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L’alba del pensiero. Puntata 22, alla scoperta di Immanuel Kant

Scritto da Alba Fecchio il 04.03.2011

Alba del pensiero - rubrica settimanale di filosofia e natura

Eccoci arrivati alla svolta tanto conclamata la settimana scorsa. Il filosofo di cui parleremo oggi è talmente importante e complesso che sicuramente ci farà compagnia per due settimane. Immanuel Kant nasce a Konigsberg, allora capitale della Prussia, da una famiglia modesta: padre sellaio e madre casalinga, nel 1724. La madre, di fede pietista, lo educa seguendo questo movimento protestante che dava grande importanza al sentimento della fede, contro ogni tipo di chiusura dogmatica. Non a caso il nostro Immanuel, si iscrive alla facoltà Teologia all’università, ma dimostra subito un grande interesse anche per le materie scientifiche come la matematica e la fisica. Le ristrettezze economiche lo obbligheranno ben presto a svolgere la docenza per privati, solo successivamente arriverà all’insegnamento accademico. Il capolavoro di Kant è indubbiamente la Critica della ragion pura, pubblicata nel 1781, a cui oggi dedicheremo la nostra attenzione, lasciando le altre due critiche- la Critica della ragion pratica e la Critica del giudizio– momentaneamente da parte.

Le influenze, da Kant stesso evidenziate, nella sua formazione sono quelle degli empiristi inglesi, come Locke e Hume a cui aggiungiamo Newton e il suo metodo scientifico.

Colui che rappresentò la funzione di sveglia dai “sogni dogmatici” fu indiscutibilmente Hume, anche se egli non approdò mai ad una svolta scettica.

Hume aiuta Kant ad arrivare alla sua “svolta copernicana”. Mi spiego meglio. Kant leggendo Hume arriva ad una consapevolezza che lo accompagnerà sempre: la filosofia ha preteso di modellare la conoscenza sugli oggetti che gli capitavano di fronte. Non si è invece riflettuto su di un’altra possibilità, quella cioè che siano gli oggetti dell’esperienza a doversi modellare sul soggetto che conosce. E’ tale conversione che è la vera rivoluzione Kantiana: dobbiamo supporre che non sia il nostro modo di conoscere a modellarsi sugli oggetti, ma, esattamente l’inverso, ossia che siano gli oggetti a modellarsi sul nostro modo di conoscerli. Ecco il punto di partenza. Con questo presupposto è necessario indagare il modus cognoscendi dell’uomo. Il sistema Kantiano è estremamente logico e preciso. Vi dovrò chiedere un po’ di pazienza per seguire questa partizione che, mi rendo conto, possa risultare un po’ pedissequa.

L’analisi Kantiana della ragion e mette in campo alcune forme che appartengono al soggetto cosciente indipendentemente dall’oggetto conosciuto. Tali forme sono detta a priori– ossia non derivanti dall’esperienza-. Troviamo due giudizi a priori: il giudizio analitico e il giudizio sintetico.

Il primo rappresenta un giudizio tautologico, ossia che non ci da alcuna informazione nuova rispetto a quelle già possedute. L’esempio classico è “ il triangolo ha tre angoli”. Descrive solo un’evidenza ovvia. Il secondo, quello sintetico, invece è un po’ più complesso perché amplia la conoscenza del soggetto, ma non deriva dall’esperienza. L’esempio che fa Kant è un’addizione: 5 + 2 =7. Il 7 non è compreso nei predicati 5 e 2, seppur sia logicamente vero ed esperibile. Questi tipi di giudizi sintetici sono quelli su cui poggia la scienza perché accrescono il sapere ma non necessitano una continua conferma da parte dell’esperienza, perché universali e necessari.

Esiste poi un terzo tipo di giudizio, che è quello sintetico a posteriori. Esso rappresenta un predicato vero, ma che necessita della sintesi-ossia dell’unione- con l’esperienza. L’esempio è “alcuni corpi sono pesanti”. Alcuni corpi sono leggeri e altri appunto pesanti, è necessaria l’esperienza a confermarci tale affermazione.

Kant arrivato a questo punto, definisce la conoscenza come ciò che scaturisce da tre facoltà: il conoscere sensibile, l’intelletto e la ragione.

La ragione è quella facoltà con la quale cerchiamo di rispondere a interrogativi che sono oltre il limite dell’esperienza umana come Dio, mondo o l’anima.

La sensibilità è caratterizzata da due forme del conoscere: lo spazio e il tempo. Essi non appartengono agli oggetti, ma sono nostri modi di ordinare e unificare le impressioni materiali che ci arrivano dai sensi. Le impressioni sensibili, unite in spazio e tempo, danno vita ai fenomeni, essi, dunque non sono oggetti propriamente detti in quanto non sono indipendenti dal soggetto che pensa. L’intelletto, poi, è il meccanismo grazie al quale noi pensiamo a dati sensibili mediante categorie e schemi puri.

Conoscenza sensibile ed intelletto nella vita reale agiscono insieme in quanto il pensiero senza l’intuizione è vuoto, ma la sensibilità da sola non può pensare. L’intelletto agisce per Categorie, che per Kant, sono quattro: Quantità, qualità, relazione e modalità.

Spezio- tempo e categorie rappresentano quindi le forme trascendentali del conoscere, cioè le forme della unificazione dell’esperienza fenomenica. E’ “l’io penso” che compie l’ultima azione di unificazione dei fenomeni esperibili tramite appunto,le forme dell’intuizione sensibile (spazio e tempo) e del giudizio o intelletto ( categorie). L’autocoscienza deve infatti accompagnare ogni contenuto dell’esperienza per far sì che questa divenga una mia esperienza. L’io penso, anche con il succedersi delle esperienze, deve restare se stesso. Esso è rappresenta quindi un’unità analitica- ossia accompagna ogni contenuto dell’esperienza- ma anche sintetica- si unifica con se stesso come autocoscienza. E’ questa unità trascendentale del pensiero ad essere il perno della rivoluzione copernicana di Kant: il tentativo di spiegare in maniera unitaria i contenuti e i dati dell’esperienza che misi manifestano come fenomeni soggetti alle forme di spazio-tempo e alle categorie.

La domanda che resta aperta è: come fa concretamente l’uomo a passare dalla generale categoria della sostanza al riconoscimento di quella sostanza, esempio, un gelato?

Kant, per ovviare a questo, introduce una facoltà intermedia: l’immaginazione produttiva, facoltà che serve praticamente all’uomo tutti i giorni, che è una via di mezzo fra intuire e il giudicare.

Tutto qui voi mi direte?

Certo che no, ma ora è tardi e l’unica cosa che possiamo fare è accompagnare Immanuel nella sua consueta passeggiata pomeridiana lungo il fiume e aspettare il suo ritorno la settimana prossima.

 

Il film che vi consiglio oggi è un film comico ed esilarante tratto da un grande romanzo di Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti di Garth Jennings.

 

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  • nicole scrive:

    molto interessante,grazie mi è servito per lavorarci su continuate cosi