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M’ammalia: una settimana per sensibilizzare al valore dei mammiferi nei nostri ecosistemi

Scritto da Federica di Leonardo il 25.10.2013

L’ATit è l’Associazione Teriologica Italiana. I teriologi sono gli scienziati che studiano i mammiferi. Da 5 anni l’associazione organizza M’ammalia, un festival di divulgazione del mondo dei mammiferi al pubblico, a cui partecipano musei di scienze naturali, enti parco e associazioni insieme con esperti del settore. Lo scopo è quello di sensibilizzare alla conservazione della biodiversità e quindi anche dei mammiferi, sia rari e endemici che non, che popolano i nostri ecosistemi. M’ammalia si svolge da oggi fino al 3 novembre in molte città italiane. Il programma si trova a questo link.

M'ammalia

“La biodiversità è una ricchezza reale e potenziale.” ha spiegato Adriano Martinoli, presidente dell’ATit e ricercatore presso l’Università degli Studi dell’Insubria. “Esiste un valore d’uso associato ad un uso diretto delle risorse ambientali (nell’ottica ovviamente dell’uso sostenibile delle risorse stesse) ed un valore potenziale legato ad un possibile e futuro utilizzo in seguito a nuove scoperte, nuove tecniche, che ci permetteranno di scoprire nuovi utilizzi, nuovi valori. Perdere la biodiversità non è solo diventare più poveri ma giocarsi parte del nostro futuro. Per questo anche la piccola goccia culturale di M’ammalia può contribuire a farci quanto meno riflettere maggiormente sui rischi che corriamo.”

L’intento dell’evento, spiega il presidente dell’Atit, è quello di “aprire le porte” dell’Associazione al mondo esterno, inteso come “non esperti del settore” o più in generale all’opinione pubblica, cercando di fornire un sevizio di informazione “di qualità” sui temi della conservazione e della gestione dei Mammiferi, in particolare parlando elle esperienze maturate in Italia dai diversi ricercatori e professionisti del settore, cercando quindi di condividere un “mondo” di informazioni e di notizie di prima mano, anche con l’intento di sensibilizzare sull’importanza della ricerca scientifica applicata alla conservazione dei mammiferi. “

Ma a che punto siamo con la cultura e la sensibilità ambientale in Italia? “Certamente non siamo ai livelli dei paesi anglosassoni, scandinavi o in genere”dell’Europa centro settentrionale.” spiega Martinoli. Manca forse una propensione naturale”all’approfondimento dei temi legati alla conservazione ambientale e di conseguenza vi è un mancato riconoscimento delle professionalità in questo settore che forse (a torto) è ritenuto più appannaggio di approcci volontaristici e amatoriali (una sorta di “svago” personale…) più che di reali competenze maturate in anni di studi, ricerche ed esperienze sul campo”.

Quindi, e questo è un problema noto, i ricercatori nel campo della teriologia non hanno un grande riconoscimento a livello istituzionale e la situazione è aggravata dai tagli ai finanziamenti che sono arrivati anche in questo campo e le due cose possono essere in relazione. Spiega Martinoli: “Il mancato riconoscimento di ruoli e professionalità nel settore ambientale, seppur in lento miglioramento rispetto agli anni passati, certamente influisce negativamente sul destino delle già scarse risorse economiche investite nella ricerca. Un problema che tocca a livello strutturale il nostro Paese a vari livelli.”

E continua: “Purtroppo frequentemente manca la capacità da parte nostra di comunicare correttamente gli esiti delle ricerche svolte in campo teriologico, ma certamente assistiamo anche ad una profonda insensibilità al fare network, di operare in sinergia, tra gli enti deputati alla gestione e conservazione faunistica e gli enti di ricerca. Anche se esistono realtà virtuose dalle quali dobbiamo partire per cercare di avviare un cambiamento radicale, che credo debba anche prevedere un mutamento culturale.”

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