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L’alba del pensiero, puntata 47. Provaci ancora, Freud

Scritto da Alba Fecchio il 26.08.2011

Alba del pensiero - rubrica settimanale di filosofia e natura
Quello che ancora ci resta da analizzare riguardo al nostro caro Freud è la sua teoria della Sessualità.

Tale teoria, che sta alla base della riflessione psicanalitica, in particolare per quello che riguarda la parte terapeutica, è  forse la parte più nota e per molti versi più sbeffeggiata. Mi viene in mente un regista su tutti, Woody Allen. I suoi personaggi hanno sempre un rapporto morboso con la psicanalisi. Quello che emerge di più nei suoi  dialoghi più famosi è indubbiamente l’appena citata teoria della sessualità.

Cerchiamo di capire cosa si intenda con tale termine.

Freud parte con dire che la determinazione sessuale è stata senza alcun dubbio uno dei fondamenti della nostra personalità. Come abbiamo visto nella puntata precedente, gli studi che Freud compie portano tutti ad una sola conclusione: quello che noi siamo interiormente deriva da ciò che abbiamo vissuto nei primi anni della nostra vita. A ciò, ora, ci aggiungiamo che quello che noi siamo oggi deriva da ciò che abbiamo vissuto sessualmente.

Dire questo significa ammettere che anche i bambini abbiano una sessualità. Pensate che effetto fece, in una società di primo Novecento un’ammissione tale!

L’io del bambino si forma con una domanda di fondo: Che cos’è la cosa che non mi viene mai detta?

Pensiamo alla classica domanda: “ Mamma, come nascono i bambini?”. Ecco, il non toccare per ovvie ragioni certo, l’argomento, provoca al bambino una rimozione della cosiddetta dimensione sessuale. Egli capisce che è importante questa sfera, ma che a lui è negata. Ciò produrrà un desiderio.

Abbiamo già visto che è il Super Io che svolge la funzione di controllo della vita cosciente e fa fuoriuscire soltanto quelle pulsioni considerate ammissibili, vale a dire compatibili con quel sistema di regole che occorre rispettare per non essere visti male nella società.

Quando però un desiderio cerca di salire verso l’alto, viene schiacciato giù verso il basso dallo stesso super Io che provoca il questo modo quella che abbiamo chiamato una  Rimozione. Essa è una sorta di dislocazione temporanea di un’informazione, che non viene distrutta. Anzi. Essa non fa altro che aumentare di grandezza nell’inconscio fino ad arrivare ad essere di  una  tale entità che riesce a sconfiggere il Super Io e manifestarsi sotto forma di nevrosi.

La domanda che ci giunge spontanea ora è: perché si evolve in questo modo la nostra vita psichica?

Secondo Freud la risposta è da ricercare sempre nell’infanzia , che è il periodo della nostra vita in cui si sviluppano già tute le nostre pulsioni. Ecco quale sarà il primo passo della terapia psicanalitica: ricostruire la propria infanzia, evidenziandone piccoli dolori che ricordano, particolari che sembrano insignificanti, traumi.

Freud mira a costruire un quadretto di ricordi fino a risalire agli elementi che creavano conflitto nel paziente.

Elemento fondamentale che crea maggior dolore al bambino è sicuramente la Società che egli ancora non capisce e coglie come contraria al proprio Io. Essa cela la dimensione sessuale al bambino, per convenzione, anche se si tratta di una sfera determinante per la sua crescita.

Altro aspetto, ultimo, che è necessario ricordare è il rapporto tra genitore- figlio, in particolare Freud analizza il rapporto madre-figlio maschio. Il bambino coglie subito quello che è il rapporto madre-padre ma non sa dove collocare se stesso. Instaura. quindi, con il genitore dello stesso sesso un rapporto di conflittualità, in quanto riconosce in esso un “rivale”.Questo è il complesso più noto tra quelli analizzati da Freud, quello che viene definito complesso Edipico. L’incesto è il tabù per eccellens della società civile, ma è la pulsione più inconscia che ogni individuo durante l’infanzia ha  provato. Questa dinamica avviene contemporaneamente alla scoperta del piacere. In primis fisico, dato dall’alimentazione. Il bambino si nutre dal seno della madre e con essa inconsciamente instaura questo gioco di affetto-nutrimento che anticipa la scoperta del piacere orale. Nella crescita graduale  del piacere si parte dal piacere anale dato dalla defecazione, in seguito si passa al  piacere genitale. Quest’ultimo passo è più tragico nelle donne, in quanto il sentimento che emerge di più è quello di mancanza. Freud sottolinea essere questo il primo elemento difettivo- che deve essere elaborato- e  che una donna deve affrontare, rispetto all’uomo, fin dalla più tenera età.

L’infanzia dunque si chiude con la scoperta di queste 3 forme di piacere che accompagneranno l’individuo tutta la vita.

Freud rappresenta una svolta per il 900 con tutte le sue contraddizioni e anche errori di valutazione, perché no, ha creato una nuova disciplina con cui tutti, dobbiamo fare i conti più o meno direttamente ogni giorno della nostra esistenza.

 

Il film che vi consiglio questa settimana è Qualcuno volò sul nido del Cuculo ( a proposito di matti o pseudo tali…)  di Milos Forman.

 

 

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