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L’alba del pensiero, puntata 50. Il Darwinismo sociale

Scritto da Alba Fecchio il 16.09.2011

Alba del pensiero - rubrica settimanale di filosofia e naturaQuesta settimana, dopo aver parlato di Darwin, è necessario soffermare la nostra attenzione su quello che viene definito evoluzionismo o darwinismo sociale.

Colui che più di ogni altro interpretò le teorie biologiche darwiniane, facendone una dottrina sociale è Herbert Spencer.

Al contrario di quello che si può pensare, Spencer scrisse le sue teorie sull’evoluzione e selezione della società prima della pubblicazione dell’Origine delle specie che avvenne  nel 1859.

Il pensiero di Spencer però  passerà alla storia come darwinismo sociale. Con tale termine si indica  un’insieme di teorie che ritiene che l’eredità genetica, insieme all’educazione, sia la responsabile di ogni singolo comportamento umano e del comportamento di alcuni gruppi sociali.

Prendiamo ad esempio una guerra di conquista. Questa sarà interpretata come una lotta che un determinato gruppo sociale compie, per la vita, per sopravvivere e fortificarsi, esattamente come accade in natura, secondo le teorie esposte da Darwin.

In tal senso l’uomo non sarebbe niente di più che un animale evoluto, che per natura, deve sottostare alle regole zoologiche.

I popoli quindi “meno adatti” saranno destinati a lasciare spazio ai più forti.

Spencer è evidente che riscontri delle vicinanze tra il comportamento del  singolo organismo biologico e i meccanismi sociali. Il principio generale dell’evoluzione secondo Spencer, insegna che  data la redestribuzione continua della materia e del movimento, in ogni campo si passa sempre dall’omogeneo al eterogeneo, vale a a dire dall’incoerente al coerente, dall’indefinito al definito.

Tale legge troverebbe la sua dimostrazione nel sistema solare ma anche nello sviluppo delle specie viventi, e nella storia delle società umane. Il suo fu il tentativo più grande di dimostrare in modo capillare la validità della legge evolutiva in ogni campo della realtà.

Applicando i principi darwiniani alla società, Spencer giunge a elaborare un sistema di pensiero che possiamo definire vicino al conservatorismo: la storia politica e sociale degli uomini non sarebbe  fatta infatti da loro stessi, ma predeterminata dalla biologia. Disuguaglianze e ingiustizie per tanto sono da considerare naturali e necessarie, dovute ad un fattore prettamente biologico. C’è chi comanderà e chi sarà comandato, per natura.

Qual’è la conseguenza diretta? Che i singoli- nella visione di Spencer- non potranno fare nulla per modificare o migliorare la propria condizione. L’unica via sarà accontentarsi.

Erroneamente si attribuiscono  però a Spencer dottrine di tipo razzista. L’eugenetica trovò invece come suo promulgatore Francis Galton, cugino fra l’altro di Darwin. Egli propose un intervento politico al fine di migliorare la “razza”, vale a dire favorire gli accoppiamenti fra soggetti sani e possessori dei  migliori corredi genetici, al fine di creare in laboratorio una specie sempre più “perfetta”.

Quest’utopia, che affascinò enormemente anche il pensiero nazista, trovò largo seguito in realtà molto prima: nel 1912, a Londra, ci fu il primo convegno internazionale riguardante tale tematica cui parteciparono scienziati e naturalisti di tutto il mondo.

Fra gli italiani è bene ricordare Cesare Lombroso. Egli era convinto che alcuni caratteri fisici ( ex la grandezza del cranio o la fisionomia) fossero già indicatori ereditari delle tendenze psicologiche e sociali dell’individuo. Spiegato in altri termini, era possibile distinguere un criminale da una persona per bene soltanto tramite alcuni caratteri fisico-biologici. Lombroso è considerato il fondatore della cosiddetta antropologia criminale.

E’ evidente che tutte queste teorie fossero estremamente influenzate dalle teorie dell’evoluzione che, come abbiamo visto la puntata precedente, non si curano minimamente della questione sociale.

L’uomo ha sempre voluto fortemente cercare una spiegazione logica e scientifica riguardante i suoi comportamenti e riguardo le dinamiche sociali cui si trovava coinvolto. Comprendere questo, trovare cioè la sua chiave di volta, sarvirebbe soprattutto a chi il potere lo possiede e lo vuole mantenere ad ogni costo.

Per fortuna- e purtroppo per alcuni- questa logica non c’è. I nostri singoli comportamenti non dipendono dalla biologia, sono liberi. O quasi.

Il film che vi consiglio questa settimana è Un criminale perfetto di Thaddeus O’Sullivan

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