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Le aree protette del trentino; un brillante esempio istituzionale, culturale ed anche politico

Scritto da Renzo Moschini il 16.02.2013

A Piedicastello a Trento, organizzato dalla Sat e dalla provincia di Trento si e tenuto un affollato convegno in cui si è discusso del contributo delle aree protette per il governo del trentino. Aprendo i lavori il presidente della Giunta provinciale Pacher ha parlato di ‘effervescenza’ delle aree protette, che giungono dopo un complesso impegno  decennale ad un approdo che lega la loro notevole crescita ad un assetto istituzionale anch’esso modificato per consentire una gestione delle politiche ambientali finalmente aggregata e integrata.

parco dello Stelvio

Devo dire che per uno che si occupa oggi di parchi la prima reazione è stata di sorpresa; una felicissima sorpresa resa tanto più incoraggiante e confortante nel momento in cui da quasi   tutte le regioni; dal Piemonte alla Liguria, dalla Lombardia alla Toscana, si registra un allarmante declino, una vera crisi che mette -e ha già messo- in discussione una consolidata tradizione ricca di risultati che hanno fatto da battistrada al contesto nazionale e favorito il percorso della legislazione nazionale oggi anch’essa sotto tiro.

Intendiamoci, anche Trento ha dovuto e deve misurarsi più o meno con le stesse difficoltà finanziarie e non solo di tutte le altre regioni.

Ma anziché rassegnarsi al clima smobilitante e  smantellante di politiche portate avanti negli ultimi anni con ostinazione e disinvoltura dal ministero dell’ambiente e del governo, ha reagito con intelligenza e competenza. E lo ha fatto cercando innanzitutto di  istituire e mettere in rete i suoi due parchi provinciali e le aree protette previste da Rete Natura 2000 e, Habitat. Mettendoli in rete e non solo per coordinarli ma integrarli. Si è trattato di un processo ora prossimo ad un suo primo importantissimo traguardo, che  estendendo al trentino, alle sue montagne come alle sue valli e pianure una mappa di ambiti protetti che si attaglia perfettamente alle diverse biodiversità di un territorio  ricco di natura ma anche di storia che oggi appare sempre ha integrato. Un processo che in parallelo si è incrociato e raccordato con quello istituzionale con il quale la Provincia di Trento ha cercato di coinvolgere nel governo locale  le comunità di base e di valle con nuovi strumenti e soggetti gestionali, ancorando così le politiche ambientali di cui le aree protette sono il traino più importante e qualificato ad una gestione del territorio incentrata non sulla competizione ma sulla leale collaborazione istituzionale.

Dinanzi a questa situazione,  che per molti può apparire fondatamente una mosca bianca nel panorama nazionale, c’è chi teme che la soddisfazione dei risultati rischi di far perdere di vista i rischi che permangono; vedi le lobby dello sci sempre in sella con i loro impianti che mettono a rischio realtà e ambienti straordinari. Ma i pericoli, come si è visto anche nel dibattito,  non sono né sottovalutati né ignorati. La differenza con le altre situazioni è che qui le lobby trovano risposte efficaci e credibili.

Se c’è una lezione anche politica oltre che istituzionale e culturale da trarre da questo bellissimo incontro, in cui si è potuto toccare con mano quanto indispensabile e preziosa è la competenza e la conoscenza scientifica, è che le ragioni della crisi che attanaglia in quadro nazionale ed anche regionale è dovuta non ad una legge invecchiata e da cambiare, ma a politiche sbagliate che la nuova legge licenziata dal senato aggraverebbe ulteriormente. Come si è visto a Trento per rilanciare i parchi e le aree protette  non è la legge che va cambiata, ma innanzitutto la politica. A Trento hanno saputo farlo, segno che si può fare anche altrove. Chi lo nega è perché non vuole cambiare politica e strumentalmente e pretestuosamente dà la colpa alla legge. Il nuovo  governo e il nuovo parlamento dovranno quindi -e subito- cambiare politica visto che si può.

 

 

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