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L’alba del pensiero, puntata 49. Il circolo di Vienna

Scritto da Alba Fecchio il 09.09.2011

Alba del pensiero - rubrica settimanale di filosofia e naturaVienna, Venerdì sera, Caffè del centro.

Ecco dove ci troviamo. Aggiungiamo un’indicazione cronologica: 1924.

Passeggiando per le vie e affacciandoci al vecchio caffè che sorge nei pressi del parlamento, potremmo vedere un gruppo di giovani intellettuali che discutono fervidamente.

Questo sarà il nucleo originario che la storia chiamerà Circolo di Vienna.

Tale circolo viene fondato dal professor  Moritz Schlick, chiamato alla morte di Mach a succedergli nella cattedra di filosofia della scienza.

Anche le discussioni  del circolo vertevano principalmente su tale argomento infatti. Originariamente Schlick organizzava questi incontri per discutere  delTractatus logico-philosophicus di  Wittgenstein. Vi facevano parte il matematico Hanh, i fisici Richard von Mises e Philipp Frank, lo studioso di sociologia Otto Neurath, lo scrittore Robert Musil. A questi si aggiungono altre personalità nel corso degli anni come Rudolf Carnap, dal 1926.

Il pensiero filosofico che il Circolo di Vienna promulgò è quello che viene definito positivismo logico o neopositivismo.  L’idea di fondo che è la filosofia debba essere riformata nel suo statuto ontologico. Mi spiego meglio: la filosofia deve aspirare ad essere scienza e averne il suo rigore caratteristico. Si potrà di conseguenza discutere soltanto di ciò che è empirico, vale a dire dimostrabile e verificabile logicamente, con una base osservativa scientifica. Gli empiristi sostengono inoltre  che molti dei problemi filosofici siano riconducibili a fraintendimenti linguistici. Risolti quelli si giungerà anche ad una risoluzione dei problemi filosofici stessi. La filosofia in tal senso dovrà assumere su di sé un ruolo chiarificatore: è necessario basarsi sull’esperienza per poter giungere ad una conoscenza rigorosa.

Con la vittoria del nazismo, i nostri piccoli scienziati e studiosi furono per lo più costretti a trasferirsi negli Stati Uniti d’America. Qui  la loro attività di ricerca non si interruppe. Tutt’altro. Venne pubblicato quello che viene considerato il manifesto della loro corrente di pensiero nel 1929, intitolato La concezione scientifica del mondo. Qui s legge che l’uomo è misura di tutte le cose e che le scienze dovranno collaborare al fine di diventare un unico corpus unitario. Precisione e chiarezza devono essere perseguiti e sarà necessario lavorare per smascherare gli pseudo-problemi che perseguitano la filosofia dalla sua nascita. Sarà l’analisi logica ad essere fondamentale per comprendere quali asserti siano veramente filosofici e quali no.

Il neopositivismo infatti distingue due tipi di proposizioni filosoficamente ammissibili:

le proposizioni empiriche che sono quelle che hanno una veridicità empirica, vale a dire possono essere verificate tramite esperimenti. Ad esempio: la mela cadrà a terra a causa della forza di gravità.

La seconda tipologia di proposizioni sono quelle definite verità analitiche: la somma degli angoli interni del triangolo è di 360°. Queste sono assimilabili a verità matematiche e per tanto indiscutibili.

Questa suddivisione è presa di peso dal pensiero di Hume. Anch’egli operava una distinzione simile per ciò che riguardava la varia tipologia di idee.

E tutte le altre proposizioni? Tutte quelle che includono l’etica, l’estetica, l’arte o la religione?

Tutte queste per i neopositivisti non hanno alcuna verità scientifica. Non sono dotate di alcun significato tangibile e per tanto appartengono tutte, indistintamente, alla metafisica.

Popper fu un altro filosofo che si legò soltanto tardivamente al circolo di Vienna. Egli introdusse il cosiddetto principio di falsificazione. Una proposizione poteva essere ritenuta scientifica solo se poteva essere dimostrata falsa. Questo serviva a distinguere nettamente affermazioni scientifiche da quelle considerate pseudoscientifiche ( come le affermazioni psicanalitiche ad esempio, cui Popper leva alcuna valenza scientifica).

Detto questo, quello che ci resta da aggiungere è che il Circolo di Vienna influenzò moltissimo la filosofia contemporanea, si può dire che sia la capostipite di una linea di pensiero definita Analitica, che tutt’oggi è dilagante soprattutto nei paesi ango-americani.

E’ evidente come nel Novecento la filosofia cerchi nuovi sbocchi possibili, e cerchi disperatamente una nuova identità e con essa una possibile definizione.

Il film che vi propongo questa settimana è Neverland, di Marc Forster.

 

 

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