo alla pari fra scienza, religione e morale.

Il film che vi consiglio questa settimana è Caos Calmo di Nanni Moretti.

Buona settimana!

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