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Giappone: ritorno al nucleare?

Con i prezzi di gas e petrolio alle stelle, a 5 giorni dalla presentazione del suo programma, Shinzo Abe, nuovo primo ministro Giapponese, apre alla possibilità di costruire nuovi reattori

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 02.01.2013

Il nuovo governo giapponese sta dichiarando la propria politica energetica e sembra essere del tutto diversa da quella  del governo precedente. Le intenzioni sono quelle di investire ancora nel nucleare costruendo reattori diversi da quelli di Fukushima, più sicuri, e con il consenso della popolazione giapponese.

Impianto nucleare danneggiato presso Fukushima, Giappone. Crediti: Tepco

Impianto nucleare danneggiato presso Fukushima, Giappone. Crediti: Tepco

Shinzo Abe, il primo ministro Giapponese lancia una nuova proposta per la politica energetica nazionale ben diversa da quella del governo che lo ha preceduto e diversa anche da ciò che lui stesso prospettava fino a poco tempo fa. Non solo, lo fa proprio in visita alla centrale nucleare di Fukushima, dove ancora si è alle prese con i danni provocati dall’immane disastro del marzo 2011 e dove il primo ministro ha ringraziato gli operai per i lavori di disattivazione della centrale.”So che il processo di disattivazione è un lavoro duro. Ma si sta procedendo bene e dobbiamo tutto a voi”, ha detto Abe.

Abe ha aggiunto che il Giappone si avvarrà di nuovi reattori: “I nuovi reattori saranno totalmente diversi da quelli dello stabilimento di Fukushima Daiichi della Tepco, che hanno causato la crisi”. E ha aggiunto “Li creeremo con il consenso ottenuto dal popolo giapponese.” L’intento del primo ministro è quello di creare    consenso fra la popolazione spiegando i criteri di sicurezza dei nuovi impianti, che saranno, secondo i ministro, molto diversi da quelli dei reattori costruiti 40 anni fa.

Era stata proprio l’opinione pubblica, sconcertata dall’incidente di Fukushima, a portare il Governo precedente, quello di Yoshihiko Noda, ad adottare la politica del “phase out”, dell’eliminazione entro il 2030. Attualmente sono solo due i reattori attivi in Giappone e l’attuale primo ministro aveva, nel suo programma, l’intenzione di riattivare solo quelli che sarebbero stati definiti sicuri dai controlli ora in atto.

Ora invece, le intenzioni del primo ministro sono ben diverse. Con la chiusura dei reattori l’importazione di gas e petrolio è andata alla stelle e il prezzo, soprattutto del gas è salito. 

Stefano Agnoli sul Corriere.it ha spiegato: “Nel 2011 i consumi giapponesi di gnl sono cresciuti del 56%, quelli di greggio del 27% e di olio combustibile del 20%. L’incidente del 2011 ha contribuito a far sì che nell’area asiatica i prezzi del gas siano i più alti al mondo: fino a 16-17 dollari per Mbtu, quando in Europa si è intorno ai 10-12, e negli Usa (grazie alla rivoluzione del gas «non convenzionale») si viaggia intorno ai 3,5 dollari.”

Dunque se da un lato la pressione dell’opinione pubblica può essere forte, dall’altra il phase out ha costi e implicazioni notevoli e non è affatto detto che non si possa fare retromarcia, all’ombra della rassicurazione proveniente da tecnologie più sicure che abbasserebbero  i costi di gas e petrolio e renderebbero il paese libero dal gioco delle importazioni.

E’ lo stesso Agnoli a suggerire sul Corriere che lo stesso discorso vale anche per la Germania, che nonostante il suo intendimento di spegnere i reattori, si rifornirà di energia elettrica derivante da impianti atomici di altri paesi ancora per 40 anni. Dunque non è affatto escluso, che dopo lo sconcerto derivato dal disastro Fukushima, non si possa tornare sui propri passi.

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