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L’alba del pensiero, puntata 55. Martin Heidegger, Essere e Tempo

Scritto da Alba Fecchio il 21.10.2011

Alba del pensiero - rubrica settimanale di filosofia e naturaDedichiamo oggi lo spazio dovuto a Martin Heidegger.

Sono almeno due settimane che nella nostra rubrica sentiamo circolare questo nome. È giunto il momento di approfondire questo filosofo, considerato da molta critica, “Il Filosofo del 900”.

M. Heidegger nasce nel Baden, in Germania nel 1889. Martin fu sempre legatissimo alla sua nazione, si allontanò pochissimo e solo per brevi periodi, spinto dalla sua attività di  conferenziere in alcune città europee.

Discute la sua tesi di laurea a Friburgo su Duns Scoto. Nel 1916 diventa assistente di Husserl. Martin era considerato un figlio adottivo dalla stesso Husserl che lo chiamava “il piccolo genio di Friburgo”. Nel 1928 fu proprio Heidegger a succedere al maestro, seppur, nell’ultimo periodo, i rapporti con lui si erano enormemente allentati.

L’opera che rappresenta la rottura tra  Heidegger e Husserl, e con lui con la fenomenologia, è Essere e tempo. Testo che può essere considerato incompiuto, viene pubblicato nel 1927.

Con la salita al potere del nazismo, Husserl viene allontanato dall’università, e Heidegger viene eletto rettore anche se per poco tempo.

Riguardo il suo coinvolgimento con il nazionalsocialismo, si è discusso molto. Mi limito qui a dire che Heidegger forse non si rese  realmente conto di ciò che stava accadendo, considerando solo egoisticamente l’opportunità di continuare ad insegnare,  come un’ottima occasione per proseguire le sue ricerche. Solo nel 1934 si dimise dall’incarico di rettore e si dichiarò estraneo a qualsiasi coinvolgimento politico.

Chiusa questa parentesi, dobbiamo parlare di Essere e tempo.

Testo questo di lettura molto complessa, ha un luogo di nascita molto affascinante: la foresta nera di  Todtnauberg. Con quest’opera si apre il divario fra Heidegger e la fenomenologia, abbiamo detto.  Essa è considerata, allo stesso tempo, il manifesto di quel movimento nascente approfondito la settimana scorsa: l’Esistenzialismo.

Hediegger si dichiarò sempre estraneo ad esso, ma senza alcun dubbio le tematiche trattate lo avvicinano ad autori esistenzialisti.

Ma qual’è la riflessione qui espressa? Heidegger inizia con l’indagare l’esistenza stessa dell’uomo e arriva a sostenere che essa sia caratterizzata da una condizione definita di deiezione, ossia da un sentimento simile a chi viene gettato senza alcuna ragione in un contesto avulso dal proprio.

L’uomo, così spaesato, si trova gettato nel mondo e non sa come comportarsi.

Intorno a lui Heidegger delinea un’esistenza caratterizzata da quella che lui definisce l’inautenticità, vale a dire, la falsità e la caducità di ogni cosa mondana.  La vita è da considerarsi, per Heidegger, un susseguirsi di momenti l’uno dopo l’altro privi di valore. L’esperire questo nulla esistenziale, genera angoscia

C’è un modo per uscire da tutto questo? Secondo il filosofo sì, e questo tentativo di “salvezza” corrisponde all’acquisire una consapevolezza da parte dell’uomo di essere destinato a morire. E’ necessario preparasi a questo. E’ quello che Hediegger chiama l’essere-per -la-morte.

Ecco che in questo modo la temporalità mondana torna ad essere considerata per quello che è, ossia    caratterizzata dalla dimensione dell’attimo.

L’uomo in tal senso comprende che l’unica via autentica è quella di prendersi “cura”delle cose e degli altri.

La Cura è per Heidegger l’essenza dell’esistenza umana. E’ il vivere con la consapevolezza di essere finiti e, proprio per questo, tentare di fare qualcosa di buono nel tempo che ci è concesso.

A questo punto il filosofo dovrebbe iniziare- dopo aver parlato dell’esistenza- a trattare il tema dell’Essere in sé, ma non lo fa, lasciando l’opera incompiuta. Dichiarerà, anni dopo, nella famosa Lettera all’umanesimo di  aver avuto enorme difficoltà di articolazione del linguaggio.

L’essere non è qualcosa che l’uomo sia in grado di descrivere a parole. O meglio tale descrizione, è un’azione molto molto complessa.

Dopo Essere e tempo si verifica in Heidegger quella che viene definita tradizionalmente la Kehre, ossia una svolta.

Il filosofo cambia orientamenti e oggetti di ricerca. Vedremo la settimana prossima in che modo.

Il film che questa settimana vi consiglio è Biutiful di Alejandro Gonzalez Inarritu.

 

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