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Osteoporosi: in Italia pandemia silenziosa

La Fondazione per l’Osteoporosi Piemonte e Città della Salute e della Scienza di Torino ha effettuato una ricerca secondo la quale l'osteoporosi in Italia sarebbe una pandemia silenziosa, con oltre l'80% delle donne che ne soffre, a diversi livelli, il 17% che si infortuna

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 25.03.2014

La Fondazione per l’Osteoporosi Piemonte e Città della Salute e della Scienza di Torino ha effettuato una ricerca secondo la quale l’osteoporosi in Italia sarebbe una pandemia silenziosa, con oltre l’80% delle donne che ne soffre, a diversi livelli, il 17% che si infortuna.

Sono 18.000 i pazienti che si infortunano a causa dell’osteoporosi e diventano disabili. Questo un altro dato importante che è emerso dalla ricerca torinese pubblicata sulla rivista internazionale Calcified Tissue International.

osteoporosi

La ricerca, inoltre, ha sottolineato come il problema pesi sulle casse dello Stato e come con la prevenzione si potrebbero risparmiare ben 400 euro a persona.

La ricerca si è sviluppata su un periodo di 4 anni e ha sottoposto a densitometria persone sane. Il risultato clamoroso ha dimostrato che 3/4 delle persone analizzate avevano una riduzione della densità ossea senza esserne consapevoli.

“Il dato che emerge è sorprendente – ha commentato la Presidente della Fondazione per l’Osteoporosi Piemonte Cavaliere del Lavoro Claudia Matta – soprattutto perché rivela con certezza che molte donne non sono consapevoli di essere a rischio. La sensibilizzazione sulla malattia è quindi fondamentale. È questa la mission della nostra Fondazione: fare informazione per richiamare l’attenzione sulla malattia e stimolare la prevenzione precoce. L’osteoporosi ha infatti un’enorme rilevanza sociale ed economica, perché comporta un alto rischio di fratture che, tra gli anziani, sono tra le maggiori cause di mortalità. Inoltre, il 50% delle persone con frattura di femore subisce una forte riduzione della propria autosufficienza e, in circa il 20% dei casi, richiede un’ospedalizzazione a lungo termine, con oneri economici per il sistema sanitario. E non sono solo le donne a esserne colpite”.

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