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Epatite C: nuove opportunità di cura pubblicate su The Lancet

Dai risultati di due studi pubblicati su The Lancet emerge che nuovi farmaci antivirali, da assumere per via orale, potrebbero rappresentare una soluzione efficace e con minori effetti collaterali per curare l'epatite C

Scritto da Elisa Corbi il 28.07.2014

Dai  risultati di due studi pubblicati su The Lancet emerge che nuovi farmaci antivirali, da assumere per via orale,  potrebbero rappresentare una soluzione efficace e con minori effetti collaterali per curare l’epatite C. Entrambe le ricerche si sono focalizzate sull’epatite C genotipo 1, la forma più diffusa negli Stati Uniti, Europa, Nord Asia, Australia e Sud America.

Nel mondo circa 150 milioni di persone soffrono di epatite C cronica (HCV), una delle principali cause di cirrosi epatica e cancro al fegato. Fino a poco tempo fa, gli standard di cura per il genotipo 1 consistevano in una combinazione di tre farmaci: ribavirina (RBV), interferone pegilato (PEG) e un inibitore della proteasi, che insieme bloccano la replicazione virale e migliorano la risposta immunitaria del corpo per sradicare il virus.

Epatite C costo della cura

Questi farmaci presentano però trattamenti lunghi (quasi 12 mesi) e molto pesanti per il paziente, causando anche gravi effetti collaterali tra cui anemia e depressione. Ora però queste nuove indagini hanno mostrato che un’azione diretta di agenti antivirali (DAAS) possono offrire nuove opportunità per il trattamento del virus, riducendo la necessità di interferone e ribavirina e i loro potenziali effetti collaterali.

Nel primo studio il professor Michael Manns  e i colleghi dell’Hannover Medical School in Germania, hanno assegnato a 645 pazienti con HCV di genotipo 1b, provenienti da 18 paesi  e per un lasso di tempo di 6 mesi, un trattamento orale con asunaprevir e daclatasvir . Il 90% dei pazienti precedentemente non trattati e l’82% che  erano risultati intolleranti o che erano stati trattati senza successo con regimi standard, sono stati curati.

Il professor Mannsha commentato che: “L’efficacia e la sicurezza di 24 settimane di daclatasvir e asunaprevir rappresenta un enorme miglioramento rispetto alla prima generazione di inibitori della proteasi a base di terapie triple per l’infezione da HCV di genotipo 1b. Questa combinazione potrebbe fornire un’opzione di trattamento più efficace e più breve per i pazienti con cirrosi o per coloro che non hanno risposto alle terapie esistenti”.

Un secondo studio guidato dal professor Eric Lawitz  della  Health Science Center  della University of Texas ha  assegnato in modo casuale a 167 pazienti con HCV di genotipo 1a e 1b, per un  periodo di 12  e 24 settimane,  una terapia di sofosbuvir una volta al giorno più simeprevir con o senza ribavirina. Dopo appena 12 settimane di trattamento senza ribavirina, il 93% dei partecipanti  sono stati curati. Inoltre né estendere il trattamento a 24 settimane o aggiungere ribavirina ha fornito alcun beneficio evidente. Il trattamento di sofosbuvir più simeprevir per 12 settimane è stato ben tollerato dai pazienti.

Il professor Lawitz ha affermato: “Abbiamo visto un tasso di guarigione di circa il 93% con solo 12 settimane di trattamento con un regime completamente orale che non include interferone o ribavirina.  Questa è la prima prova che unisce due DAAs che sono attualmente sul mercato e supporta le recenti raccomandazioni dell’ American Association for the Study of Liver Diseases/Infectious Disease Society of America (AASLD/IDSA) e della European Association for the Study of the Liver (EASL)”.

In un commento collegato, il professor ED Gane, direttore del New Zealand Liver Transplant Unit dell’ Auckland City Hospital, ha dichiarato: “In un brevissimo futuro i regimi DAA orali dovrebbero migliorare l’assorbimento e il successo del trattamento. Se combinati con test mirati questi regimi DAA potrebbero finalmente eliminare l’infezione da HCV. L’unico ostacolo al raggiungimento di questo obiettivo sarà l’impossibilità di accedere a queste nuove terapie. Infatti molti Paesi in via di sviluppo, dove l’HCV è endemica, la terapia a base di interferone rimarrà la prima scelta a causa del costo elevato dei DAAs e della mancanza di rimborso, dunque per agevolare queste aree dovrà essere proposta una riduzione dei prezzi”.

Un’altra cura a base di , con un trattamento di 3 mesi, è in grado di debellare il virus. Attualmente il farmaco è stato fornito in Italia dall’AIFA ai pazienti più gravi. Il Ministero della Salute sta trattando con la azienda farmaceutica Gilead, per avere una riduzione del prezzo che consenta di distribuire al farmaco al numero maggiore di pazienti.

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