Riceviamo e pubblichiamo con piacere una bella riflessione sulla sorte della protezione ambientale di Franco Tassi, già direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo.
Natura cenerentola
di Franco Tassi
Chi è impegnato seriamente nelle battaglie ecologiche e ambientali dovrebbe evitare sempre, per quanto possibile, di finire impastoiato nelle maglie della politica di stampo e livello partitico. Difendere il paesaggio costituisce una priorità nazionale, è sancito anche nella Costituzione. E salvare la natura è interesse di tutti, o no? Occorre avere una visione chiara e una missione ben definita, esprimere valutazioni di interesse generale e definire programmi condivisi almeno dalla maggioranza dei cittadini.
Eppure il livello della percezione sociale e dell’autonomia di giudizio è ancora ben lontano da quello che la difficile situazione esigerebbe. A parole, tutti proclamano grande sensibilità ecologica, ma nei fatti molti si comportano abbastanza diversamente. Le prove sono molte, e meritano di essere illustrate.
Anzitutto, da qualche anno a questa parte i temi ambientali sono stati relegati in un angolo come secondari, la tensione sociale per la difesa del territorio si è dissolta, le buone leggi vengono disapplicate e se ne varano di segno contrario, la stampa appare paurosamente distratta e la gente sempre più rassegnata e passiva. Anzi, per poco non veniva soppresso il ministero dell’ambiente, il quale del resto, con il suo operato, aveva fatto di tutto per meritarselo. Gli assessorati all’ambiente, regionali o comunali, sono stati spesso occupati da personaggi e interessi in nome della cosiddetta “strategia del cavallo di Troia”: non per tutelare, ma per consumare il territorio, rapinare le risorse naturali e cementificare a ritmo sostenuto, nell’interesse di pochi.
In fondo, la cosiddetta economia ecologica è ormai dimenticata, anche perché nella pseudocultura dominante non c’è comprensione per principi fondamentali come: equilibrio ecologico, sviluppo sostenibile, attività compatibili, sfruttamento durevole delle risorse… In un Paese ormai allo sbando, dove la pressione fiscale tocca primati mondiali, e continua a salire, non si doveva puntare su grandi opere pubbliche e spese militari, né era giusto tollerare anarchia edilizia, strapotere petroliero e disordine sanitario: e tantomeno aveva senso disintegrare scuola, università e ricerca. Contro la crisi e la recessione, soluzioni efficaci non sarebbero mancate: rilancio dell’agricoltura sana e promozione del lavoro per i giovani, defiscalizzazione delle attività di tutela del patrimonio ambientale, dalle città d’arte ai borghi medievali, rivalutazione della cultura in ogni sua forma ed espressione.
Anche se nel mondo la logica della rapina della natura in nome del massimo guadagno, tutto e subito, sembra prevalere, l’incoscienza dell’Italia dove si concentra oltre metà del patrimonio storico, artistico e architettonico mondiale non cessa di stupire gli stranieri ancora svegli e pensanti. E la loro domanda ricorrente è perché? Come mai un Paese di antiche tradizioni, che ha prodotto musica straordinaria e grande letteratura, eccezionali scoperte e invenzioni uniche, appare oggi quasi marcescente e non vede dove sta precipitando? Chi lo ha drogato, stordito, ingessato mentalmente?
Forse la risposta a questi interrogativi è insita nel nuovo Manifesto per la costituente della cultura, già sottoscritto da numerosi intellettuali: “Noi, analfabeti seduti su un tesoro”. Noi italiani, “brava gente”, sapremo magari leggere e scrivere, ma soffriamo di un male peggiore, noto a livello internazionale come “analfabetismo funzionale” (functional illiteracy): non vediamo né custodiamo per il futuro i nostri beni più preziosi. Anzi, ci affanniamo piuttosto a svenderli e a distruggerli. Eppure è chiaro che continuare su questa strada significherà soltanto andare verso il declino. Forse è giunto il momento di aprire gli occhi e rimboccarsi le maniche, per avviarsi sulla via della conoscenza e della salvaguardia del nostro vero tesoro.
E’ bello leggere un articolo del genere la sera della vigilia di Pasqua. Ce la faremo a rinascere?
Credo che Franco Tassi con poche, lungimiranti, parole abbia ben espresso la situazione ch e noi tutti viviamo.