Il titolo più tremendo, infatti cambiato quasi subito, era “Donna crocifissa, indizi inchiodano il killer”. Donna crocifissa, una prostituta, madre di due bambini, rumena venuta a morire di dolore, vero, concreto, carnale dolore in Italia. Crocifissa mentre era morente, forse nemmeno si è accorta di come l’acconciava il suo aguzzino e assassino. Crocifissa. E subito l’attenzione si fa più morbosa. La parola ha in sè una carica simbolica cui non si resta indifferenti, almeno da noi cultura occidentale, cristiana.

Particolare della rana crocifissa di Martin Kippenberger
Eppure noi siamo, eravamo circondati da crocifissi, ormai così diffusi da divenire innocui, nessuno rabbrividiva più di fronte a quello strumento orrendo di morte. E morte lenta e dolorosa. Ma nell’immaginario più profondo il simbolo resta e talvolta ispira gli atti più atroci.
Mi viene in mente l’immagine diffusa su FB di un tizio, che non saprei come definire. Un povero essere, dallo sguardo malato e idiota, uno sguardo crudele senza alcun lume di coscienza, costui si era fatto fotografare vicino a una cagnetta, viva, che aveva crocifisso. La cagnetta fissava l’obiettivo, lo sguardo era, sono sicura, quello di Gesù, cioè lo sguardo di un innocente che viene torturato.
Ma la condizione della cagnolina è ancor più pietosa perchè lei non poteva risorgere e perché non sapeva perché moriva così crudelmente. Cristo almeno aveva uno scopo: la salvezza dell’umanità. (Ma degli altri esseri viventi?)
Non so risposte.
La cagnetta aveva la lingua fuori, cercava aria perchè il crocifisso muore per soffocamento.
Un artista tedesco, che ha scolpito una rana crocifissa, fu duramente contestato. Ho rivisto la sua opera: realistica, intrisa di pietà e di spiritualità. Anche quello è il volto e il corpo di Cristo.
Ma ora non voglio parlare della mia compassione e del mio senso di colpa per quello che noi uomini abbiamo fatto agli animali. Nè della mia fede in un Dio che è amore e che soffre per ogni stelo d’erba che soffre. Non voglio parlare della mia idea di un Dio che perdona tutti, anche chi ha crocifisso la cagnetta, anche chi ha crocifisso la ragazza rumena, tutti i peggiori assassini e tiranni. Tutti.
No, voglio dire ora che Cristo e questo Dio amoroso non meritano, secondo me, che il loro simbolo sia la croce. E nemmeno noi uomini e donne lo meritiamo, non lo merita nessun essere vivente. Ricordiamo che Cristo ha patito, perché con lui ricordiamo tutti coloro che hanno patito e patiranno, ahimé. Ma che il simbolo sia la Risurrezione. Quanta gente è morta in croce? Certo non solo Gesù. Ma per un credente solo lui è il Risorto. E che la croce sia in qualche modo soppiantata dall’icona della Risurrezione farebbe bene anche ai non credenti, vorrebbe dire che non la sofferenza è portatrice di salvezza, ma la felicità, la vita, la speranza.
Per la memoria di questa povera donna e madre aggiungo che non potrebbe nemmeno definire realmente una prostituta: aveva problemi di tossicodipendenza… (saltuariamente si prostituiva per necessità) ed era senza lavoro.
Sono di Firenze ed ho quindi seguito con attenzione il 2° (purtroppo) MOSTRO di Firenze. Devo precisare che il titolo crocifissa è molto ad effetto (GIORNALISTICO!!). In effetti è stata più propriamente fissata con adesivo, per le braccia ad una sbarra ad altezza della vita (barra di accesso). Lo scopo era una pratica sessuale dai più definita “GIOCO” ma che è pericoloso definire tale: è stata immobilizzata per sesso non consenziente. Non capirei altrimenti perchè una donna debba fidarsi a farsi legare da uno sconosciuto in zona deserta per solo 30 euro. La BESTIA è insensibile al dolore delle vittime: possono salvarsi o morire a seguito della pratica sessuale sadica. L’immagine di Gesù è troppo lontana come cultura e come tempi perchè io possa fare accostamenti. Lei (loro) vittima di un criminale. Lui (Gesù) vittima del mondo “normale”. Mah!?….