Gaianews

L’alba del pensiero. Puntata 10, Giordano Bruno, l’eretico rivoluzionario

Scritto da Alba Fecchio il 10.12.2010

Alba del pensiero - rubrica settimanale di filosofia e natura
«Uno solo è il corpo dell’Ente universale, uno solo è l’ordine, uno solo il governo, uno solo è il principio e una sola la fine, uno solo è il primo e uno solo è l’ultimo».

Buon Venerdì!
Oggi parleremo di un personaggio scarsamente considerato dalla cultura contemporanea, ma che, in realtà, apporta, tutt’oggi, una forte carica polemica e rivoluzionaria.
Ho deciso di dedicare l’intera puntata a Giordano Bruno.

Il filosofo che viene considerato l’eretico par excellens. Cosa si intende innanzi tutto per eretico?
Etimologicamente parlando il termine eretico deriva dal verbo greco airesis- aireo- che significa “afferrare” ma anche “scegliere”. Originariamente tale parola veniva utilizzata per indicare chi era in grado di valutare più opzioni prima di prendere una sola direzione di scelta. Solo con il Nuovo Testamento comincia a venire usata con una nuova accezione negativa: viene ad indicare chi si separa dalla comune appartenenza ad un gruppo, chi si divide e viene conseguentemente condannato.

Fatta questa parentesi, torniamo a noi. Giordano Bruno è il simbolo, per certi versi, della libertà d’espressione e di studio. Della libertà che l’intellettuale deve avere, in quanto totalmente al di fuori dalle” leggi del mercato”.
Giordano Bruno nasce a Nola nel 1548, viene da subito condotto alla vita monastica, divenne un domenicano. Fin dalle prime testimonianze che si hanno, si capisce già molto bene come non fosse un personaggio particolarmente propenso a piegarsi a dictat esterni: un giorno appena entrato in monastero, gettò via le immagini con forza dei santi da lui possedute, tenendo con sé solo il crocefisso. Posizione molto forte, che evidenzia come Giordano Bruno sia totalmente estraneo alle vicende controriformistiche.

Facciamo un passo indietro. La più radicale opposizione al pensiero cristiano cattolico di Roma, si ebbe con Martin Lutero, la cui scomunica venne ordinata dalla Chiesa nel 1520 e poi ratificata nel 1522. Al movimento protestante che dilagava nel nord Europa e non solo, Roma rispose con una dura linea culturale e ideologica che viene appunto definita Controriforma. Si istituirono dei veri e propri seminari per la corretta istruzione dei sacerdoti.
Bruno è totalmente al di fuori, come si è potuto notare da queste dinamiche. Nel 1576 Bruno decide di abbandonare l’abito domenicano per un po’ perché si rende conto delle dissonanze evidenti con il canone ecclesiastico vigente e inizia a peregrinare in tutta Europa, passando per Padova, Lione, Tolosa, Napoli e Milano.

Larga parte della novità inaccettabile da parte dei cristiani del pensiero di Bruno era dovuto alla sua adesione alle tesi di Niccolò Copernico ( 1473-1543). Egli abbandonava la tesi geocentrica Tolemaica, sostituendola con un’ipotesi eliocentrica. Il Sole dunque al centro dell’universo e non più la Terra. Oggi, per noi moderni, abituati a pensare in tali termini, appare quasi banale quest’idea. In realtà fu una vera e propria rivoluzione dal punto di vista ideologico: l’uomo non era più al centro di un ipotetico universo creato da Dio, ma un pianeta come gli altri. Nulla di più. Questa tesi fu da subito aspramente contestata: nella Bibbia si legge che è il sole a girare intorno alla terra e non l’inverso. La Bibbia essendo il libro ispirato direttamente da Dio non può contenere menzogne ed errori. L’adesione al copernicanesimo fu uno dei motivi per i quali Bruno iniziava a attirarsi contro le attenzioni dell’inquisizione.

Il nostro filosofo fu poi estremamente affascinato ed ispirato dalla figura di Cusano che aveva avuto il compito di distruggere totalmente la cosmologia aristotelica dichiarando che tutto è centro e periferia. Bruno applica l’idea della coincidentia oppositorum di Cusano all’universo. Per tale ragione si parla di panteismo di Giordano Bruno: una sorta di identificazione del mondo con Dio. Egli afferma che causa, principio e mondo sono uno, come si evince dalla citazione all’inizio dell’articolo. Il divino è concepito come causa che anima le cose e e fa vivere dall’interno, ne consegue logicamente che Dio è in tutto e dappertutto, a cominciare dalla nostra stessa interiorità di esseri razionali.

Appare evidente come la concezione bruniana di Dio non poteva accordarsi con alcuna altra rivelazione religiosa. Egli sperò di imporre il diritto del filosofo di esprimere una sua concezione dotta del divino lasciando alla chiesa il “governo” delle coscienze popolari. Quest’idea presto però apparì una vera e propria utopia. La goccia che fece traboccare il vaso fu la sua adesione all’ermetismo: fece di questa dottrina dell’antica sapienzialità egizia, la bandiera del completo rinnovamento spirituale e morale del mondo. Simbolo della globale rinascita dell’uomo dal Medioevo. Vagheggiò così il ritorno di una sorta di sapienza magica e religione solare, legata ai cicli e alla natura stessa.

Questo, per una qualsiasi corte ecclesiastica basta per una condanna di eresia.

Il 12 Gennaio del 1529 fu invitato ad abiurare la sua dottrina.

Bruno dichiarava definitivamente di “ non volersi pentire, di non avere di che pentirsi, di non sapere di cosa pentirsi”.
Il 17 febbraio 1600 fu spogliato e arso vivo sul rogo in Campo dei Fiori a Roma.

Il film che consiglio oggi è Giordano Bruno, di Giuliano Montaldo. Per invitarvi a riflettere con più calma su e con questo grandissimo filosofo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA