Oggi mi auguro di riuscire a delinearvi i tratti di una figura molto interessante, ma nel contempo molto poco studiata e conosciuta. Parlo di una donna che ebbe una vita travagliata, caratterizzata dal rigore per lo studio, l’amore per la filosofia e per l’uomo, in tutte le se sfaccettature. Una donna che si scontrò con la chiusura dei tempi, ma che ebbe il coraggio di perseguire ogni sua singola idea, anche se queste la portavano a scontrarsi con il potere e con i suoi maestri.
Il suo nome è Edith Stein.
Edith nasce a Breslavia, oggi Germania, allora Polonia nel 1891 da una famiglia modesta, orfana di padre, la piccola Edith fu profondamente segnata dalla figura materna che riuscì, da sola, a far prosperare l’azienda famigliare e così, a crescere tutti i figli.
Edith sembrò subito brillante negli studi, tanto da essere mandata all’università senza battere ciglio. Iniziò la sua carriera universitaria nel paese di origine, ma dopo aver letto un testo di Husserl “Ricerche Logiche”, decise di optare per trasferimento all’università di Gottinga, nella speranza di poter seguire le lezioni del maestro e conoscerlo personalmente.
Così avvenne.
Conobbe e frequentò moltissimi studenti del circolo di Husserl e affiliati alla fenomenologia come Roman Ingarden, Hans Lipps, Fritz Kaufmann.. decise ben presto di volere coe relatore per la sua tesi finale Edmund Husserl, che accettò. Il lavoro doveva vertere su di una analisi del concetto di empatia. Fu uno studio lungo e travagliato, intervallato dall’inizio della prima guerra mondiale e dalla scelta di Edith di essere utile per la sua patria al fronte. Si presenta come volontaria alla Croce Rossa e resta in un reparto di malattie infettive per nove mesi, prima di essere riformata. Al ritorno agli studi corrisponde il termine della sua tesi di laurea approvata dopo quasi due anni da Husserl, giudicata come una delle miglio tesi mai lette.
Diventa dottore in filosofia nel 1916. le porte del futuro le si aprono e la prima proposta che le viene mossa è di diventare assistente di Husserl. Non può che accettare la proposta. Con grande entusiasmo inizia a svolgere dei compiti di riordino degli appunti del maestro.
La mole infatti di appunti che Husserl aveva accomulato negli anni era diventata ingovernabile e Stein lo aiutò a rendere leggibile parte di questa produzione, pronta per essere pubblicata.
L’entusiasmo iniziale scemò ben presto a causa degli orari massacranti, dal misero stipendio e dal lavoro in sé, alla lunga degradante per una studiosa, che si limitava ormai ad essere un lavoro filologico e di segreteria. Nel febbraio del 1918 ecco la crisi definitiva: Edith decide di lasciare quel lavoro di assistente per dedicarsi finalmente ai suoi scritti. Mantenne con Husserl un buon rapporto, lo considerò sempre il suo maestro filosofico, pur mettendo in crisi alcune parti del pensiero fenomenologico.
Al suo posto subentrerà un personaggio che diventerà a noi ben presto noto, il giovane Hediegger che si fece ben presto spazio nella società filosofica tedesca.
Edith a questo punto inizia a scrivere un’opera intitolata Essere finito ed essere eterno che però non completerà mai.
Nel frattempo tenta abilitarsi a Friburgo come docente universitaria, ma trova una porta chiusa: l’università appare subito come aperta alle donne solo formalmente.
Nel 1933 durante la sua docenza in un istituto superiore fu costretta a dimettersi a causa dell’ascesa di Hitler e dell’arrivo delle leggi razziali. La sua origine ebrea era notissima.
Nel frattempo, scopre la fede. Le sue lettere raccontano che una sera non sapendo cosa leggere, si ritorvò fra le mani un testo di una santa, Teresa di Gesù. Il giorno stesso si svegliò pensando “quella è la via della verità” e si fece battezzare.
Entrò in convento prima a Colonia, poi dopo le leggi razziali, in Olanda e in seguito in Svizzera.
Le sue fughe non servirono a nulla. Fu catturata e e reclusa ad Auschwitz . Qui trovò la morte in una camera a gas il 9 agosto 1942.
Edith Stein lascia alcune opere di approfondimento su Husserl dal valore inestimabile ed un opera incompiuta, quella citata precedentemente, Essere finito ed essere eterno, che con estrema probabilità, se fosse stata terminata, oggi sarebbe studiata come un grande classico del pensiero contemporaneo.
Edith Stein viene fatta santa per volere di Giovanni Paolo II nel 1998 e nominata compatrona d’Europa.
Il film che vi propongo questa settimana è Quei bravi ragazzi, di M. Scorzese.