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Marijuana ‘farmaco sicuro’: percezione scientificamente imprecisa

Scritto da Elisa Corbi il 27.08.2013

Secondo i ricercatori dell’Università di Montreal e dell’Icahn School of Medicine di New York, la natura del cervello adolescenziale fa si che i consumatori di cannabis siano particolarmente a rischio di sviluppare comportamenti di dipendenza e altri effetti negativi a lungo termine.

Marijuana

“Delle droghe illecite, la cannabis è la più utilizzata fra i giovani in quanto è percepita da molti come poco dannosa. Questa percezione ha portato a un numero crescente di Stati che approvano la sua legalizzazione e a una maggiore accessibilità. La maggior parte dei dibattiti e le conseguenti politiche in materia di cannabis sono state fatte senza tener conto del suo impatto sulla popolazione più vulnerabile, vale a dire gli adolescenti, o senza la considerazione di dati scientifici”, questo è quanto scritto dai professori Didier Jutras-Aswad e Yasmin Hurd “Anche se è chiaro che sono necessari ulteriori studi scientifici sistematici per comprendere l’impatto a lungo termine, l’esposizione alla cannabis sul cervello e sul comportamento dei giovani, ha una profonda influenza su quelli che saranno i comportamenti in età adulta, in particolare per alcuni sottoinsiemi di individui più vulnerabili.”

I ricercatori hanno esaminato oltre 120 studi, i cui argomenti erano anche i diversi aspetti del rapporto tra la cannabis e il cervello in tenera età, compresa la biologia del cervello, la reazione chimica che avviene in esso quando viene utilizzata la sostanza, l’influenza della genetica e i fattori ambientali. “I dati provenienti da studi epidemiologici hanno ripetutamente mostrato un’associazione tra uso di cannabis e la successiva dipendenza da droghe pesanti o con alcune psicosi, ad esempio la schizofrenia.

E’ interessante notare che il rischio di sviluppare tali disturbi non è lo stesso per tutti gli individui ed è correlato con fattori genetici , con l’intensità del consumo e l’età in cui si verifica. Nei giovani infatti l’effetto della cannabis sembra essere peggiore per quanto riguarda molti fattori, come la salute mentale, il livello di studio, e la capacità di essere conformi al ruolo di adulti, ” afferma il Dr Jutras-Aswad.
Anche se è difficile confermare in tutta certezza il nesso tra il consumo di marijuana e questi comportamenti, i ricercatori sostengono che alcuni studi sui topi hanno permesso loro di esplorare e osservare direttamente le stesse reazioni chimiche che avvengono nel cervello umano.

La cannabis interagisce con il nostro cervello attraverso recettori chimici (recettori dei cannabinoidi , CB1 e CB2.) Questi sono situati nelle aree che governano il nostro apprendimento, il comportamento motivato, il processo decisionale, la formazione delle abitudini e delle funzione motorie. Nei modelli di ratti più giovani, gli scienziati sono stati in grado di rilevare differenze nei percorsi chimici che governano la dipendenza e la vulnerabilità – un recettore nel cervello noto come il D2 della dopamina è ben noto per essere meno presente in caso di abuso di sostanze.

Solo una minoranza (circa uno su quattro) degli utenti adolescenti di cannabis svilupperà un rapporto dipendente con la droga. Altri studi hanno inoltre dimostrato che la dipendenza può essere ereditata attraverso i geni che producono recettori dei cannabinoidi e un enzima coinvolto nella trasformazione di THC. Altri fattori psicologici sono probabilmente coinvolti. “Gli individui che sviluppano dipendenza da cannabis generalmente riportano un temperamento caratterizzato da affetti negativi, aggressività e impulsività, fin dalla giovane età. Alcuni di questi tratti sono spesso esacerbati da anni di uso di cannabis, il che suggerisce che i consumatori rimangono intrappolati in un circolo vizioso, che a sua volta diventa dipendenza”, dice Jutras-Aswad.

“E’ ormai chiaro a partire dai dati scientifici che la cannabis non è innocua per il cervello degli adolescenti, in particolare per coloro che sono più vulnerabili dal punto di vista genetico o psicologico. Identificare questi soggetti a rischio, attraverso uno screening, può essere fondamentale per la prevenzione e l’intervento precoce dei disturbi correlati all’uso della sostanza. L’obiettivo non è quello di alimentare il dibattito sul fatto che la cannabis sia buona o cattiva, ma di identificare quelle persone che potrebbero soffrire di più i suoi effetti, e fornire così adeguate misure per impedire questo rischio ” conclude Jutras-Aswad.

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