A metà degli anni ’50 venne commercializzato in ben 50 paesi un farmaco contro i sintomi della gravidanza, la Talidomide. Il farmaco era un prodotto della casa farmaceutica svedese Gruenenthal. Solo dopo 5 anni di commercializzazione si appurò con certezza che il farmaco provocava malformazioni, anche molto gravi, nel feto. Le vittime del farmaco furono 10.000. L’azienda non si scusò mai ufficialmente. A 50 anni di distanza oggi il CEO della Gruenenthal ha chiesto pubblicamente scusa alle vittime del farmaco in occasione dell’inaugurazione di un monumento dedicato alle vittime stesse. Secche le risposte delle associazioni nei diversi paesi del mondo: dopo 50 anni le scuse sembrano non essere sufficienti visto che la maggior parte dei disabili hanno ricevuto indennizzi non sufficienti o addirittura nessun indennizzo.
Negli anni ’70 l’azienda aveva risarcito i bambini che erano nati fra il ’57 e il ’60, ma non aveva mai dichiarato neinte di più di un vago dispiacere per la tragedia. Il farmaco fu poi ritirato nel ’61.
Oggi il CEO della Gruenenthal, Harald Stock, ha invece dichiarato: “Vi preghiamo di perdonarci per i 50 anni in cui non vi abbiamo mai parlato a un livello umano, ed invece siamo rimasti in silenzio. Chiediamo che si consideri il nostro lungo silenzio – ha detto – un segnale dello shock che quello che vi accadde provocò in noi”.
Le scuse non sono sufficienti per la maggior parte delle associazioni di vittime del farmaco nel mondo. Coloro che hanno ricevuto un risarcimento sostengono che non può certo bastare per affrontare tutte le difficoltà che un disabile deve affrontare nel corso di una vita. Ci sono invece coloro che un indennizzo non l’hanno mai ricevuto per i quali le scuse hanno davvero poco valore.
Molti anzi sostengono che le scuse arrivino proprio mentre in Australia Lynette Rowe, nata 50 anni fa senza braccia e senza gambe perchè sua madre assunse il farmaco, ha ottenuto un rimborso multimilionario.
Ora la Rowe è alla guida di una classaction australiana e neozelandese dei bambini nati con malformazioni fra il ’58 e il ’70.
In Italia l’Associazione Thalidomidici Italiani guidata da Vincenzo Tomasso ha dichiarato al Corriere.it: “Le scuse sono sempre importanti anche se a 50 anni di distanza,ma siamo rammaricati del fatto che nè noi nè le altre associazioni internazionali di vittime siamo stati invitati alla cerimonia di inaugurazione del memoriale durante la quale sono state pronunciate le scuse. Inoltre le vittime italiane, così come quelle di molti altri Paesi, non hanno ricevuto un centesimo dalla Grunenthal. Sarebbe bello se alle parole corrispondesse anche qualche fatto concreto”. In Italia le vittime ancora in vita del farmaco sono circa 300: “In tutto saranno state circa 6-700 – sottolinea – ma molti sono morti proprio a causa del Talidomide. Solo negli ultimi anni siamo riusciti a vederci riconosciuto un indennizzo da parte dello Stato, visto che anche le aziende italiane a cui è stato venduto il brevetto sono fallite o scomparse”.
Fonte ADNKRONOS, Corriere.it