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Save the Dogs, un’italiana in Romania per salvare i cani randagi

Scritto da Chiara Pane il 17.10.2012

La giornata mondiale degli animali in Romania è stata festeggiata con l’inaugurazione del Footprints of Joy, il primo rifugio per animali con standard europei realizzato dall’associazione Save the Dogs, che opera sul territorio, non senza difficoltà, ormai da 10 anni. Gli spaziosi box esterni e interni ospitano 350 cani e più di 70 equini, fra cavalli e asini, ed è inoltre presente un gattile interno. Per l’occasione abbiamo intervistato la presidente di Save the Dogs, Sara Turetta, premiata dalla Repubblica italiana con l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della stella d’Italia.

Sara Turetta Foto: Alessio Mesiano

Domanda: Realizzare un rifugio d’eccellenza per i nostri amici a quattro zampe in un luogo in cui loro non hanno diritti cosa significa per voi e per loro?

Sara Turetta: Per noi è una soddisfazione enorme, che arriva dopo 10 anni di lavoro, in condizioni anche molto difficili, ed è un traguardo importantissimo. Per i nostri sostenitori è, invece, la prova di come le risorse vengono spese e canalizzate. Infine per la Romania è una svolta, poiché non esiste nulla del genere e perché c’era bisogno di un modello. Potenzialmente il Footprints of joy è un modello, che può essere seguito per il futuro.
 

D.: Chi lavora attualmente al Footprints of Joy? Sono tutti volontari?

S.T.: Il volontariato in Romania stenta a decollare per questioni economiche, ma anche culturali, non è per nulla diffuso, specialmente nella zona in cui noi operiamo, dove è praticamente inesistente. Save the Dogs ha in Romania 45 dipendenti e alla struttura lavorano circa 10 persone, fra veterinari e animal kippers, gli addetti alla cura e al benessere degli animali.
 

D.: Il progetto prevede anche una clinica veterinaria, che oltre ad offrire cure adeguate agli animali bisognosi, darà la possibilità ai nuovi laureati di fare pratica. Attualmente i veterinari del luogo collaborano con le vostre attività?

S.T.: Abbiamo 6 veterinari assunti in Romania. Ci sono alcuni volontari italiani che trascorrono brevi periodi in Romania, più che altro per formare il personale, ma la mole di lavoro è troppo grande e non potremmo fare affidamento soltanto sul volontariato.
 

D.: Come vi fate conoscere dai cittadini rumeni? Apprezzano i vostri sforzi e il vostro lavoro?

S.T.: Noi lavoriamo in due cittadine di medie dimensioni, quindi farsi conoscere è stato semplice, qualcuno ci stima, ma molti ci ignorano. A dire la verità, la maggior parte ci ignora, perché non capisce cosa facciamo. Fino ad oggi non ci siamo fatti conoscere tanto a livello nazionale, perché questo avrebbe voluto dire solo ricevere altri animali abbandonati davanti alle nostre strutture, non ci sarebbero stati benefici. Invece, adesso con il Footprints of Joy è importante fare un po’ di comunicazione al livello nazionale.
 

D.: Che rapporti avete con l’amministrazione locale di Cernavoda?

S.T.: L’amministrazione è appena cambiata ed è tornato il sindaco con cui io 10 anni fa iniziai a lavorare in Romania, quindi è ripresa la collaborazione, interrotta per 5 anni a causa di un pessimo sindaco donna, che ha ostacolato il nostro lavoro. È fondamentale collaborare con le amministrazioni, ma questo in qualsiasi paese del mondo, un’associazione per avere un impatto sulla realtà dove opera deve collaborare con le istituzioni, altrimenti si ghettizza, non riuscendo a cambiare la realtà.

D.: La corte costituzionale romena ha rigettato la legge, approvata lo scorso novembre dalla camera, che rimetteva nelle mani dei sindaci la sorte dei cani randagi. Quali sono state le evoluzioni? Il parlamento ha messo da parte il problema o sta cercando di affrontarlo con un approccio diverso?

S.T.: All’interno di una commissione parlamentare è stato creato un gruppo di lavoro, che vede esponenti e consiglieri del parlamento e associazioni animaliste riuniti intorno allo stesso tavolo, perché ci si è resi conto che la legge non è sufficiente. Si sta quindi lavorando ad un completamento della legge, perché mancano anche le norme di attuazioni, e manca soprattutto l’imposizione di un piano di sterilizzazione a livello nazionale, che è quello che noi chiediamo a gran voce. I lavori proseguono lentamente, però qualcosa succede.
 

D.: Cosa è cambiato dal 2002, anno in cui avete iniziato ad operare in Romania?

S.T.: E’ cambiato poco, però una parte della popolazione, ma pur sempre una minoranza, rappresentata soprattutto da giovani donne fra i 25 e 30 anni con un grado di educazione superiore, sta mostrando una crescente sensibilità su questi temi, completamente assente 10 anni fa. Naturalmente stiamo parlando di giovani adulti che vivono nelle grandi città e che hanno accesso ai mezzi di informazione e ad internet. Io ripongo le mie speranze in queste persone, che sono ancora poche, ma che hanno fatto la loro comparsa e che stanno dando un contributo alla protezione degli animali.

D.: Sappiamo che purtroppo più volte sono state eseguite delle vere e proprie esecuzioni di massa, sono degli omicidi autorizzati? La situazione sta migliorando?

S.T.: Ci sono amministrazioni comunali che continuano ad uccidere serenamente, incaricando società private di rastrellare i cani, senza interessassi della sorte degli animali. La loro unica preoccupazione è togliere i cani dalla strada, quindi le amministrazioni comunali sono complici di questi criminali, a cui danno un sacco di soldi per risolvere un problema che in realtà non risolvono. Ci sono altre amministrazioni che stanno facendo timidi passi in una direzione opposta. Per fortuna qualche segnale positivo da qualche comune sta arrivando, tutto viene lasciato all’iniziativa dei sindaci, quindi ci sono sindaci criminali e banditi e sindaci  per bene che stanno cercando di fare qualcosa di buono. Negli ultimi tempi il numero di questi ultimi sta aumentando, soprattutto rispetto a 10 anni fa, quando praticamente nessuno sceglieva la sterilizzazioni o l’anagrafe canina, che noi caldeggiamo fortemente. Le uccisioni, però, continuano a Costanza e in molti altri posti.

D.: Si è da poco concluso l’Euro Dog Show 2012, che ha avuto sede a Bucarest, come giudica la scelta della Romania per una mostra canina così importante? È un bene per la sensibilizzazione dei cittadini?

S.T.: Io sono estremamente critica. Da quando l’economia capitalista ha fatto capolino in Romania, tutti gli status simbolo tipici della società capitalista hanno fatto la loro apparizione, quindi anche il cane da razza. Il cane di razza è l’unico ad essere considerato come cane da compagnia, mentre il cane randagio è il cane da guardia, che deve stare in cortile. I cani di razza sono tanti, soprattutto nelle grandi città. Nel momento in cui il cane viene vissuto come uno status, io non posso essere felice di questo, anche perché dietro al successo del cane di razza c’è l’allevamento portato avanti senza regole e in condizioni terribili e c’è la vendita nei pet shops, che noi condanniamo in Romania, come in qualsiasi altro paese. Quindi il Dog Show non fa altro che promuovere la cultura del cane di razza, ma non fa educazione. Noi stiamo cercando di trasmettere il concetto di padrone responsabile, della responsible ownership e non è il cane bello con il pedigree che educa il padrone ad una corretta gestione del proprio animale. Gettare il cane di razza in un contesto in cui ci sono un livello di educazione bassissimo e un problema grave di randagismo, in realtà può andare solo ad aggravare una situazione che è già molto grave. Questi sono i paradossi di questi paesi: a Bucarest c’è un cimitero per cani di proprietà, dove la gente paga per portare i propri cani morti, che sorge accanto ad un canile pubblico, in cui in questi anni, sono stati uccisi centinaia di migliaia di cani.

D.: Fra le novità del Footprints of Joy, che darà ospitalità a tantissimi animali, ci sono anche attività rivolte ai bambini, come la pet therapy, che negli ultimi anni ha avuto un grande successo proprio per la sua riconosciuta utilità. Quali sono i progetti?

S.T.: Si, la pet therapy fa già parte di un progetto pilota a Bucarest. Vorrei precisare che noi non siamo dei sostenitori accaniti della pet therapy a qualunque costo, ma tendiamo ad una pet therapy che rispetta le esigenza del bambino o del disabile, ma anche quella dell’animale e della sua natura. Il Footprints of Joy si presta ad attività di educazione per bambini, perché è un comprensorio visitabile, che speriamo di poter presto attrezzare come percorso didattico, è inoltre un luogo di aggregazione, di educazione e di costruzione di valori positivi, dove sicuramente l’anno prossimo in primavera ospiteremo le scuole elementari. Per il futuro, invece, stiamo lavorando per sviluppare un progetto di pet therpy, nello specifico di onoterapia, con gli asinelli. I portatori di handicap in Romania vivono una situazione di grande trascuratezza e sofferenza, quindi poter portare queste persone nel nostro centro ed organizzare delle attività specifiche e adatte a loro, credo sia una cosa bellissima.

D.: Da poco ha ricevuto la nomina di Cavaliere della stella d’Italia, cosa significa per lei ricevere questa onorificenza dopo 10 anni di impegno sul campo?

S.T.: Una soddisfazione grandissima, perché vuol dire che le istituzioni italiane hanno capito il valore di chi si impegna per i diritti degli animali, che non è una cosa scontata. E poi le motivazioni, legate proprio al fatto di aver dato un’alternativa a decine di migliaia di cani che erano condannati a morte, quindi il riconoscimento del valore del nostro e del mio lavoro in Romania a favore degli animali. Credo che questa onorificenza sia un po’ una pietra miliare, perché non è mai stata data a chi si impegna per gli animali, quindi è un segno importante dei tempi che cambiano, anche gli animali diventano soggetto di diritto.
 

D.: Le adozioni vengono canalizzate verso il nord Italia. Possiamo dire che Save the Dogs realizza una sorte di gemellaggio fra Italia e Romania?

S.T.:Più che gemellaggio parlerei di network. Noi crediamo nella collaborazione fra le associazioni. Abbiamo fatto rete con i rifuggi del nord Italia, che ricercano cani di piccola taglia, perché hanno più richieste che offerte. Collaboriamo anche con il nord Europa dove non c’è un problema di randagismo, in particolare abbiamo rapporti con gli svedesi e i finlandesi per salvare più animali possibili.

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