I tempi per ottenere una diagnosi di una patologia reumatica si sono enormemente accorciati negli ultimi 10 anni e le cure sono molto più efficaci. E’ quanto emerso durante il congresso annuale a San Diego (California) dell’American College of Rheumatology.

Secondo i dati diffusi dai ricercatori Merete Lund Hetland e Jan Sørensen dell’università di Copenhagen, bastano appena 3 mesi dalla comparsa dei primi sintomi fino ad una diagnosi che permette l’inizio delle cure. E’ infatti importante il tempismo in questo tipo di patologie per evitare i danni permanenti alle strutture ossee.
Rispetto al 2000 i risultati sono migliorati enormemente, se si pensa che all’inizio del millennio ci colevano circa 6 anni e mezzo per arrivare ad una diagnosi. Ovviamente le conseguenze erano purtroppo la perdita di gran parte della normale funzionalità delle articolazioni interessate. Per riconoscere un’artrite psoriasica occorrevano circa 4 anni e un’artrite reumatoide veniva individuata in circa 3 anni.
I tipici dolori alla schiena e articolari, la desquamazione della pelle delle mani e i gonfiori, sintomi ormai riconosciuti come campanelli d’allarme delle malattie reumatiche – fra l’altro in grande aumento – andavano avanti senza che il paziente potesse iniziare cure specifiche.
Oltre alle tecniche diagnostiche più precise e all’introduzione di protocolli specifici, i farmaci biologici hanno svolto un importante ruolo nel miglioramento della qualità della vita, rivelandosi migliori dei tradizionali a base di cortisone.